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E Silvio sorrise a un «Processo»
Il Cavaliere, dopo Otto e 1/2, va a sorpresa da Biscardi: «Finalmente si parla di cose serie»
di Jacopo Iacoboni

«Finalmente parlo di cose serie», ha esordito.

«Il Pre-si-den-de ha soltanto tre minuti», l’ha presentato asciuttamente Biscardi. Vi resterà un po’ di più, una digressione biscardiana nella quale calcio e politica elettorale si sono ancora una volta e definitivamente saldati.

Per la prima volta in carriera al Processo - il «processo che più gli piace», come da sapida vignetta di Dino Manetta, mostrata in studio - il Cavaliere si è tenuto abbastanza alla larga da argomenti politici, ma nella totale indistinzione dei generi il calcio scivolava quasi naturalmente nella politica, una politica familiare da abbracci e pacche sulle spalle.

Klaus Davi gli ha chiesto che fine avesse fatto la proposta della moviola in campo, che aveva caldeggiato un anno fa, e Berlusconi ha risposto: «Vede, io ho detto che sarebbe molto utile, anzi, lo dissi già diciotto anni fa.

Però il presidente del Consiglio può solo convincere, non ha nessun potere in materia...». E Biscardi: «A noi va bene anche se convince, Presidente». E Berlusconi: «Nel nostro Paese il presidente del Consiglio non può neanche dimissionare i ministri...».