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    Predefinito Prodi inciampa sui PACS

    Riconoscere le convivenze?
    Le scorciatoie delle provocazioni

    FRANCESCO D'AGOSTINO
    Presidente dell'Unione Giuristi cattolici Italiani

    da L'Osservatore Romano

    Riconoscere le convivenze? Riconoscerle per legge (introducendo nel nostro codice - in analogia con quanto è avvenuto in Francia - un nuovo istituto, il PACS, cioè il patto civile di solidarietà)? Riconoscerle, indipendentemente dal fatto che i partner siano di sesso diverso o dello stesso sesso? Ammetterle all'adozione? Queste, ed altre domande, stanno crescendo nell'opinione pubblica italiana e diventeranno, con ogni probabilità, questioni non marginali nella prossima campagna elettorale. Di fughe in avanti, chiaramente volte a predisporre l'accettazione psicologico-sociale dell'"evento", ne percepiamo ormai molte. Alcuni Comuni italiani hanno già istituito pubblici registri per le coppie di conviventi (si è però prestata ben poca attenzione al fatto che, indipendentemente dall'irrilevanza giuridica di simili registri, le conseguenti registrazioni sono state numericamente irrisorie). A Roma, uno dei Municipi della capitale ha tentato (ma per ora il progetto è fallito) di fare lo stesso. Ma soprattutto è sul piano delle provocazioni che sembra che il dibattito si stia collocando: è tipica la convocazione, in una centralissima piazza di Roma, di una manifestazione per "benedire laicamente" le unioni di fatto di personaggi, più o meno mediaticamente conosciuti, da parte di altri personaggi dotati di un carisma fornito loro dalla carica istituzionale di cui sono portatori (come può essere quello di cui gode un altissimo magistrato, che ha posto deplorevolmente tale carisma al servizio di una causa che non è istituzionalmente sua).
    In una società democratica la battaglia delle idee non può che essere sempre benvenuta, perché della società democratica il dibattito e il confronto costituiscono l'essenza più preziosa. A condizione, però, che di dibattito e di confronto davvero si tratti. Quando invece al posto delle idee fioccano gli slogan; quando il ragionamento, soprattutto il ragionamento lucido e pacato, viene sostituito da cortei e da invettive; quando si operano assurdi corto-circuiti, appiattendo uno sull'altro clericalismo e difesa del matrimonio e chiamando a raccolta gli anticlericali, come se la lotta a favore del PACS sia una lotta per i diritti civili, oppressi dall'oscurantismo religioso, della democrazia e del suo spirito più autentico non ne rimane più nemmeno l'ombra. Siamo ancora in attesa di un argomento, di un solo argomento consistente, a favore del riconoscimento legale dei PACS. Un breve ragionamento, assolutamente laico, potrà convincerci di quanto appena detto.

    Le coppie di fatto si dividono in due categorie: quelle che non vogliono e quelle che non possono sposarsi. Delle prime, ragionando in linea di stretto principio, non solo è opportuno, ma è doveroso che il diritto non si occupi: l'intenzione dei conviventi (apprezzabile o meno che sia sul piano strettamente morale) è proprio quella - pur potendolo fare - di non legarsi giuridicamente e non si vede proprio perché la legge dovrebbe far loro la "violenza" di considerarle comunque legate, sia pure attraverso un labile PACS, contro la loro volontà. Si osserva: ma queste coppie escludono solo il matrimonio "tradizionale", non altre forme di riconoscimento giuridico; se chiedono l'istituzione del PACS è proprio perché vorrebbero usufruire di alcuni diritti (in genere di carattere economico), che non sono attualmente riconosciuti se non alle coppie sposate. Ma la ragione per la quale tali diritti non sono loro riconosciuti è che esse non hanno l'intenzione di assumere quei doveri che sono parte essenziale dell'istituto matrimoniale. Non si può, in buona sostanza, non valutare se non come parassitaria e quindi indebita l'intenzione di coloro che pretendono un riconoscimento pubblico della loro convivenza per ottenere diritti senza doveri. Peraltro, i giuristi ben sanno che praticamente tutti quei diritti al cui riconoscimento aspirano i partner di una unione di fatto possono essere attivati tramite il diritto volontario e senza alcuna necessità di introdurre nel codice nuovi istituti. Il testamento, ad es., esiste proprio per far sì che si possa trasmettere il proprio patrimonio a chi non avendo vincoli legali e/o familiari col testatore sarebbe escluso dalla successione legittima. La locazione della casa di comune residenza può essere stipulata congiuntamente dai due partner, in modo tale che al momento della morte dell'uno essa possa, senza alcuna difficoltà, proseguire a carico dell'altro. Non è vero, in altre parole, che ai conviventi vengano negati specifici diritti civili: la differenza rispetto al matrimonio sta semplicemente qui, che quei diritti che la legge riconosce automaticamente alla coppia che contrae matrimonio (assieme a corrispondente numero di doveri) nel caso delle convivenze devono essere, per dir così, attivati dai conviventi stessi. Il che, oltre tutto, è particolarmente coerente col principio, tipicamente moderno, dell'autonomia della persona, un principio che viene costantemente rivendicato ed elogiato dalla cultura c.d. "laica" e che non si vede perché, solo nel caso delle convivenze, debba essere messo da parte.
    Le coppie che non possono sposarsi si dividono a loro volta in due sotto-categorie. La prima è composta da coloro che non possono ancora sposarsi per impedimenti transitori di tipo in genere legale (ad es. per la minore età o perché uno dei partner è in attesa del divorzio, ecc.). Per queste coppie l'offerta del PACS è senza senso: la stessa difficoltà, destinata a risolversi comunque da sola, che preclude loro le nozze precluderebbe loro anche il PACS. La seconda sotto-categoria è composta invece da quelle coppie che vorrebbero sì sposarsi, ma ritengono di non poterlo fare, per difficoltà economiche, e rimandano quindi, a volte sine die, il matrimonio. L'autentico modo di venire incontro ai bisogni sociali di queste coppie non è certo quello di offrire loro un "piccolo matrimonio" (secondo l'incisiva e ironica definizione del Card. Ruini), come è appunto il PACS, che non risolverebbe alcuna delle difficoltà in questione, ma quello di attivare quelle iniziative sociali a favore della famiglia, che oltre tutto sarebbero doverose già in base al dettato della nostra Costituzione.
    Cosa resta dunque delle istanze sociali, che giustificherebbero l'introduzione in Italia del PACS? Sembra nulla di nulla. A meno che non si voglia vedere dietro la richiesta del PACS una richiesta profondamente diversa, quella di una prima forma di riconoscimento legale delle coppie omosessuali, che dovrebbe aprire la strada, in tempi ora come ora imprevedibili, ma che per alcuni dovrebbero essere brevi, ad una compiuta equiparazione al matrimonio tout court del matrimonio omosessuale. Che le cose stiano proprio così è fuor di dubbio, per le esplicite dichiarazioni fatte dai principali rappresentanti del movimento degli omosessuali e dai loro simpatizzanti.
    L'onestà intellettuale vorrebbe allora che di questo e solo di questo si parlasse: se cioè abbia una sua coerenza giuridica l'allargare l'istituto matrimoniale alle coppie omosessuali. Ma di fatto questo discorso viene sistematicamente eluso (pur venendo continuamente, ma indirettamente richiamato), perché nessuno è in grado di dare argomenti consistenti per dimostrare la necessità di alterare in modo così plateale e radicale quella struttura eterosessuale del matrimonio, che appartiene a tutte le culture e a tutta la storia da noi conosciuta.
    È noto che ciò a cui aspirano le coppie omosessuali (peraltro nemmeno tutte, anzi solo una piccola parte di esse) è, prima ancora che il riconoscimento di diritti economici e sociali, un riconoscimento simbolico del loro rapporto. Ma il diritto non esiste per offrire riconoscimenti simbolici, bensì per dare risposte pubbliche ad esigenze sociali, che superano la mera dimensione privata dell'esistenza. Perché ad es. il diritto dà un riconoscimento pubblico al matrimonio e non all'amicizia? Perché l'amicizia, che pure attiva un vincolo, che può essere in alcuni casi esistenzialmente ancora più significativo di quello coniugale, non ha rilievo sociale, ma esclusivamente personale. Il matrimonio invece, fondando la famiglia, e garantendo l'ordine delle generazioni, ha un rilievo sociale del tutto caratteristico, che ne giustifica la giuridicizzazione.
    La coppia omosessuale non crea famiglia: lo impedisce la sua costitutiva sterilità. Come superare questa difficoltà, se non potenziando il carattere mimetico della coppia omosessuale rispetto a quella eterosessuale? Di qui, la pretesa, confusa, ma dotata di una certa qual coerenza, di ammettere le coppie omosessuali (e in specie quelle "sposate") all'adozione. Poco importa che la psicologia dell'età evolutiva insista nel sottolineare quanto sia rilevante l'esigenza per i bambini di possedere una doppia figura genitoriale, maschile e femminile: di fronte all'ideologia, anche le argomentazioni della scienza vengono messe da parte.
    Siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva, inimmaginabile fino a qualche decennio fa, che ha per oggetto la famiglia e attraverso la famiglia la stessa identità umana. La famiglia chiede di essere difesa; ma per difenderla non c'è bisogno di argomenti teologici o religiosi; bastano comuni argomenti umani, perché ciò che la famiglia tutela e promuove è innanzi tutto il bene umano. Chi ritiene che sia giunto il tempo per ripensare in modo assolutamente radicale la realtà della famiglia ha l'onere di provare fino in fondo le sue tesi eversive e di non darle per evidenti; ha il dovere di entrare in un dialogo serrato con chi è di diverso avviso; e soprattutto deve saper e voler rinunciare alle scorciatoie delle provocazioni e delle manifestazioni di piazza, che ben poco aiuto possono dare al confronto e al progresso delle idee. Sarebbe preoccupante se nell'Italia di oggi non ci fosse più uno spazio per un tale stile dialogico.

  2. #2
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    Le parole «laiche» di Benedetto XVI sui Pacs

    di Gianteo Bordero

    Sono due brevi ma inequivocabili capoversi quelli in cui Benedetto XVI, nel suo discorso agli amministratori di Roma e del Lazio, ha espresso il suo richiamo agli esponenti della politica sui temi «caldi» dei Pacs e della tutela della vita. Proprio nell'approssimarsi della manifestazione a favore dei Pacs prevista per domani a Roma (manifestazione in cui alcune coppie di fatto celebreranno delle «nozze simboliche»), e proprio mentre è ripreso il dibattito su aborto e pillola Ru486, Papa Ratzinger indica come compito imprescindibile della politica quello del rispetto della legge naturale, di un ordine morale che l'uomo non si dà da sé ed è chiamato innanzitutto a riconoscere, ad accogliere e a promuovere nel campo della vita sociale. Come già avvenuto in altre occasioni, come ad esempio durante il convegno della diocesi di Roma sul tema della famiglia, Benedetto XVI ha posto i fondamenti del suo discorso su argomenti «laici» che tutti, credenti e non, possono comprendere perché fanno parte della stessa ontologia umana, della costituzione naturale con cui la persona viene al mondo. Così, riprendendo il suo intervento alla diocesi romana del 6 giugno, il Papa ha ribadito che «matrimonio e famiglia non sono in realtà una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la giusta questione del rapporto tra l'uomo e la donna affonda le sue radici dentro l'essenza più profonda dell'essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui».

    Proprio davanti a rappresentanti del mondo della politica, dunque, Benedetto XVI ha voluto declinare nel concreto i fondamenti del suo pensiero sull'uomo e sul compito che proprio la politica ha di fronte all'ordine naturale, alla dignità della persona e alle sue espressioni nella vita sociale, prima tra tutte la famiglia. «E' un grave errore - ha detto il Papa - oscurare il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in realtà, alcuna effettiva esigenza sociale». La famiglia, cellula fondamentale della società, va sostenuta e aiutata non soltanto con provvedimenti legislativi e amministrativi che vengano incontro alle sue esigenze, ai suoi diritti e ai suoi doveri (Ratzinger ha citato problemi «come quelli dei costi degli alloggi, degli asili-nido e delle scuole materne per i bambini più piccoli»), ma anche difendendo e promuovendo lo stesso istituto naturale del matrimonio, riaffermando il valore dell'amore coniugale, rifiutando quella cultura relativista secondo cui non esiste nulla di certo, stabile e decisivo per la vita dell'uomo, e quindi neppure i rapporti d'amore e la promessa di fedeltà degli sposi.

    Parole che hanno già suscitato l'ennesima lite nella sinistra laicista e «zapateriana», obbligando il tentennante Romano Prodi (accusato da Mastella di cedere ai diktat di Pannella) a prendere le distanze dalla manifestazione pro Pacs che si svolgerà domani a Roma, mentre Rifondazione Comunista, Ds, Radicali, Verdi e Sdi accusano il pontefice di praticare una «ingerenza particolarmente odiosa», secondo le parole di Daniele Capezzone, e di «essere entrato - come sostiene Titti De Simone di Rifondazione Comunista - in campagna elettorale».

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    OSSERVATORE ROMANO CONTRO MANIFESTAZIONE ROMA SU PACS

    Ansa

    L'Osservatore Romano scende in campo contro la manifestazione pro-pacs di domani. "'E' soprattutto sul piano delle provocazioni che sembra che il dibattito si stia collocando: è tipica la convocazione, in una centralissima piazza di Roma, di una manifestazione per benedire laicamente le unioni di fatto" si legge in un articolo che sarà pubblicato domani.

    Per il quotidiano d'Oltretevere il modo di portare avanti il confronto sulle diverse posizioni parte con un vizio d'origine: al posto delle "idee fioccano gli slogan" e "il ragionamento lucido e pacato viene sostituito da cortei e da invettive".
    Di una cosa, tuttavia, l'Osservatore si dice certo, che "siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva, inimmaginabile fino a qualche decennio fa e che ha per oggetto la famiglia", un soggetto che necessita di essere difeso. "Per difenderla non c'é bisogno di argomenti teologici o religiosi - si legge - bastano comuni argomenti umani".

    BERTINOTTI, SONO GIA' NEL PROGRAMMA DELL' UNIONE

    I pacs "sono già nel programma dell'Unione e dovranno entrare nel programma del governo": lo ha ribadito oggi pomeriggio ad Assisi il segretario del PRC, Fausto Bertinotti. Questo punto del programma dell'Unione "é stato già scritto e concordato da tutti", ha ricordato Bertinotti, ribadendo che "Prodi stesso ne aveva parlato ripetutamente. Mi pare non ci siano dubbi da questo punto di vista". Ora la questione pacs "dovrà entrare nel programma del governo, per questo deve essere scritto come è scritto", ha concluso Bertinotti.

    FORZA NUOVA, DOMANI CONTROMANIFESTAZIONE A ROMA

    Contromanifestazione domani di Forza Nuova per contestare l'iniziativa "Tutti in pacs". La formazione di estrema destra manifesterà alle ore 16.00 in Piazza Goldoni in contemporanea con l'iniziativa a Piazza Farnese. "La sinistra perderà le elezioni perché, invece di curarsi degli lavoratori e delle classi meno abbienti oggi è impegnata nello scalare banche e nell' assecondare mode contronatura" dichiara Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova e cosegretario di Alternativa Sociale. "In Spagna il matrimonio omosessuale, introdotto da Zapatero, ha rappresentato quest'anno lo 0,28 % delle unioni dimostrando così che questa rivendicazione non interessa la gente comune e viene sollevata solamente per danneggiare la famiglia ed i valori fondanti cristiani della società", conclude Fiore.

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    BERTINOTTI POLEMICO CON L'UNIONE SU DONNE, GAY E OPERAI

    (ANSA)

    Per il leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti il centrosinistra non puo' piu' tirarsi indietro dall'impegnarsi sulle questioni piu' scottanti: metalmeccanici, aborto e pacs.
    Intervistato da LIBERAZIONE, Bertinotti giudica questi temi ''fondamentali'' per segnare il distacco e la diversita' dal centrodestra.
    ''Il problema del rapporto con quelli che chiamano i "poteri forti" - prosegue Bertinotti - davvero e' il problema di fondo del centrosinistra''. Bisogna, dice il segretario di
    Rifondazione, rifiutare ''il condizionamento dei poteri forti''.
    ''Non penso affatto - afferma il segretario di Rifondazione - a cancellare gli interessi e i valori che oggi sono difesi dalla Confindustria o dalla Chiesa. Per carita'. Voglio che sia smatellata la posizione di privilegio, di comando - di dominio - dei poteri che rappresentano quegli interessi e quei principi. E
    poi voglio trattare con loro (...)''.
    Bertinotti fa sapere infine di non essere contento per l'affermazione del leader dell'Unione Romano Prodi, il quale si e' detto ''amareggiato'' per la manifestazione di oggi a favore dei Pacs.

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    PACS E ABORTO, CORTEI TRA POLEMICHE A ROMA E MILANO

    Ansa

    Cortei simultanei a Roma e Milano a sostegno rispettivamente dei Pacs e alla legge 194 sull'aborto. Nel capoluogo lombardo un cartello azzurro con la scritta 'Siamo uscite dal silenzio' ha aperto il corteo: 100mila i partecipanti secondo la Cgil, non meno di 50mila per le forze dell'ordine.
    Le polemiche: 'Espressione di vetero-femminismo', sentenzia il Movimento per la Vita, mentre il ministro Storace definisce i cortei di Roma e Milano 'anticipazioni del carnevale'. Per Mastella (Udeur) 'e' un modo provocatorio e vanitoso di porre le questioni'.
    Sui Pacs scontro a distanza Casini-Arcigay. Il presidente della Camera, di fronte all'amarezza di Prodi, replica: 'Prodi amareggiato? Noi siamo invece preoccupati. La politica dell'Unione per la famiglia non la fa il Professore ma l'Arcigay'. E l'Associazione replica: 'Le polemiche fanno parte di un'operazione di sciacallaggio politico'.
    Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, insiste invece nello stigmatizzare la presenza 'attiva' del giudice di Cassazione Palombarini, una presenza non condivisa neppure dal leader dell'Udeur Clemente Mastella. Ma il magistrato della Suprema Corte denuncia: 'Stanno mettendo a rischio la laicita' dello Stato'.

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    FIORONI (MARGHERITA)

    «NON sono amareggiato. Sono inquieto. E sottollineo che sto usando un termine gentile». A Giuseppe Fioroni, responsabile enti locali della Margherita, la manifestazione di oggi a Roma proprio non va giù e non usa mezzi termini per condannare quella che considera «un’inutile provocazione». Una provocazione che mette in crisi l’Unione? «Su temi come questi occorre uno sforzo di saggezza e serietà da parte dell’Unione, ma soprattutto da parte di quelle forze che vogliono costruire il partito Democratico». Può spiegarsi meglio? «I diritti delle unioni civili, diritto alla pensione, alla successione, all’assistenza sanitaria, sono temi importanti che meritano una risposta perché generano sofferenza». E manifestazioni come questa non aiutano? «Manifestazioni simboliche e provocatorie come questa non sono utili alla risoluzione di questi problemi». Crede ci sia il rischio, per l’Unione, di perdere anche consensi elettorali? «Più del 75% degli italiani si è già espresso sul valore che attribuisce a temi importanti come quelli della vita e della famiglia. È grave, per una forza che si candida a governare il Paese, non essere in sintonia, nell’agenda delle priorità del proprio programma, con la maggioranza degli italiani». Non solo è grave, ma si rischia di perdere le elezioni? «Esattamente. Su questi temi abbiamo già perso un referendum, non vorrei che questi atteggiamenti poco saggi e inutili ci facessero perdere le elezioni». Eppure, come ha ricordato Bertinotti, avete già inserito i Pacs nella bozza del vostro programma? «Non è vero. E la manifestazione di Roma lo dimostra. Se c’è qualcuno che manifesta per i Pacs significa che questi non vengono riconosciuti. Nella sua bozza di programma, infatti, l’Unione ha detto sì alla linea della tutela dei diritti, ma ha detto no a tutte quelle formule che scimmiottano il matrimonio»

  7. #7
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    Complimenti a Mantide, bella paccottiglia di banalità sulla necessità di non riconoscere in alcun modo gli amori che non gli piacciono, sugli equivoci Pacs-matrimonio (talmente diversi che fu Aznar, e non Zapatero, a istituire i Pacs, dunque dovrebbe essere una posizione di centrodestra; non in Italia, ovviamente, dove il centrodestra è schiavo dei dettami del Vaticano, come se i Papi non ne avessero commessi di errori nella storia...) e Pacs-adozioni (leggiti il ddl Grillini e non troverai il minimo accenno all'adozione, ma ovvio, è più comodo inquinare le acque).

    Rifacendomi ad alcune delle banalità suddette, "è necessario il dialogo"; come mai allora il centrodestra non presenta alcun disegno di legge su unioni civili tra gay, ma al massimo si dichiara disponibile a votare dei "patti privati"? Non sono di centrosinistra, ma non c'è dubbio che voterò per loro, visto che per la Casa delle Libertà il mio amore non ha alcuna dignità.
    Che me ne faccio dei patti privati, posso già firmarli volendo; è ovvio che a voi sia del tutto estraneo il rispetto per altre forme di amore, che non devono aver alcun riconoscimento "pubblico" ma soltanto privato; insomma, continuare a essere nascoste, al chiuso, lontane dai vostri occhi. Sono sicuro che non l'avrete vinta, il vostro sogno di privare di ogni forma di riconoscimento pubblico i gay (perché, secondo il tuo post, le conseguenze di una minima apertura sarebbero catastrofiche... Facevi prima a citare Sodoma e Gomorra, per sintetizzarle) non potrà andare avanti all'infinito.

  8. #8
    :-)
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    Faccio anche notare che il forum "Destra Radicale" si è dimostrato su posizioni molto più aperte di quelle che leggo qui, con molti "fascisti" a favore dei Pacs... E' ovvio che queste posizioni non siano più credibili per nessuno, ma pur di attaccare l'opposizione di centrosinistra negate ogni apertura con posizioni ormai superate da tutti, e contro i diritti civili...

  9. #9
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    Prodi corre e voi della Casa dei Divieti inseguite, sempre più con il fiatone.

    La questione non riguarda solo le coppie gay, anche se voi della Casa dei Divieti fate terrorismo e focalizzate la cosa solo sui gay e parlate addirittura di adozioni gay, che in Italia nessuno ha proposto, usando anche l'espressione terroristica "linea Zapatero da parte di Romano Prodi", quando invece dovreste parlare casomai di "linea Aznar da parte di Romano Prodi", perchè in Spagna, tralaltro, i PACS li approvò Aznar e non Zapatero. Ci sono tantissime coppie eterosessuali che non vogliono la rigidità del matrimonio. Non c'è nulla di anticattolico in questo: i cattolici si sposeranno in chiesa per tutta la vita, e gli altri, e anche i cattolici, saranno liberi di scegliere.

    Prodi è un cattolico e non sottoscriverebbe mai un PACS, nè mai lo avrebbe sottoscritto in passato, ma è un cattolico che non vuole obbligare a comportarsi da cattolico nessun'altro che sè stesso, è cioè un cattolico liberale, mentre voi della Casa dei Divieti con il liberalismo non c'entrate nulla.

  10. #10
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    Avete fatto degli interventi polemici con la CDL,ovviamente,senza notare che la "paccottaglia" che ho postato altro non è che dichiarazioni prese dall'Ansa ed un paio di articoli,peraltro neanche tanto banali,specie il primo.

    Inoltre,presi dalla solita foga di criticare e di accusare gli altri non vi siete accorti nemmeno che il 3d è basato essenzialmente sulle divisioni politiche che i Pacs stanno causando al sedicente leader Romano Prodi.

 

 
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