A luglio il premier era stato oggetto di una maledizione lanciata dai rabbini
«Il malore di Sharon? Dio ha voluto punirlo»
Parole-shock di un pastore evangelico Usa: è stato castigato per la decisione di ritirare l'esercito da Gaza dividendo così la terra sacra
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Preghiere per Ariel Sharon al muro del pianto di Gerusalemme (Ap)
MILANO - I problemi cardiaci e gli ictus che prima di Natale e in questi giorni hanno colpito il premier israeliano Ariel Sharon non sono dovuti tanto al sovrappeso o alla vita piena di stress di un capo di Stato. In particolare, quello che si è abbattuto mercoledì notte sul leader del governo di Tel Aviv facendolo precipitare in una situazione in bilico tra la vita e la morte altro non sarebbe che un vero e proprio flagello di Dio, una punizione divina. Una sorta di contrappasso in vita, insomma, per le aperture mostrate da Sharon nei confronti dei palestinesi e per quel ritiro da Gaza che viene visto come una rinuncia alla Terra Promessa che la Bibbia assegna al popolo ebreo.
IL PASTORE E LA «PULSA» - Si rincorrono in queste ore i richiami alla cabala e ad interpretazioni piuttosto rigide delle sacre scritture. Non ha dubbi ad esempio il pastore evangelico americano Pat Robertson, secondo cui l'ictus che ha colpito Sharon è legato «all'ostilità che Dio prova nei confronti di chi divide la sua terra». Ma Robertson non è il solo a portare avanti questa convinzione: già lo scorso luglio, a poche settimane dall'avvio delle operazioni di ritiro da una parte dei territori occupati, i rabbini cabalisti di Gerusalemme avevano pronunciato la «Pulsa de Nura», definizione aramaica che significa «staffilata di fuoco» e che in concreto si manifesta come una invocazione affinché siano castigati gli ebrei che mettono in pericolo il proprio popolo.
IL PRECEDENTE DI RABIN - La «pulsa» non prevede automaticamente una condanna a morte: nel caso di Sharon, ad esempio, i rabbini che l'hanno pronunciata hanno precisato di volere solo un'uscita di scena del ministro. «E' solo una preghiera, non è detto affatto che sia esaudita» aveva chiarito uno degli organizzatori del rito, il rabbino Yossef Dayan della colonia di Pagot, in Cisgiordania Sharon non è stato il solo destinatario di questa sorta di malocchio. Nel 1995 un provvedimento simile fu adottato nei confronti del premier laburista Yitzhak Rabin, premio Nobel per la pace assieme a Yasser Arafat, che di lì a poche settimane sarebbe stato ucciso da un ebreo integralista.
PUNIZIONE DIVINA - La frase del pastore Robertson è invece stata pronunciata durante il programma televisivo «The 700 Club», trasmesso dal canale Christian Broadcasting Network, che ha sede in Virginia e di cui lo steso Robertson è stato il fondatore. La trasmissione è visibile anche on line sul sito Internet della chiesa ed è stata ripresa anche dal quotidiano israeliano Haaretz, il principale del Paese. «Le disgrazie - aveva detto Robertson durante il suo intervento - coglieranno qualsiasi primo ministro d'Israele intraprenderà un percorso simile per compiacere l'Unione Europea, le Nazioni Unite o gli Stati Uniti» aveva aggiunto il pastore, scagliandosi duramente contro il disimpegno avvenuto l'agosto scorso. Per una parte dei cristiani evangelici, infatti, il ritiro dagli insediamenti ebraici voluto da Sharon ha diviso la terra biblica d'Israele, un evento che si collega a profezie sulla seconda venuta di Cristo. Robertson ha comunque dichiarato di essere dispiaciuto per le gravi condizioni di salute di Sharon e di avere pregato per lui, per «un uomo dal cuore molto tenero, oltre che un buon amico».
LE SCONFESSIONI - I commenti del pastore Robertson sono stati però sconfessati da molti esponenti religiosi americani. Il reverendo Barry Lynn, direttore esecutivo dell'Americans United for Separation of Church and State, ha parato di «commenti incendiari» e ha affermato che un leader religioso «non dovrebbe lanciare certi appelli politici insensibili mentre un uomo sta combattendo per la sua vita». Critiche sono arrivate anche dalla People For the American Way Foundation: «Una volta ancora, Pat Robertson ci lascia senza parole con la sua insensibilità e arroganza» ha commentato il presidente del gruppo, Ralph G. Neas.
A. Sa.
06 gennaio 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...6/cabala.shtml




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