
Originariamente Scritto da
Der Wehrwolf
Viktor Juščenko, raggiunto il sudato accordo sul gas con la Federazione Russa, ha deciso di festeggiare concedendosi un “modesto” regalino: un nuovo aereo presidenziale. In realtà, detto per inciso, avrà forse da festeggiare il filoccidentale ex banchiere, ma non certo l’Ucraina: l’aumento comunque consistente del prezzo del gas naturale importato si farà sentire su tutta l’economia ucraina – già seriamente destabilizzata da un anno d’amministrazione “arancione” - e in particolare sui fondamentali settori metallurgico e chimico.
Le due industrie, che rappresentano le voci principali nel novero delle esportazioni ucraine, potrebbero non reggere al consistente aumento delle tariffe energetiche (quasi raddoppiate, da 50 a 95$ ogni mille metri cubi di gas). La ricaduta sull’intera economia ucraina sarebbe disastrosa.
Ma se lo spettro della recessione aleggia sempre più minacciosa sull’Ucraina “liberata” (gli “arancioni”, molto modestamente, hanno proclamato festa nazionale il 20 dicembre, giorno della loro “rivoluzione”), Juščenko può rallegrarsi d’aver allontanato una gravissima minaccia al buon esito della sua campagna elettorale in vista del mese di marzo (elezione del nuovo parlamento). Certo, i problemi sono solo rimandati, ma il Presidente dell’Ucraina oramai vive alla giornata, dal momento che la fedeltà assoluta agli USA sta mettendo lui con le spalle al muro, e il paese di cui è responsabile a terra.
Così, quale regalo per i pessimi risultati (la crescita del PIL è passato da oltre il 12% al 3% scarso, i prezzi dell’energia sono quasi raddoppiati, le condizioni sociali sono peggiorate, il malcontento popolare è diffuso, la corruzione dilaga, e i rapporti coi vicini Bielorussi e Russi sono pessimi) di questo primo anno di presidenza, Juščenko s’è concesso un nuovo aereo personale, cui i tecnici dell’Aerodromo di Charkov stanno sistemando gli ultimi dettagli. Secondo le indiscrezioni uscite sulla stampa ucraina già nelle scorse settimane, i lussuosi interni del mezzo sono decorati con legno pregiato intarsiato d’ambra, e gli accessori in dotazione ricoperti d’oro a 18 carati. Maniglie e lampade in oro sono state scelte personalmente dalla moglie del Presidente, Ekaterina Čumačenko, la quale ha anche preteso che gli spazi destinati ai passeggeri fossero colorati con tinte chiare e luminose “per suscitare sensazioni rilassanti e positive”. La cabina presidenziale ha due grosse poltrone in cuoio bianco, un elegante tavolo da caffè e un bar. Una stanza speciale è stata destinata al personale accompagnatore, dotato delle medesime ampie, soffici e costose poltrone della cabina presidenziale. L’aereo si rifà al modello ucraino An74TK300, che può ospitare 53 passeggeri ed ha un’autonomia di volo d’oltre 5000 km, e velocità massima 725 km all’ora. Prezzo complessivo del nuovo mezzo presidenziale: 10 milioni di euro.
Il responsabile dell’amministrazione presidenziale, Igor’ Tarasjuk, ha provato a negare le rivelazioni giornalistiche, affermando che l’aereo di Juščenko non sarà pronto prima del 2007. La stampa ha risposto alla smentita ufficiale pubblicando le foto dell’aereo, che corrispondono in tutto e per tutto alla descrizione fattane dai giornali; anche Tarasjuk ha dovuto ammetterne l’esistenza, ma ha provato a far credere che quell’areo non appartenga al Presidente, bensì sia destinato all’esportazione in Libia. Naturalmente ha convinto ben pochi dei presenti alla conferenza stampa.
Questo è un altro duro colpo per l’immagine di Viktor Juščenko, presentatosi in campagna elettorale quale paladino della lotta alla corruzione, ma rivelatosi ben altro una volta giunto al potere. All’aereo scandalosamente lussuoso andrebbero aggiunte le altre rivelazioni giornalistiche riguardo all’esagerata ostentazione di ricchezza da parte del figlio neppure ventenne di Juščenko, le accuse di corruzione rivolte alla cerchia presidenziale da parte di Julia Timošenko (sua ex prima ministra) e di Aleksandr Zinčenko (responsabile della vittoriosa campagna elettorale di Juščenko), e l’ancor più impietoso atto d’accusa formulato da Leonid Kravčuk (primo presidente dell’Ucraina indipendente), secondo cui l’ex banchiere avrebbe svenduto il paese alla mafia degli oligarchi. Benchè pressochè ignorati in Occidente, in quanto censurati dai media di regime, tutti questi fattori stanno contribuendo in patria al collasso della popolarità di Viktor Juščenko, il quale s’è rivelato un personaggio viscido e corrotto, non molto migliore d’un altro traditore parricida quale Jalal Talabani, il suo omologo iracheno. La speranza è che il fiero ed intelligente popolo ucraino, realizzata la verità su Juščenko, non cada nell’errore di riversare le sue speranze sulla Timošenko, un’oligarca con un passato di guai per presunte malversazioni che, siccome all’ipocrisia non v’è mai fine, si sta impegnando in una crociata contro la corruzione. L’unica cosa saggia da fare, per gli Ucraini, è andare alle urne a mandare a casa tutti questi traditori “arancioni”.
Daniele Scalea