Maurizio Blondet
04/01/2006
WASHINGTON - La CIA sapeva per certo fin dal 2002 che il regime iracheno aveva abbandonato ogni programma nucleare.
Lo rivela James Risen, giornalista del New York Times, nel suo libro «State of War - The secret History of the CIA and the Bush Administration», che descrive le varie operazioni segrete intraprese dagli USA nella loro guerra al «terrorismo globale» (1).
Risen racconta tra l'altro come la CIA avesse chiesto a una cittadina americana di origine irachena, la dottoressa Sawsan Alhaddad, di procurare informazioni sul nucleare iraniano.
La signora Sawsan, anestesista, è sorella di un personaggio importante nell'ambiente scientifico iracheno, vicino al regime e al corrente delle ricerche militari di Saddam.
Su incarico della CIA la Alhaddad lasciò Cleveland, dove abita, per Baghdad.
Un viaggio non privo di rischi.
Ma quando pose a suo fratello le domande cruciali, lui ne rimase addirittura stupefatto: «ma se il programma nucleare è stato interrotto da dieci anni!», disse.
La dottoressa, tornata in USA nel settembre 2002, riferì tutto alla CIA in numerosi colloqui e sedute di debriefing.
Alla fine, un agente le comunicò, scusandosi, che secondo l'agenzia lei mentiva.
Ma - rivela Risen - la CIA aveva mandato una trentina di iracheno-americani come la signora Alhaddad a raccogliere informazioni in Iraq, e tutti avevano riferito la stessa cosa: il programma nucleare di Saddam era stato abbandonato da tempo.
Mentivano tutti?
Ovviamente no, e l'agenzia lo sapeva.
Ma la CIA era fra l'incudine e il martello: doveva accontentare Cheney, Rumsfeld e i neocon del Pentagono che pretendevano che l'agenzia appoggiasse le loro «certezze»: sì, l'Iraq dispone di armi di distruzione di massa, e per questo l'invasione è giustificata.
In quegli stessi mesi, Wolfowitz e Richard Perle al Pentagono avevano allestito un organo di intelligence «alternativo», che forniva le «informazioni» politicamente opportune.
Così, nell'ottobre 2002, un mese dopo il ritorno dell'anestesista da Baghad, la CIA pubblicò un «National Intelligence Estimate», in cui assicurava che Saddam aveva ricominciato a fabbricare la «bomba».
Lo sforzo di compiacere ai nuovi potenti non ha salvato la CIA: ora ha perso la sua autonomia di analisi per sempre, essendo stata sottoposta all'organo presieduto da John Negroponte, insieme ad altre 14 agenzie (fra cui l'FBI): un controllo politico inaudito, un golpe nel grande colpo di Stato che è avvenuto l'11 settembre.
Risen racconta anche che il programma segreto di intercettazioni interne, spionaggio contro i cittadini, è cominciato nello stesso 2002.
La CIA aveva catturato all'estero individui creduti «dirigenti di Al Qaeda», e ne aveva esaminato cellulari, computer e agende. Diversi numeri telefonici erano americani.
Consegna tutto alla NSA (National Security Agency) che sistematicamente mise sotto controllo non solo quei telefoni, ma tutti coloro che per un motivo o per l'altro avevano chiamato quei numeri in USA o dall'estero, o erano in contatto con quegli abbonati.
La rete degli ascolti si è così ingigantita enormemente. La NSA non necessita di autorizzazione giudiziarie per mettere sotto controllo un telefono.
In un altro capitolo Risen riporta come un funzionario della CIA fornì a un informatore iraniano informazioni tali, da identificare ogni altra spia degli americani in Iran.
L'informatore era (ovviamente) un agente doppio e passò i dato ai servizi di Teheran.
Conclusione: l'intera rete di spie in Iran è stata smantellata, e parecchi informatori della CIA sono stati arrestati.
Ma la vera novità è che l'esplosivo libro di Risen è stato ampiamente recensito dal suo giornale, il New York Times, il che forse segnala un cambiamento di clima.
La «grande» stampa non condona più ogni abuso alla Casa Bianca e alla cricca di potere?
Altro segnale di questo clima mutato: Paul Craig Roberts, già assistente segretario al Tesoro sotto Reagan, repubblicano, ha apertamente paragonato i fatti dell'11 settembre all'incendio del Reichstag.
Allora, con la giustificazione che autori dell'incendio erano stati agenti comunisti, Hitler assunse i poteri totali che lo trasformarono, da Cancelliere legalmente eletto, in dittatore.
L'11 settembre Bush ha assunto tali poteri, con la scusa dell'attacco terroristico: così le intercettazioni illegali e segrete sui cittadini americani.
Craig Roberts parla ormai apertamente di golpe, messo a segno da un'amministrazione «criminale».
Di seguito alcuni stralci dell'articolo.
«L'amministrazione Bush è stata sorpresa in flagrante nel commettere un reato palese e replica cercando di arrestare il patriota che ha denunciato il comportamento illecito dell'amministrazione ... Al confronto dello Spygate, il Watergate [che portò all'impeachment di Nixon] fu un picnic di scolaretti. Le sue menzogne, i suoi misfatti e illeciti ne fanno un'amministrazione criminale con la mentalità ed i metodi dello stato di polizia ... Bush scimmiotta a tutto andare la pretesa di Hitler che la difesa del regno gli conferisce il diritto di ignorare il governo della legge».
Robert passa quindi a chiedersi come mai, con una legge come la Foreign Intelligence Services Act (FISA), che è in grado di attribuirgli tutti i poteri che desidera per spiare i sospetti terroristi, Bush abbia comunque fatto ricorso agli illeciti?
Le ragioni possibili sono due, spiega, l'una delle quali è che i neocon stiano usando l'amministrazione Bush per concentrare i poteri nell'esecutivo.
Ma è anche possibile che l'amministrazione Bush «...non stesse effettuando le intercettazioni per ragioni legittime, e pertanto, doveva mantenere il Tribunale all'oscuro delle proprie attività ... Non potrebbe darsi che l'amministrazione Bush abbia usato l'apparato spionistico del governo USA per influenzare il risultato delle elezioni presidenziali?»
Ambedue le ipotesi dovrebbero essere indagate approfonditamente dal Congresso, spiega Roberts, ma avviando un'indagine del Dipartimento della Giustizia, Bush ha informato il Congresso che non può interferire in una indagine di sicurezza nazionale.
«Che cosa faranno allora i tribunali federali?» chiede Roberts.
«Quando Hitler sfidò il sistema giudiziario tedesco, quest'ultimo si piegò ed accettò che Hitler fosse la legge. Dietro le rivendicazioni di Hitler non v'erano altro che le sue rivendicazioni, proprio come la rivendicazione di maggiori poteri legali da parte di Bush si fonda soltanto sui promemoria scritti da politici da lui nominati in carica».
Roberts conclude: «l'11 settembre 2001 ha fatto il gioco dei conservatori proprio come l'incendio del Reichstag nel 1933 fece il gioco di Hitler. Paura, isteria ed emergenza nazionale sono gli strumenti collaudati per i colpi di mano politici. Ora che i tribunali federali cominciano a mostrare qualche resistenza alle mire politiche di Bush, si verificherà un altro attacco terroristico che permetterà all'amministrazione Bush di completare il suo golpe?». (2)
Maurizio Blondet
--------------------------------------------------------------------------------
Note
1) «New book reveals secret war operations», Associated Press, 3 gennaio 2005
2) Citato da EIR Alert.
Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.




Rispondi Citando