
Originariamente Scritto da
Nikalte
Lo dimentica soprattutto il presidente del Consiglio Berlusconi, che ieri è sceso in campo cercando di lucrare un vantaggio elettorale dalla vicenda Unipol. Berlusconi non ha parlato di opa, di istituzioni, di legge sul risparmio, di Bankitalia, di regole, come vorrebbe il suo ruolo. Ha invece inaugurato il suo anno elettorale usando l'unico argomento che non può decentemente usare: "l'intreccio inaccettabile tra politica e affari". Di quegli intrecci, purtroppo, il nostro presidente del Consiglio è un campione, un monumento vivente al conflitto di interessi e all'impasto quotidiano e indecente tra partito e azienda, amministrazione pubblica e business privato, soldi e politica. È inevitabile (e colpa dei ritardi di cui abbiamo parlato) che Unipol diventi oggetto della battaglia politica. Ma non è tollerabile che il Cavaliere metta al centro di questa battaglia l'"intreccio" tra politica e affari, in una sorta di sdoppiamento identitario. Non solo. Se decide di affrontare lo scandalo bancario (dopo silenzi e impacci che per il professor Giavazzi si spiegano con qualcosa che c'è nelle carte, e può venir fuori) Berlusconi ha il dovere di chiarire alcune cose: come mai era "commosso" per l'opa di Fiorani su Antonveneta, tanto da congratularsi col banchiere, mentre cenava con il suo sodale Gnutti. Perché il suo advisor di famiglia, Livolsi, curava la scalata di Ricucci, la possibile opa sulla Rcs, il legame politico-finanziario con Agag, il genero di Aznar grande amico del Cavaliere. Infine, qual è stato il ruolo dei parlamentari di Forza Italia (due sono sottosegretari del governo Berlusconi) coinvolti nell'affare Fiorani.
Ecco il vero "intreccio", Cavaliere, per lei familiare. Se la sinistra si deciderà a voltare pagina sulla vicenda Unipol, allora finalmente comincerà a chiederle conto di queste cose, invece di tacere.
Tratto da Repubblica.it