Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 19
  1. #1
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il Papa, i giornali, il terrorismo, l'Islam, Israele

    Questa mattina ascoltando il giornale radio ho sentito dalla sua viva voce, Sua Santità il Pontefice rispondere alla seguente domanda:
    "Gli attacchi terroristici di questi giorni, sono un attacco contro il cristianesimo?".
    Papa Ratzinger ha risposto. "Non sono SOLO un attacco contro il cristianesimo, mi sembrerebbe molto riduttivo .....eccetera".
    La quasi totalità dei giornali ha tradotto: NON SONO UN ATTACCO CONTRO IL CRISTIANESIMO, correggendo il Papa in senso più smaccatamente "politicamente corretto". Mah......

    Una seconda affermazione del Pontefice, relativa all'Islam...suonava così. "Nell'Islam c'è molto di buono anche se ci sarà anche dell'altro, ma noi dobbiamo fare lo sforzo di prendere ciò che c'è di buono in tutte le fedi...". La traduzione prevalente sembra essere "L'Islam è buono".

    Il conformismo che giunge a rettificare le parole del Pontefice è proprio la cartina tornasole della mentalità dominante, al di là degli strilli dei direttori di certi quotidiani "di destra"....

    Shalom

  2. #2
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Paesi vittime del terrorismo Il Papa si dimentica di Israele


    Un fulmine a ciel sereno. Dopo mesi di buoni rapporti, scoppia un incidente diplomatico tra Israele e il Vaticano. Il governo di Ariel Sharon ha protestato ieri con la Santa Sede per le parole pronunciate da Benedetto XVI all'Angelus di domenica scorsa, quando il Papa ha condannato i recenti attentati terroristici, citando però esplicitamente solo quattro Paesi: l'Egitto, la Turchia, l'Iraq, il Regno Unito e non Israele. Proteste "pretestuose", secondo il Vaticano.
    "


    Shalom

  3. #3
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Gaffe più grave perché di un tedesco

    di IURI MARIA PRADO


    Se faccio l'elenco dei Paesi aggrediti dal terrorismo fondamentalista, e dimentico Israele, mi rendo responsabile di un'omissione speciale e carica di significato. Speciale non soltanto perché Israele, gli israeliani e gli ebrei sono attaccati praticamente senza tregua, ma soprattutto perché essi rappresentano i destinatari tragicamente "privilegiati" dei propositi di annientamento stragista che il terrorismo rivendica apertamente. Ma si tratterebbe poi di una dimenticanza di grave significato perché entrerebbe in modo perfetto nel quadro storico, e drammaticamente attuale, di giustificazione, di discriminazione assolutoria, in cui sempre o quasi finisce il male inflitto agli ebrei in quanto ebrei. Se il Papa, dunque, quando diffonde il suo verbo di dolore per i Paesi che sono colpiti dal terrorismo, omette di citare Israele, non incorre semplicemente in un errore di contabilità politico-geografica. Piuttosto, offre un'importante conferma del fatto che un certo "clima" culturale è purtroppo diffuso, e non merita meditazione: che cioè non faccia scandalo anche solo l'ipotesi che gli israeliani e gli ebrei siano, in quanto tali e ancora oggi, dopo lo sterminio del secolo scorso, aggrediti. E se si trattasse solo di un'ipotesi sarebbe già terribile: ma si tratta invece di una sanguinosa realtà, e all'inesausta attività di organizzazione e messa in opera degli attentati contro Israele e contro gli ebrei si accompagna una ineguagliata letteratura apologetica e rivendicazionista, che rende appunto "speciale" quella violenza sistematica. Non è una buona ragione, magari, per dedicare a Israele e agli ebrei un'attenzione privilegiata (ma davvero non lo è?): dovrebbe essere sufficiente, tuttavia, per imporsi con rigore di non incorrere in simili dimenticanze. Il pericolo, altrimenti, è anche per l'autorità della Chiesa e del Papa, i quali avrebbero forse un interesse addirittura proprio a non rappresentare in nessun modo, nemmeno lontanamente, una realtà di silente giustificazione delle pretese ragioni antiisraeliane e antiebraiche del terrorismo. Avere un Papa il cui privato e intimo orrore per la strage degli ebrei è "presunto" (in ogni caso, non da parte del terrorista) rappresenta cosa ben diversa rispetto a un Papa che lo manifesta e comunica. Avere un Papa che "fa mostra" di non accettare nemmeno l'idea che Israele e gli ebrei siano attaccati, rappresenterebbe un'arma di delegittimazione micidiale dell'apparato ideologico che rinforza il terrorismo, e non solo quello antiebraico. Purtroppo il Papa ha deciso, quanto meno in questa occasione, di non rappresentare quello strumento di utile (e diremmo dovuto) contrasto morale. Le proteste del governo israeliano, opportunamente, si rivolgono a sollecitare attenzione su questo aspetto: nel non citare Israele, il Papa - certamente in modo involontario - ha offerto un'occasione ai tanti che vorrebbero escludere Israele e gli israeliani dalle ragioni e iniziative di protezione antiterroristica; ha offerto - a chi ha voglia di riproporla, e sono in tanti - l'idea che di Israele, degli israeliani e degli ebrei, e del male che ingiustamente li affligge, ci si possa dimenticare. E con tutto il rispetto dovuto, occorre poi far menzione di una circostanza particolare a questo Papa. Un fatto che lo riguarda personalmente, per quanto - diciamo così - incolpevolmente: è tedesco. E ricordare Israele, per un tedesco, costituisce o almeno dovrebbe costituire una questione irrinunciabile.
    "

    Shalom

  4. #4
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Ratzinger non merita un simile rimprovero

    di RENATO FARINA


    Israele ha ragione, ma Benedetto XVI non se lo merita. Non riesco a dirlo meglio di così. Dispiace per tutti e due, ma un po' di più - almeno a me - per il Papa. Mi immagino la pena e la solitudine di quest'uomo ancora stupito di essere vestito di bianco. Ieri i giornalisti gli hanno chiesto, quando ancora non era nota la protesta ufficiale: «Sono passati tre mesi dall'elezione. È stato difficile fare il Papa?». Ha risposto: «In un certo senso sì. Non avevo mai pensato a questo ministero, però la gente è talmente buona e mi sostiene». Poi ha detto di un'altra vicinanza che lo aiuta: «La presenza spirituale del mio amato predecessore». Il popolo semplice e un grande amico defunto. Per il resto è solo. Gli intellettuali tirano così facilmente contro di lui. Ora anche gli Stati. Persino gli Stati amici, e per cui lui come persona darebbe un braccio: Israele! Non c'è niente che fa più male di quando un amico dubita di te, e non cerca spiegazioni a tu per tu per quello che ritiene uno sgarbo, ma lo dice in piazza. È una mossa grave di sfiducia. Indebolisce insieme Israele dinanzi al mondo cattolico e indebolisce il Papa che sta cominciando adesso a imparare la difficile arte di essere al centro del mondo e vedersi misurata ogni parola e ogni gesto. L'attacco diretto a Papa Ratzinger ferisce quella cosa preziosissima che è l'intesa sulle due o tre cose decisive della vita. Peccato. Così, cari amici ebrei, ci facciamo del male da soli. Uso il noi perché ritengo decisiva l'alleanza giudaico-cristiana per cambiare l'amaro corso di questa nostra storia. Se gliel'avessero chiesto per via riservata, Joseph Ratzinger avrebbe trovato il modo di rendere pubblico il suo dolore e la sua condanna per la violenza kamikaze che colpisce le popolazioni ebraiche. Perché tutti sanno che è filo-israeliano. Il governo di Gerusalemme ha strumenti e informatori per saperlo da sempre. Non a caso ha gioito subito per l'investitura del Bavarese. E Sharon gli ha subito trasmesso un invito. È stato il 6 luglio. Trascrivo le parole del ministro della comunicazione Dalia Itzik alla radio pubblica israeliana: «Ho consegnato al Papa una lettera del primoministro, che lo invita a recarsi in visita in Israele, emi ha risposto che Israele figura sulla lista delle sue visite prioritarie. Il Papa è molto caloroso nei confronti di Israele, e dà la sensazione di assumere la continuità con il suo predecessore, che era un amico sincero di Israele e del popolo ebraico». Dopo quindici giorni lo stesso Papa diventa uno che ha «deliberatamente» (come riferisce Adn Kronos) dimenticato Israele tra i Paesi vittima del recente terrorismo? Poco credibile. Israele in realtà punta a che il Papa si sbarazzi della vecchia guardia. Gerusalemme non ha mai amato l'attuale segretario di Stato, il cardinal Sodano.Loritiene l'artefice di una politica ambigua. Finché c'era Wojtyla, la sua figura copriva tutti. Il gesto del Papa al muro del pianto, la visita alla sinagoga di Roma nel 1986, l'amicizia con il rabbino di Roma ElioToaff, rendevano impensabili atti formali di protesta diplomatica. Ora Wojtyla non c'è più, e Israele vuol forzare la mano a Ratzinger. Sicuramente conosce il fatto che la sequenza dei Paesi colpiti è fornita al Papa dalla Segreteria di Stato. Dunque Sharon ha magari creduto di fare un piacere a Ratzinger, spingendolo a pensionare il 78enne porporato. Sharon ha ragione a lamentarsi di sentirsi dimenticato. Ma noi riteniamo abbia sbagliato i calcoli. Non si deve insegnare al Papa a fare il Papa. Prendersela per una circostanza assai poco solenne come un Angelus in vacanza è poi uno sbaglio diplomatico strano. Che fa quasi pensare ci sia sotto qualcos'altro. Il privilegio accordato da questo Papa agli ebrei si era subito palesato nella messa solenne di inaugurazione del pontificato, il 24 aprile in piazza San Pietro dinanzi all'intero mondo. Allora Benedetto disse: «Il discorso si fa pieno di affetto nel saluto che rivolgo... a voi fratelli del popolo ebraico, cui siamo legati da un grande patrimonio comune, che affonda le sue radici nelle irrevocabili promesse di Dio». Non nominò l'Islam. Fu notato da tutti. Adesso questo monito di Israele ha il sapore di una chiara ingiustizia. Ma forse è il disperato grido di un popolo che si sente solo. Urge riconciliazione.
    "

    Shalom

  5. #5
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    " Ebrei e cattolici verso la collaborazione



    Si è concluso a Gerusalemme un importante incontro tra il Gran Rabbinato d’Israele e una delegazione vaticana.



    Ebrei e cattolici sono d'accordo sul fatto che i rapporti tra lo Stato
    e le religioni devono essere di collaborazione, non di antagonismo,
    rispettando l'autonomia dei ruoli di ciascuno.

    E' questa la conclusione alla quale è giunta la riunione della Commissione
    bilaterale delle delegazioni della Commissione della Santa Sede per i
    rapporti religiosi con l'Ebraismo e del Gran Rabbinato d'Israele per i
    rapporti con la Chiesa cattolica, tenutasi a Gerusalemme dal 26 al 28
    giugno scorsi.

    L'incontro, che aveva per argomento "Le relazioni fra autorità religiosa e
    civile nelle tradizioni ebraica e cristiana", è servito a sottolineare il
    diritto alla libertà religiosa di ogni persona e comunità.

    "La relazione fra religione e Stato deve fondarsi sulla reciprocità, sul
    rispetto reciproco e sulla collaborazione", affermano la delegazione
    cattolica e quella ebraica nel comunicato finale.

    Entrambe le rappresentanze riconoscono che "misure di legge a favore di
    determinati valori religiosi sono legittime, quando attuate in armonia con
    i principi dei diritti umani".

    Ebrei e cattolici assicurano che "i valori religiosi sono di vitale
    importanza per il benessere dell'individuo e della società".

    "Scopo dell'autorità civile è servire e procurare il bene comune -
    spiegano - rispettando la vita e la dignità di ciascun individuo".

    Sottolineando l'importanza della democrazia, nell'incontro si è osservato
    che "è essenziale tutelare, mediante la legge, la società
    dall'individualismo estremo, dalla strumentalizzazione da parte di gruppi
    aventi interessi di parte, dall'insensibilità ai valori culturali e morali
    delle tradizioni religiose".

    Nella prima giornata della riunione è intervenuto il Rabbino Capo di
    Israele, Shlomo Moshe Amar, per esprimere "il suo fervido sostegno al
    dialogo, sottolineando i profondi valori condivisi delle due Tradizioni,
    senza ignorare le distinzioni che fanno di noi diverse comunità di fede.

    La delegazione ebraica era presieduta dal Rabbino Capo Shear Yashuv Cohen;
    quella cattolica aveva come presidente il Cardinale argentino Jorge Mejía
    e contava, tra gli altri, sulla presenza del Cardinale svizzero George
    Cottier, O.P., teologo della Casa Pontificia.

    Alla sua prima riunione dalla morte di Giovanni Paolo II, la Commissione
    bilaterale, "frutto della sua iniziativa", ha ricordato "in modo speciale
    il suo storico contributo alla riconciliazione fra cattolici ed ebrei".

    Allo stesso tempo, ha apprezzato "l'impegno da parte del suo Successore,
    Benedetto XVI, nel continuare a promuovere queste relazioni bilaterali
    "
    www.ebraismoedintorni.it

    Shalom

  6. #6
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Una versione più fedele delle parole del Pontefice, di quanto non si legga sulla maggior parte degli altri quotidiani, almeno negli articoli più.....risonanti, è riportata dal quotidiano AVVENIRE, della CEI

    da www.avvenire.it

    " IL FATTO

    All’Angelus di domenica e parlando ieri con i giornalisti Benedetto XVI ha condannato gli «attentati che hanno causato morte e distruzione, offendendo l’Onnipotente e l’uomo». Ha però escluso che siano contro il cristianesimo

    Un Islam di pace?

    Il Papa: coglierne gli elementi Dio fermi la mano dei terroristi

    Dal Nostro Inviato A Introd (Aosta) Salvatore Mazza

    Gli attentati di questi ultimi giorni non possono essere considerati atti rivolti «contro il cristianesimo». E per questo allora, secondo il Papa, è necessario favorire il dialogo, nella convinzione che nell'islam vi siano «elementi che possono favorire la pace».
    A ventiquattro ore dalla preghiera accorata perché «Dio fermi la mano assassina» dei terroristi che sono «mossi da fanatismo e odio», e «ne converta i cuori a pensieri di riconciliazione e di pace», Benedetto XVI è tornato ieri, per la quarta volta in questo drammatico mese di luglio, a esprimere il suo pensiero, la sua preoccupazioni e le sue speranze riguardo all'offensiva terroristica in atto nelle ultime settimane.
    E così ieri a Introd, il paesino valdostano nel cui territorio si trova lo chalet dove sta trascorrendo alcuni giorni di riposo, quando nel salutare un gruppo di giornalisti gli è stata posta la domanda se «l 'islam possa essere considerata una religione di pace», il Pontefice è stato chiaro: «Non vorrei etichettare con parole generali - ha risposto -. Certamente ha anche elementi che possono favorire la pace, come ha anche altri elementi. Noi - ha aggiunto - dobbiamo cercare di trovare sempre i migliori elementi che aiutano ».
    Ma le bombe che stanno seminando tanti lutti, gli è stato ancora chiesto, possano essere considerate «bombe anticristiane»? «No - ha risposto con decisione Papa Ratzinger - generalmente mi sembra una intenzione molto più generale, non proprio contro il cristianesimo».
    Come già aveva fatto nella conversazione di mercoledì scorso con gli stessi giornalisti, Benedetto XVI è dunque tornato a rigettare la prospettiva che tende a identificare l'ondata di attentati con uno «scontro di civiltà» in atto. Secondo il Papa, piuttosto, esiste un disegno portato avanti da «gruppi fanatizzati» - come li ha definiti -, che il dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste può contribuire a contrastare.
    Ed è precisamente in questa prospettiva, come ha notato il direttore de lla Sala Stampa della Santa Sede Joaquin Navarro Valls, che Benedetto XVI «attribuisce un grande valore» agli incontri che il Papa avrà il prossimo agosto a Colonia, dove sarà in occasione della Giornata mondiale della Gioventù, con le comunità ebraica e musulmana: «Il dialogo interreligioso è certamente un elemento importante del pontificato», ha detto il portavoce vaticano, osservando che i due incontri che avranno luogo nella città tedesca «non erano nella prima bozza di programma, e sono stati inseriti solo in un secondo momento. Quindi - ha concluso - questo vuol dire che il Papa li ha voluti chiaramente».
    Certo, in tutto questo, resta grande, pressante la preoccupazione per il succedersi di atti di violenza che stanno seminando lutti e distruzione. Preoccupazione che Benedetto XVI, come detto, aveva espresso all'Angelus di domenica da Les Combes. «Anche questi giorni di serenità e riposo - ha detto Papa Ratzinger, davanti alle migliaia di fedeli raccolti al campo sportivo adiacente al suo chalet per il tradizionale appuntamento domenicale - sono stati turbati dalle tragiche notizie di esecrandi attentati terroristici, che hanno causato morte, distruzione e sofferenza in vari Paesi quali l'Egitto, la Turchia, l'Iraq, la Gran Bretagna. Mentre affidiamo alla divina bontà i defunti, i feriti e i loro cari, vittime di tali gesti che offendono Dio e l'uomo, invochiamo l'Onnipotente affinché fermi la mano assassina di coloro che, mossi da fanatismo e odio, li hanno commessi e ne converta i cuori a pensieri di riconciliazione e di pace».



    Shalom

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    25 Jul 2011
    Messaggi
    148
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow La (presunta) "gaffe" diplomatica del 7 luglio.

    Sono rimasto personalmente colpito da un fatto (solo) apparentemente marginale:il 7 luglio,data dei primi,devastanti attentati a Londra,a nome del pontefice e della Chiesa cattolica il Segretario di Stato ha inviato un telegramma di solidarietà al governo britannico,nel quale giudicava i sanguinosi attacchi come "anti-cristiani".

    Quella prima versione fu,subito dopo,riformulata.

    Perchè?

    Ma perchè il Papa,che personalmente è un buon amico di Israele e dell' ebraismo,teme - e,più di lui,lo teme la diplomazia vaticana,Sodano in testa - per la sorte delle (sempre più) esigue minoranze cristiane nei Paesi islamici,e perciò bada ad evitare ogni atto che possa anche lontanamente avvalorare la - già di per sè discutibile - tesi dello "scontro di religione".

    Se a ciò aggiungiamo la maniera notoriamente strumentale in cui i mass-media riferiscono le uscite pubbliche del Sommo Pontefice - non certo a caso,Woitila era diventato un vero maestro nei rapporti con i giornalisti,scegliendo anche un collaboratore validissimo come Navarro Valls (esperto giornalista) - ,ecco allora che questo episodio ci appare spiegabilissimo.

    Personalmente,mi convince di più il ragionamento di Renato Farina:Israele non ha torto,in linea di principio,a protestare,ma così facendo rischia di indebolire l' immagine del suo migliore amico tra le alte gerarchie cattoliche.

    Saluti




    Claudio

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    24 Nov 2003
    Messaggi
    4,894
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: La (presunta) "gaffe" diplomatica del 7 luglio.

    In origine postato da Claudio C.
    Sono rimasto personalmente colpito da un fatto (solo) apparentemente marginalel 7 luglio,data dei primi,devastanti attentati a Londra,a nome del pontefice e della Chiesa cattolica il Segretario di Stato ha inviato un telegramma di solidarietà al governo britannico,nel quale giudicava i sanguinosi attacchi come "anti-cristiani".

    Quella prima versione fu,subito dopo,riformulata.

    Perchè?

    Ma perchè il Papa,che personalmente è un buon amico di Israele e dell' ebraismo,teme - e,più di lui,lo teme la diplomazia vaticana,Sodano in testa - per la sorte delle (sempre più) esigue minoranze cristiane nei Paesi islamici,e perciò bada ad evitare ogni atto che possa anche lontanamente avvalorare la - già di per sè discutibile - tesi dello "scontro di religione".

    Se a ciò aggiungiamo la maniera notoriamente strumentale in cui i mass-media riferiscono le uscite pubbliche del Sommo Pontefice - non certo a caso,Woitila era diventato un vero maestro nei rapporti con i giornalisti,scegliendo anche un collaboratore validissimo come Navarro Valls (esperto giornalista) - ,ecco allora che questo episodio ci appare spiegabilissimo.

    Personalmente,mi convince di più il ragionamento di Renato Farina:Israele non ha torto,in linea di principio,a protestare,ma così facendo rischia di indebolire l' immagine del suo migliore amico tra le alte gerarchie cattoliche.

    Saluti




    Claudio

    Confermo, è una soluzione di realpolitik con cui la chiesa ha scelto di affrontare la minaccia islamista; per èpreservare la condizione dei Cristiani nei paesi Islamici, come a suo tempo venne fatto in maniera simile con il Nazismo.
    La dura condanna del nazismo ad esempio di Pio XI fu pubblicata interamente solo dopo la sua morte.
    Per chi volesse leggersela:

    Mit brennender Sorge

    http://www.nostreradici.it/mit_brennender_sorge.htm

  9. #9
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Concordo senz'altro. Ma le parole e i toni del Pontefice sono meno "politicamente corretti" di quelli che gli attribuiscono i giornalisti. Il Santo Padre, non dimentichiamolo, è sicuramente per il dialogo, per la pace, per tutto quello che si vuole (è, detto poco rispettosamente, "il suo mestiere"), ma è anche avversario severo del "relativismo etico e culturale" ...ed è uno strenuo difensore del fatto che l'Europa non debba dimenticare le sue radici cristiane.

    Shalom

  10. #10
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sulla vicenda argomento del 3d è stato pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE di oggi un articolo di Socci.

    " il Giornale del 27/07/2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    L'errore vaticano


    Antonio Socci
    --------------------------------------------------------------------------------

    Decisamente la Segreteria di Stato vaticana ha sbagliato: oltre a Egitto, Turchia, Irak e Regno Unito doveva citare anche Israele fra i Paesi colpiti in questi giorni dal terrorismo. Non solo perché l'attentato a Netanya del 12 luglio ha ucciso 5 israeliani. Ma anche perché Israele è di gran lunga il Paese più devastato dal terrorismo: 25mila attentati dal settembre del 2000 ad oggi. Una enormità. E - volenti o nolenti - gli ebrei e i cristiani sono accomunati, come bersagli, dall'ideologia dell'odio islamista. Non so se quella della Segreteria di Stato sia stata una distrazione o se sia scattato un riflesso pavloviano della diplomazia che - per non irritare gli arabi musulmani - tende a separare (sbagliando enormemente) il terrorismo antiisraeliano da quello che colpisce gli altri Paesi. In entrambi i casi è grave, anche perché la motivata protesta del governo di Gerusalemme ha finito per lambire l'incolpevole Benedetto XVI che non ha alcuna responsabilità in quell'elenco incompleto.
    Ratzinger è stato l'anima del riavvicinamento tra Chiesa ed ebraismo negli anni di Giovanni Paolo II. Avendo visto con i suoi occhi il demone del nazismo (fu investito personalmente dall'orrore a 14 anni quando vide portar via un cuginetto, suo coetaneo, dalle autorità del III Reich che lo ammazzarono perché handicappato), ha meditato come nessun altro teologo cattolico sulla natura satanica del nazismo e sul mistero di Israele vittima dello sterminio. È lui che nel 2001 ha fatto pubblicare dalla Pontificia Commissione biblica lo splendido documento Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana.
    La Chiesa in questi decenni ha spalancato le braccia e il cuore al popolo ebraico. Ha condannato ogni antisemitismo, ha fatto solenni e drammatici «mea culpa» per le intolleranze del passato, ha spazzato via l'eresia dell'imputazione di «deicidio», ha riconfermato teologicamente la perenne elezione di Israele, ha attinto alla ricchissima storia di Israele per comprendere le radici del cristianesimo. Ma forse questo dialogo teologico e umano fra cattolici ed ebrei è andato avanti per suo conto, ignorando il fatto storico clamoroso che è accaduto in questi decenni: la rinascita di Israele come Stato. Di Israele si è occupata da sempre la Segreteria di Stato vaticana che si occupa dei rapporti con tutti gli Stati e l'ha fatto secondo le normali leggi della politica e della diplomazia. È comprensibile, perché Israele è comunque uno Stato come tutti gli altri. Tuttavia la ricostituzione di Israele 2000 anni dopo la distruzione di Gerusalemme, del Tempio e la diaspora è un evento di enorme importanza teologica sia per i cristiani che per gli ebrei e stupisce che una seria riflessione teologica non sia ancora stata avviata. Curiosamente neanche gli stessi israeliani l'hanno fatta perché il movimento sionista di Theodor Herzl nacque laico e perché per anni l'ebraismo osservante ha contestato lo Stato di Israele in nome delle sue convinzioni messianiche. Solo di recente è cominciata una «legittimazione teologica». Dunque ebrei e cristiani si trovano insieme di fronte a uno straordinario mistero tuttora da chiarire. C'è da chiedersi se la nostra generazione non ha assistito all'avverarsi di una vera (millenaria) profezia.
    Vi sono infatti innumerevoli passi nei libri dei profeti biblici che sembrano descrivere per filo e per segno ciò che è accaduto sotto i nostri occhi dal 1948, anno di nascita dello Stato di Israele.
    È noto che per cristiani ed ebrei (perfino per gli islamici) i profeti di Israele sono stati ispirati da Dio e hanno predetto gli eventi futuri. Sono innumerevoli e importanti innanzitutto le profezie messianiche che da sempre la Chiesa vede compiersi in Gesù. Ma ve ne sono molte altre riguardanti Israele. Ne ha fatto una breve rassegna Marco Quarantini nel pamphlet Israele tra profezia e storia. Isaia annuncia: «Avverrà in quel giorno che il Signore rimetterà mano una seconda volta a riconquistare il rimanente del suo popolo che sarà scampato dagli Assiri e dall'Egitto, da Patros, da Cush, da Elam, da Shinear, da Hamat e dalle isole del mare (i Paesi di Occidente, ndr)... Riunirà i profughi di Israele e raccoglierà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra» (11, 11-12).
    Così vari suoi passi e altri profeti (Michea, Ezechiele, Geremia, Amos Zaccaria, Baruch, Osea). Si ha un bel dire che potrebbero riferirsi a un precedente esilio. L'evento descritto - dove Dio riconduce i figli di Israele «da Oriente e da Occidente» - coincide fin nei dettagli con la fine dei duemila anni di diaspora. E con la rinascita di Israele: «Renderò il deserto una laguna e la terra arida una fonte. Donerò al deserto i cedri, le acacie, i mirti e l'ulivo... perché la gente veda e sappia e consideri e comprendano tutti che la mano del Signore ha fatto ciò» (Isaia 41, 18-20). Un altro profeta dice: «Quella terra devastata, che agli occhi di ogni viandante appariva un deserto, sarà ricoltivata».
    C'è perfino la descrizione di tutte le umiliazioni subite negli anni della diaspora («non ti farò più udire gli insulti delle nazioni e non ti farò più soffrire lo scherno dei popoli», Ez. 36, 13-15) e forse della tragedia immane della shoah («Ha trovato grazia nel deserto un popolo di scampati alla spada, Israele si avvia a una quieta dimora», Ger. 31, 2-5). C'è un passo di Osea che proclama: «Per lunghi anni staranno i figli di Israele senza Re e senza un capo, senza sacrificio e senza altare, senza efod e senza terafim. Poi torneranno i figli di Israele e cercheranno il Signore loro Dio e David loro Re e trepidi correranno al Signore e ai suoi beni alla fine dei giorni» (3,4). Zaccaria addirittura annuncia ciò che si avvererà nel 1966: «Li ricondurrò ad abitare dentro Gerusalemme» (8,7). Certo alcune di queste profezie vengono interpretate spiritualmente dai cristiani, ma proprio nel documento sopra citato, voluto da Ratzinger, dove si ammoniscono i cristiani a non impadronirsi della Bibbia ebraica rendendola estranea all'ebraismo, si proclama: «I cristiani possono e devono ammettere che la lettura ebraica della Bibbia è una lettura possibile, che si trova in continuità con le Sacre Scritture ebraiche... ed è analoga alla lettura cristiana che si è sviluppata parallelamente ad essa».
    Oltretutto c'è una profezia di Gesù stesso che piangerà per la sorte di Gerusalemme e che predicendo la distruzione del Tempio (avvenuta 40 anni dopo, nel 70 d.C. ad opera dei romani che deportarono ferocemente gli ebrei) disse: «Non rimarrà pietra su pietra... vi sarà una grande calamità nel paese e odio contro questo popolo. Periranno di spada e saranno condotti prigionieri tra tutte le nazioni e Gerusalemme sarà calpestata dai pagani, finché i tempi dei pagani siano compiuti» (Lc 21, 6-24).
    È dunque la nostra generazione che ha visto finire «il tempo dei pagani» come predetto da Gesù? Il 13 ottobre del 1966 sull'Osservatore Romano uscì un articolo, intitolato «Storia in atto», dove si leggeva: «Si ha un bel dire che il senso (delle profezie, ndr) è trasposto sul piano spirituale. Ora Israele è ritornato nella sua terra... Credo che noi cristiani non ci siamo ancora resi minimamente conto dell'importanza sconvolgente di questo avvenimento».
    Poi l'autore citava una profezia di Ezechiele («Io visiterò le mie pecorelle... e le trarrò di mezzo ai popoli e le radunerò dalle varie regioni e le condurrò nella loro terra e le pascerò sui monti di Israele») e commentava pieno di meraviglia: «Questa pagina si è messa in movimento! Bisogna rendersene conto».
    "


    Shalom

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Assange: i giornali occidentali timorosi di Israele
    Di Ottobre Nero nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 16-01-11, 23:39
  2. L'Islam e il terrorismo suicida
    Di Pieffebi nel forum Imperial Regio Apostolico Magnifico Senato
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 11-12-05, 20:00
  3. Islam e Terrorismo
    Di Fuori_schema nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 37
    Ultimo Messaggio: 13-07-05, 22:05
  4. L'Islam e il terrorismo suicida
    Di Pieffebi nel forum Politica Estera
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-06-05, 10:42
  5. islam contro terrorismo
    Di S.P.Q.R. nel forum Destra Radicale
    Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 22-09-04, 19:31

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito