Dal Corriere di oggi:
Brividi da pronunciamento militare 25 anni dopo Tejero
Agli arresti in Spagna generale che minaccia un intervento militare
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MADRID - Il ministro della Difesa Bono ha ordinato otto giorni di arresti domiciliari «come misura precauzionale» per il generale José Mena Aguado che venerdì ha scosso la Spagna minacciando un intervento delle forze armate qualora il nuovo progetto di Statuto di autonomia della Catalogna dovesse mettere in pericolo l’unità del Paese, oltrepassando i limiti imposti dalla Costituzione. Al generale, alto responsabile delle forze terrestri che doveva lasciare l’incarico in marzo, è stato comunicato il prossimo licenziamento: è colpevole di avere infranto il codice di disciplina militare e di avere suscitato «allarme sociale».
La sua punizione immediata era stata chiesta dal capo di Stato maggiore Sanz Roldan. Il colloquio fra il ministro Bono e il generale è durato soltanto un quarto d’ora. Non vi era molto da discutere. Il discorso di Mena aveva increspato le acque della politica spagnola, già agitate da mesi a causa di uno Statuto regionale che, una volta approvato, riconoscerebbe alla Catalogna lo status di nazione con un’autonomia fiscale e giudiziaria da Paese in pratica quasi indipendente.
Non piace alla classe politica e ai media spagnoli il rumor di sciabole che aveva avvelenato gli anni della Transizione seguita alla morte di Francisco Franco e che aveva portato al tentativo di golpe del 1981. In democrazia si chiede ai militari di riconoscere la massima autorità del potere civile e di non esprimere pubblicamente pareri su questioni politiche. Il generale Mena si è difeso dicendo che le sue opinioni riflettono le preoccupazioni esistenti in seno alle forze armate a causa dei pericoli di «balcanizzazione» della Spagna. Il suo discorso, pronunciato a Siviglia nel giorno delle forze armate, ha eclissato quello di re Juan Carlos a Madrid. L’alto ufficiale ha messo un ditone nella piaga facendo balenare l’ipotesi di un intervento militare. «Se il futuro Statuto catalano - ha detto - dovesse oltrepassare i limiti costituzionali, cosa che per fortuna sembra adesso impensabile, si potrebbe applicare l’articolo 8 della Costituzione». L’articolo 8 stabilisce che «le forze armate... hanno per missione quella di garantire la sovranità e l’indipendenza della Spagna, e di difendere la sua integrità e l’ordine costituzionale».
La riforma dello Statuto catalano è in discussione in parlamento dopo che i partiti politici hanno presentato oltre 500 emendamenti al progetto approvato dal Parlamento regionale. A parte tasse e giustizia, si prevede anche l’obbligo per i funzionari pubblici che lavorano in Catalogna di parlare in catalano. Il generale Mena è apparso molto preoccupato delle conseguenze di tale disposizione per le forze armate come istituzione e per i singoli militari. «Il fatto che in una singola Regione autonoma - ha dichiarato - diventi obbligatoria la conoscenza della propria lingua è una aspirazione esagerata che obbligherebbe le forze armate a prendersi carico del destino di questa Regione». Ed ha aggiunto che se la Catalogna, il Paese Basco e la Galizia, le tre «nazionalità storiche» con lingua propria, avranno successo nell’imporre barriere linguistiche, l’esercito dovrà trattarle come destinazioni straniere, il che comporterebbe schierare personale militare come missioni all’estero e non come nelle altre Regioni autonome.
La polemica è scoppiata non appena le agenzie di stampa hanno diffuso il testo del discorso. I partiti nazionalisti catalani e baschi hanno denunciato i propositi «inammissibili», «inaccettabili», del generale e il Partito socialista li ha stigmatizzati. Ma il Partito popolare, principale forza dell’opposizione, di centrodestra, ha giudicato «inevitabili» tali prese di posizione accusando il capo del governo Zapatero di «frivolezza» nella gestione del delicato dossier catalano.
Mino Vignolo
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Qualcosa di buono Zapatero incomincia a farlo...
Forza Catalunya!!!





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