
Originariamente Scritto da
Pericle
Voglio proprio vedere cosa risponderanno quelli che sostenevano che in Iraq solo i terroristi si oppongano all'occupazione anglo-americana. Ammetteranno che non sono tutti terroristi, e che ci sono anche dei guerriglieri che non possono essere etichettati come "terroristi"? Oppure daranno addosso agli USA perchè diranno che stiano trattando con dei "terroristi"? Oppure diranno che sia una bufala giornalistica e che il New York Times sia un quotidiano comunista? Oppure, più semplicemente, taceranno per decenza (ma su questo non c'è da sperarci tanto ...) ?
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http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=46629
http://www.nytimes.com/2006/01/07/in...nsurgents.html
08.01.2006
New York Times: gli Usa trattano con la guerriglia irachena
di red.
Gli americani stanno trattando con l'insurrezione irachena con l'obiettivo di inserirla nel processo politico, approfittando di una frattura che si è creata fra i ribelli locali e i gruppi legati ad al Qaeda. Lo scrive il New York Times, citando un diplomatico occidentale, un leader politico iracheno e un leader degli insorti. A quanto riferisce il diplomatico, gli americani hanno iniziato colloqui faccia a faccia con gli insorti sul campo e comunicano con i leader dell'insurrezione tramite intermediari. I colloqui, iniziati in autunno, all'epoca del referendum sulla costituzione del 15 ottobre, si svolgono «all'interno e all'esterno» dell'Iraq. Altre volte gli americani sono entrati in contatto con i ribelli, ma la nuova iniziativa viene descritta come molto più importante.
I colloqui, spiega il diplomatico puntano a trarre vantaggio dalla nuova disponibilità dei sunniti a partecipare al processo politico. Ma approfittano anche della frattura fra l'insurrezione sunnita irachena e i gruppi legati ad al Qaeda: ultimamente vi sono stati anche scontri fra le due parti in città del triangolo sunnita, fra cui Taji, Yusefiya, Qaim e Ramadi.
L'obiettivo dell'insurrezione sunnita, formata da nazionalisti ed esponenti del partito Baath al potere sotto Saddam Hussein, è cacciare gli americani, ma al Qaeda ha l'obiettivo più ampio di usare l'Iraq come base per la creazione di un califfato in Medio Oriente e i suoi leader nel paese sono in gran parte stranieri, come il giordano Abu Musab al Zarqawi. Interviste con esponenti dell'insurrezione hanno evidenziato un diffuso odio per al Qaeda fra la gente comune in Iraq.
I ribelli accusano la rete di Osama bin Laden degli attentati suicidi che hanno ucciso migliaia di civili. «Noi siamo iracheni, al Qaeda viene da fuori, loro diffamo il nome della nobile resistenza in Iraq», dichiara Abu Omar, pseudonimo di un esponente dell'Esercito islamico, uno dei gruppi dell'insurrezione.
Non si conoscono i dettagli dei colloqui fra gli americani e l'insurrezione, e il diplomatico dice di non farsi illusioni sulla possibilità di una rapida resa o la proclamazione di un cessate il fuoco. Tarik al Hashimy, leader del Partito islamico iracheno, in contatto con i ribelli, dice che uno dei punti più spinosi è la richiesta di un calendario per il ritiro degli americani, respinta da Washington.
Tuttavia gli americani sperano di convincere gli insorti a sostenere il governo che uscirà dal voto del 15 dicembre, nel quale dovrebbero entrare leader sunniti. «In base alla dottrina islamica, e ai principi democratici, non vi può essere legittima resistenza contro un governo legittimo -afferma il diplomatico- se potessimo raggiungere un intesa fra le parti, la resistenza, come la chiamano loro, e la coalizione, allora loro si occuperebbero di al Zarqawi e dei terroristi». «Siamo ai primi stadi del processo -ha spiegato- ora abbiamo discussioni con persone che conoscono, interagiscono o hanno influenza sui gruppi. Vi sono state discussioni con persone che sono stati comandanti sul campo in passato o si considerano ancora comandanti sul campo». Una delle difficoltà degli americani, nota il quotidiano, è identificare i leader della guerriglia, composta di diversi gruppi. Il diplomatico non ha nominato le organizzazioni coinvolte, ma si ritiene siano gruppi come l'Esercito Islamico e l'Esercito di Maometto.
I colloqui si svolgono sullo sfondo della partecipazione sunnita al processo elettorale evidenziata dall'affluenza alle urne il 15 dicembre. Gli insorti hanno rispettato la richiesta di molti leader sunniti di non condurre attacchi durante il voto. Almeno in una città, a Ramadi, insorti hanno protetto la sicurezza di alcuni seggi. Abu Amin, uno dei leader ribelli ed ex capitano dell'esercito iracheno, riferisce che gli americani sono particolarmente interessati ad ottenere aiuto nella lotta contro al Qaeda. Ha inoltre aggiunto che un primo risultato nei colloqui è stato registrato ai primi di dicembre, quando gli americani hanno rilasciato come «gesto di buona volontà» Satam Quaood, ex collaboratore di Saddam Hussein, assieme ad altri 20 detenuti, malgrado le obiezioni del governo a guida sciita.
L'ambasciatore americano Zalmay Khalilzad afferma che il rilascio di Quaood non è legato a richieste dei ribelli. «Non avevamo questo in mente -ha detto- tuttavia ho notato, in discussioni avute con qualche sorta di baathista, che lo considerano un gesto positivo». Quaood, raggiunto dal New York Times in Giordania, ha detto di non essere a conoscenza di alcun patto con l'insurrezione per il suo rilascio. Ha però aggiunto che, durante una sua visita nella provincia sunnita di Anbar, persone che si sono identificate come leader dei ribelli, gli hanno parlato «d'incontri molto segreti con gli americani» e gli hanno chiesto «di rappresentarli nei negoziati con gli americani».
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