Il convegno dello scorso anno, organizzato dal compianto Antonio Ragusa,con la presenza della moglie del camerata Beppe Alfano e di uno dei figli.
Beppe Alfano
Un morto dimenticato. Perfino su internet si fa fatica a trovare una sua immagine.
A volte la ricerca della verità per alcuni delitti eccellenti avvenuti nella provincia di Messina è resa particolarmente difficoltosa per il “ muro d’omertà “ e di silenzio che avvolge, more solito, gli scenari di questi orrendi fatti di sangue. Da poco erano passate le dieci di sera, dell’otto gennaio del 1993, quando Beppe Alfano, giornalista scomodo per le sue inchieste, fu messo a tacere per sempre.
Beppe è stato, per così dire, ucciso ben due volte, prima dalla mafia e poi dall’indifferenza e dal silenzio della gente. Con Alfano non si deve e non si può, di certo, dimenticare Antonio Mazza che con Beppe ha condiviso le battaglie contro i comitati d’affari e le inefficienze della pubblica amministrazione. La mafia, dopo aver brutalmente assassinato Alfano, pochi mesi dopo, ucciderà anche Antonio.
Nel 1990 Antonio Mazza rileva un’emittente televisiva” Telenews”, coinvolgendo nell’iniziativa Beppe Alfano. L’emittente televisiva barcellonese quotidianamente e costantemente, per anni, ha denunciato gli abusi, le inadempienze e gli sperperi perpetrati dalla pubblica amministrazione. Le indagini della magistratura svelarono i retroscena del delitto Alfano; Giuseppe Gullotti, capo della mafia di Barcellona, armò la mano di Antonio Merlino, assolto poi in appello, per porre fine all’inchiesta giornalistica che Beppe Alfano stava conducendo sul patrimonio e sull’allegra gestione dell’Aias (associazione d’assistenza ai disabili) di Milazzo.
In buona sostanza l’uccisione di Beppe Alfano ha fatto comodo a tanti. Ma, al di là di tutto, un ragionevole dubbio rimane: perché i pentiti sono ritenuti credibili quando accusano “ Cosa nostra “, e inattendibili quando parlano dei loschi affari e delle illegalità perpetrate dai politici locali? Quando muore un giornalista, quando la Parola viene affogata nel sangue, specialmente se non è parola dei poteri, organica e mediatrice, è la comunità che deve insorgere, perché viene messo in pericolo il suo diritto a conoscere, capire e giudicare.
Otto giornalisti uccisi in una sola regione, la Sicilia, sono tanti. Questo triste primato dovrebbe far riflette. Ma tutto ciò non è successo, non succede per i testimoni di verità: sono i figli di un dio minore. Si muore perché troppo spesso si è soli a lottare contro la mafia e le sue leggi di morte e di omertà. Uno dei pochi sforzi controcorrente fatti per ricordare Alfano e i suoi colleghi uccisi dalla mafia è il libro di Luciano Mirone, edito dalla Castelvecchi, “ Gli Insabbiati”, a cui si rimanda per una più precisa ricostruzione della vicenda.
http://www.forzanuovapalermo.org/home.htm




Rispondi Citando