Il 28 febbraio il presidente del Consiglio davanti al magistrato di pace di Roma. La signora, 78 anni: «Ho votato per lui». E la pensionata porta il premier dal giudice. «Non mi ha dato l'aumento promesso». Berlusconi convocato, Vespa teste
dal Corriere di Giuliano Gallo
SAN CESAREO (Roma) — «Berlusconi aveva detto che me ne dava 500 e, invece, ecco qua: sempre 371 sono...». La signora Ida inforca gli occhiali, poi fruga nelle cartelline che ha ordinatamente disposto sul tavolo della cucina. «Io ci speravo, in quei soldi. Con mio marito pensavamo di fare un po' di debiti e riscattare la casa, ma l'aumento non è mai arrivato».
Ida Severini a febbraio farà 78 anni, ha un marito che faceva il muratore e tre figli. Uno, che faceva il poliziotto, è morto nel '95 a 39 anni. Le sono rimaste due figlie. La sua è una storia piccola piccola, la storia di una promessa non mantenuta: la televisione le aveva detto che il governo avrebbe aumentato la sua pensione sociale, portandola a 500 euro al mese. Ma a lei l'aumento non è mai arrivato.
Un'ingiustizia, che però la signora Ida non aveva nessuna intenzione di subire: «Ho scritto a "Mi manda Raitre", mi hanno risposto che tenevano la cosa in considerazione, ma poi non è successo niente. Allora sono andata alle Federconsumatori, dove prima mi hanno fatto pagare 35 euro per la tessera, ma anche lì niente. Allora sono tornata un'altra volta a Roma, per andare all'Unione nazionale consumatori, dove mi hanno detto di chiamare un numero di telefono dove però rispondeva solo una musichetta. Sono andata pure a Palestrina, dal giudice. Ma il giudice non mi ha fatto parlare: mi ha detto che ci doveva essere la controparte. Ma chi è la controparte? Chi chiamavo? Chi conosco io? Alla fine sono andata al Codacons e lì finalmente mi hanno dato retta...».
Le hanno dato tanto retta che il giudice di pace di Roma ha convocato per il 28 febbraio prossimo la signora Ida e Silvio Berlusconi, oltre a citare come testi il ministro del Welfare Roberto Maroni e Bruno Vespa, nel cui studio il premier aveva ribadito di aver concesso l'aumento della pensione minima a tutti coloro che ne avevano diritto. E l'Italia dei Valori, che si presenterà alle elezioni assieme alla Lista Consumatori di Carlo Rienzi, ha deciso di fare della signora Ida la portabandiera della sua battaglia contro le promesse non mantenute. La signora Ida non sa perché non le hanno dato quel benedetto aumento: «Si vede che non sono simpatica, oppure sono troppo vecchia... Mio fratello dice che non me l'hanno dato perché mio marito ce l'ha anche lui, la pensione. Ecco, vede?». E tira fuori un altro foglio delle sue cartellette. «Sono 552 euro, mica tanti per uno che lavorato tutta la vita». Signora Ida, ma se il 28 febbraio Berlusconi si dovesse presentare in aula, cosa gli direbbe? «Non gli direi niente, che je voi dì? Sono gli avvocati che devono parlare, mica io. Perché se poi dico qualcosa di sbagliato... Tanto sono le carte che parlano». E pensare che lei, confessa, Berlusconi lo aveva pure votato. Ma lo voterebbe ancora, signora Ida? Ride, fa una buffa faccia imbronciata, si guarda intorno per cercare la complicità della figlia. «E come non lo voto? Certo che lo voto ancora...». Poi però sembra ripensarci. «Non lo so se lo voto. Se mi dà i 500 euro, ecco, allora lo voto». La figlia la guarda con tenerezza, poi scoppia a ridere. Tocca sempre a lei, a turno con la sorella, accompagnare la mamma nelle sue peregrinazioni romane. Ma si capisce che lo fa volentieri. «Veramente adesso quando lo vede in televisione, spegne...» spiega. Già, la televisione. Per la signora Ida quello che dice la televisione è legge: lei ci crede sempre, o quasi. «Nel marzo del 2002, non mi ricordo il giorno preciso, su Raitre avevano detto che chi negli anni Sessanta aveva versato i contributi alla Gescal poteva riprenderseli. Dicevano che bisognava mandare una raccomandata alla Gescal e io l'ho mandata. Ecco, vede?». E dalla cartellina azzurra, quella delle pratiche più vecchie, ecco comparire la ricevuta di una raccomandata. «Me l'hanno rimandata indietro con su scritto che l'indirizzo era incompleto. Poi ho scoperto che la Gescal non esisteva più da anni...».
Una 78enne della provincia di Roma ha visto l'assegno diminuire. L'udienza davanti al Giudice di pace della capitale il 28 febbraio. Pensionata non arriva a 516 euro e porta Berlusconi in tribunale. Chiamati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Vespa. Lo annunciano Italia dei Valori di Di Pietro e la Lista consumatori
da la Repubblica
ROMA - Nuovi guai giudiziari per Silvio Berlusconi. A creare problemi al premier stavolta non è qualche magistrato, ma una pensionata di 78 anni.
La battagliera signora, residente a San Cesareo, in provincia di Roma, non ha visto aumentare la propria pensione fino a 516 euro, come promesso dal presidente del Consiglio, anzi, se l'è vista ribassare. A quel punto ha messo mano alla carta bollata e ha intentato causa contro il premier. Non solo, ma ha anche citato come testimoni il ministro del Welfare Roberto Maroni e il giornalista Bruno Vespa. Berlusconi è stato invitato a comparire in giudizio dinanzi al Giudice di pace di Roma il prossimo 28 febbraio. La notizia è stata data dall'Italia dei valori, il movimento di Antonio Di Pietro, e dalla Lista consumatori che si presenteranno insieme alle elezioni. In una conferenza stampa indetta per domani Di Pietro e il portavoce della Lista Carlo Rienzi spiegheranno "tutti i dettagli dell'iniziativa legale e le ragioni giuridiche" dell'azione che "presto sarà estesa a tutta Italia". E un comunicato sottolinea che "seguirà una festa per i pensionati delusi e massacrati dal carovita, festa caratterizzata da una riffa durante la quale verranno regalati 100 presepi di cioccolata".




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