Dal Giornale di Brescia di ieri:


Fallimenti record, nel 2005 chiusa un’attività al giorno
Il totale è di 329 sentenze, ovvero il bilancio peggiore della storia degli ultimi vent’anni


Claudio Venturelli

BRESCIA

Arrivare al capolinea di un’attività produttiva o commerciale è spesso (non sempre, ovviamente) l’epilogo di numerosi tentativi messi in atto per salvare il salvabile. Parliamo dei fallimenti registrati nel 2005. Un anno record in termini negativi, poiché le 34 sentenze di dicembre portano il totale a 329 unità, tredici in più di quelle censite nel 2004, tantissime in più rispetto all’andamento medio dei vent’anni precedenti. Se ci fermiamo al solo andamento del decennio, dobbiamo constatere che il totale del 1998 (194 sentenze), fu ben poca cosa rispetto alle 329 unità del 2005 (nel grafico pubblichiamo l’andamento degli ultimi sette anni). La domanda delle domande consiste ora nel valutare il fenomeno. C’è una considerazione di fondo che riguarda la costante crescita non solo dei fallimenti, ma anche del numero delle imprese, fatto che crea un diffuso aumento del rischio. In pista c’è anche la riforma che - come ha spiegato il ministro Castelli - pone al centro le figure protagoniste: fallito (o colui che sta fallendo) e creditore. L’ipotesi è quella di dare chances in più alle attività, evitando (per quanto possibile), la chiusura. Il 2006 sarà l’anno della verifica. A febbraio, invece, arriverà un fondo per risarcire le circa 200mila famiglie che dal 1993 hanno perso la casa per cui avevano già in parte pagato (una perdita complessiva di 15 miliardi di euro), a causa di eventi come il fallimento del costruttore. L’annuncio è del ministro della Giustizia Roberto Castelli, che in un convegno a Lecco ha presentato il decreto legislativo su «Tutela degli acquirenti degli immobili da costruire». Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri in giugno, prevede infatti che chi decide di comperare una casa in costruzione avrà come garanzia da parte del costruttore una fidejussione. «In questo modo - ha spiegato il ministro - garantiamo protezione a quelle famiglie che acquistano una casa pagandola in larga parte, e per il fallimento del costruttore sono costretti ad abbandonarla o a ripagarla». Il testo però non guarda solo al futuro, ma anche alla «piaga sociale» che si è già creata. «Siamo tornati indietro al 31 dicembre 1993 - ha detto Castelli - costruendo un fondo che cerca di dare ristoro a chi è stato colpito». Il fondo di risarcimento, finanziato con il 4 per mille sulle fidejussioni, è previsto da un decreto attuativo interministeriale già firmato da Castelli e che ha bisogno del via libera anche di Tremonti. «Conto comunque - ha annunciato il guardasigilli - che Tremonti lo firmi rapidamente, massimo a febbraio entrerà in vigore».