Sussurri golpisti in Spagna: destituito il capo dell'esercito
di Daniela Palmeri
Il ministro della difesa spagnolo, José Bono ha ordinato sabato la destituzione e gli arresti domiciliari per otto giorni del comandante delle forze terrestri, il tenente generale José Mena Aguado, che ha invocato un possibile intervento militare delle Forze dell’Ordine come risposta al nuovo Statuto catalano, già approvato dal Parlamento Autonomo della Catalogna.
Tutto è iniziato durante una cerimonia militare. Mena, mentre presiedeva una cerimonia militare a Siviglia, ha affermato: «Ho sempre sottolineato che noi militari non dobbiamo entrare in disquisizioni politiche. Tuttavia ora è nostro compito mettere in allerta il Paese delle gravi conseguenze che tanto per le Forze armate, come istituzione, quanto per le persone, potrebbe comportare l’approvazione dello Statuto di Catalogna, nei termini in cui è stato pianificato».
Secondo Mena il nuovo statuto catalano attenterebbe, infatti, ai tradizionali concetti di nazione, lingua, giustizia della Spagna e con la riforma catalana si correrebbe il rischio di sorpassare i limiti «invalicabili», imposti della Costituzione. Motivo per cui il generale, in un momento di gloria, ha invocato l’articolo 8 della Costituzione, che prevede l’intervento dell’esercito «per garantire la sovranità e l’indipendenza della Spagna».
Le dichiarazioni di Mena non sono state prese molto bene dai leaders spagnoli. Mentre a Siviglia Mena sproloquiava su presunti poteri e obblighi dell’esercito, il ministro Bono davanti al presidente del Governo José Luis Zapatero affermava: «Sono finiti ormai i tempi di golpes militari o di guerre civili. Il futuro degli spagnoli era un’incognita trenta anni fa. Eravamo guardati dall’esterno con freddezza perché pochi erano quelli che credevano che noi spagnoli saremmo stati capaci di uscire da una dittatura e di creare un sistema di libertà in maniera tanto esemplare come si è fatto».
Appena saputo quanto successo a Siviglia, il ministro spagnolo Bono ha subito convocato il generale per chiedergli ulteriori spiegazioni. Ma c’è stato poco da spiegare o commentare. Mena è stato destituito e messo agli arresti domiciliari. Motivo: le considerazioni fatte da Mena «eccedono» le sue competenze.
Il segretario generale del gruppo parlamentare socialista Diego Lòpez Garrido ha sottolineato la gravità delle affermazioni del generale. «È la prima volta che un generale viene arrestato in democrazia». Lopez ha poi giudicato «assolutamente sfortunate» le considerazioni espresse dal Partito Popolare, che ha definito “inevitabili” le parole del generale Mena. Infatti il Partito Popolare ha subito offerto tutta la sua approvazione a Mena, ribadendo anzi l’importanza e la validità delle parole espresse dal generale. All’interno di questa vicenda, la complicità del partito popolare è assolutamente grave per un paese che ha ancora una democrazia giovane e che è uscito da non molto dalla dittatura. Non sono mancati poi commenti accesi da parte soprattutto dei nazionalisti baschi e catalani.
Intanto il ministro Bono ha voluto mettere i paletti tra ciò che compete al Governo e ciò che invece spetta alle forze armate. Non sono i militari, infatti, che dichiarano lo stato di pericolo in un paese democratico quanto piuttosto le istituzioni rappresentative e cioè il Governo e il Parlamento, che decidono l’esistenza o meno di una situazione di pericolo. È quanto ha voluto ribadire El pais, sabato definendo “anacronistico” il discorso di Mena in tempi di democrazia. È il governo che prende le decisioni di politica militare e non i militari. Fortuna che ci sia ancora qualche paese in cui le parole vengono prese sul serio.





