Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito La crisi del tappeto ormai alle spalle?

    Nonostante la crisi economica mondiale, la concorrenza cinese e pakistana ed il cambio generazionale dei gusti che tutt'ora in Italia viviamo, pare che il mercato dei tappeti stia tornando in positivo.
    A confermarlo sono i dati snocciolati dal Centro Iraniano Nazionale Morteza Faraji che rivela di aver raggiunto (dopo tanti anni difficili) un picco di svolta nelle esportazioni dei tappeti persiani: 388 milioni di dollari nei primi nove mesi dell'anno (calendario iraniano)

    "Sono stati esportati 388 milioni di dollari di tappeti persiani negli Stati Uniti e nei paesi europei durante i primi nove mesi dell'anno in corso (anno civile iraniano iniziato il 21 marzo 2006) contro i 480 milioni di dollari totalizzati nell'anno scorso!" Il presidente del Centro Iraniano Nazionale Morteza Faraji del tappeto ha previsto quindi che saranno raggiunti i 500 milioni di dollari per la fine dell'anno. Il Centro Iraniano Nazionale del Tappeto in collaborazione con il Ministero del commercio sta progettando di approntare un certo numero di misure puntate a cambiare la tendenza negativa nei mercati mondiali dei tappeti persiani, e pare che qualche risultato si sia già ottenuto. "Stiamo provando a cambiare la tendenza corrente in un senso positivo" -ha dichiato il presidente del centro- "Alla luce delle misure approntate, prevediamo una tendenza ascendente nel commercio persiano. Finora, abbiamo identificato dieci paesi nell'obiettivo per le esportazioni persiane della tappeto, per questo il Centro Iraniano Nazionale del tappeto sta progettando di cominciare trattative di vendita direttamente con le aziende straniere di quei paesi.

    Tratto da: http://www.iranmania.com/News/Articl...rent%20Affairs

  2. #2
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    Predefinito

    Notizia interessante,
    sarebbe utile capire quali sono i corrispondenti ed eventuali aumenti in volume delle esportazioni e di che genere qualitativo, ma dubito che un dato del genere sia facile da estrapolare. Negli ultimi anni infatti i prezzi alla fonte stanno aumentando costantemente con tassi a due cifre e questo incremento a valore potrebbe significare anche una stabilità o addirittura una flessione del mercato del tappeto persiano, almeno in termini qualitativi.

    La mia sensazione a riguardo del mercato del tappeto orientale ed in particolare di quello persiano è che rispecchia una tendenza generale ad un'allargamento della forbice tra più e meno abbienti nei paesi cosiìdetti "avanzati" . Tutta una serie di qualità "intermedie" che negli ultimi decenni del '900 avevano arricchito le case degli Italiani sono ormai scomparse e sostituite da manifatture imitative a basso costo.. eclatante il caso dei Nain,
    ma anche Veramin per citarne una...... lasciando da parte quelle schifezze di finti caucasici. Ho visto che a Tabas si stanno dando da fare anche con la modellistica di Tabriz!!!

    Di contro mi risultano incrementi nella domanda di tappeti finissimi contemporanei come i Qum in seta e gli Isfahan più fini. Delle stesse provenienze esemplari di qualità più "abbordabili" sembrano non incontrare grande interesse.

    Almeno in Italia registro il seguente andamento:
    Il tappeto è divenuto nel tempo oggetto quotidiano nella casa di ognuno ma pochi commercianti e nessun "venditore" (che sono cose distinte) si è preso la briga di trasmetterne la cultura che ogni tappeto orientale ha in se come fondamentale valore. Di contro il mercato si orienta in tal senso: la maggiorparte degli acquirenti vive l'acquisto del tappeto orientale come normalissimo ornamento e decoro della casa senza alcun interesse alla storia e tradizione. E' un fatto prettamente "estetico" per cui non importa cosa si acquista ma basta che piace e "ci stia bene".

    Ecco che i tappeti vivono la crisi della mancanza di valore aggiunto e di modalità di vendita estranee secondo me all'arte ma che in Italia, ma un pò ovunque, trovano molto riscontro. Parlo ovviamente degli sconti del 70%, le liquidazioni per fallimento, le superofferte nei supermercati etc etc.

    In Iran non hanno fatto altro che seguire questa tendenza, non solo per scelta ma anche per necessità essendoci poca manodopera. Hanno seguito i produttori "imitativi" scendendo sul piano della competizione sul prezzo per poi
    ritrovarsi incartati in una competizione che, per valori, si può (sempre a mio parere) affrontare solo in termini di qualità. Nè più nè meno di come hanno sempre fatto, ad esempio tra la fine '800 ed il primo quarto del '900 quando aggredirono il mercato internazionale con nuove produzioni di ottima qualità (Saruq Americano, Qum, Nain).

    cosa ne pensate?

  3. #3
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito

    Spunto interessante e che merita di essere approfondito.
    Personalmente non amo molto la produzione iraniana (parlo di quella contemporanea) ne tantomeno il loro senso degli affari che già ai tempi dei Sarugh "americani" e dei tappeti Ziegler (nome della ditta tedesca che impiantò direttamente in Persia la produzione di tappeti dall'omonimo nome) standarizzo la sua arte per trasformarla in un business.
    Sulla scia di questi comportamenti l'Iran ha continuato per anni a sommergerci di tappeti "ciofeche" o fotocopia fino alla svalutazione totale del prodotto stesso. Oggi però i tappeti fotocopia li fanno anche i cinesi e i pakistani, e li fanno talvolta a costo minore e anche con più fantasia e flessibilità. Di fronte all'ipoverimento culturale cui gli stessi persiani hanno contribuito grazie alla svalutazione che essi hanno ingenerato nel mercato, e a questa concorrenza cinese e pakistana, oggi l'Iran credo si trovi ad una svolta: o si cambia impostazione mentale e si alza il livello qualitativo di produzione oppure il mercato dei tappeti contemporanei muore e cade nella polvere.
    Devi sapere caro leo-one che io non vendo volentieri tappeti persiani, e salvo qualche pezzo vecchio o da battaglia preferisco trattare pezzi caucasici e/o turchi.
    Il cliente medio è smarrito, è disilluso, la gente troppe volte negli anni passati ha abboccato alla banalizzazione speculativa del tappeto persiano inteso e venduto come bene d'investimento. Oggi quando esibisco un vecchio Yoruk o un Salor leggo in tanti clienti l'incredulità e la disillusione sul fatto che un tale acquisto possa rivelarsi in futuro anche una forma di investimento, riescono difficile crederlo e puntano tutto sulla piacevolezza del pezzo o sull'adattabilità dello stesso all'interno dell'ambiente predestinato.
    E anche da quì che nasce questo forum. Internet è uno strumento straordinario e anche noi possiamo utilizzarlo per aiutare sia la domanda che l'offerta a ingenerare una svolta. Credo sia necessaria tanta informazione e che questo sia un modo, diversamente il tappeto orientale rimarrà un articolo d'arredamento che tanti improvvisati commercianti di tappeti continueranno a vendere e svendere con l'incapacità che quest'arte non merita.

    Nebbia

  4. #4
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    Predefinito

    'nnaggia... devo prendere ancora confidenza con i comandi di questo forum!!!

    Io amo dire che il marketing, come scienza, ha preso vita dal commercio dei tappeti. Noi tappetai, come ben saprai, rappresentiamo uno dei due mestieri più antichi del mondo... e questo già la dice lunga!!!

    Nei secoli la produzione "urbana" o di "manifattura organizzata" è stata influenzata dai gusti, se non dalle richieste, dei paesi nei quali i tappeti erano destinati, per citare due casi lontani i tappeti Portoghesi ed i Polacchi. Ciò però non aveva tolto senso alla produzione ed alla tradizione.

    Io amo tutti i tappeti in senso lato sia perchè da essi traggo il pane quotidiano da quando sono nato sia perchè se fossero fatti in occidente anche la schifezza più assoluta avrebbe costi indicibili (motivo per il quale ad esempio la produzione di S.Giovanni in Fiore in Calabria da te citata in altra discussione è praticamente estinta). Ma l'evoluzione degli ultimi anni mi ha completamente riorientato alle tue stesse considerazioni, ed i miei acquisti si rivolgono a pezzi vecchi (o semiantichi) o antichi.


    Anche se nella produzione persiana fino ai primi anni '80, prima che il regime portasse svalutazione e massificazione della produzione, qualche cosa devo dire che mi lascia ancora a bocca aperta.

    Sta di fatto che se il tappeto orientale deve essere considerato come un "libro" che racconta la storia e la cultura dei popoli che li hanno annodati, gli unici tappeti recenti da prendere in considerazione, come da Te giustamente evidenziato in apposita discussione, sono per me i War Rugs Afghani. Io ne ho conservati un paio di quelli annodati nei centri ONU al confine col Pakistan dai profughi durante l'invasione Russa.

    ciao,
    leo

  5. #5
    Roberto Mime
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da leo-one Visualizza Messaggio

    Sta di fatto che se il tappeto orientale deve essere considerato come un "libro" che racconta la storia e la cultura dei popoli che li hanno annodati, gli unici tappeti recenti da prendere in considerazione, come da Te giustamente evidenziato in apposita discussione, sono per me i War Rugs Afghani. Io ne ho conservati un paio di quelli annodati nei centri ONU al confine col Pakistan dai profughi durante l'invasione Russa.

    ciao,
    leo
    Come il signor Nebbia sa già, mi piace molto investire in arte.
    Ora, sapendo che i war rugs nacquero durante l'invasione russa dell'Afghansitan, Le chiedo se quelli nati analogamente dopo l'attacco americano siano ugualmente spontanei e interessanti anche da un punto di vista collezionistico e di investimento o se in realtà si tratta di operazioni commerciali eseguite in Pakistan e truccate come opere afghane, come mi aveva fatto del resto intendere un mio caro amico.

    Cordialmente

    Roberto Mime - dirigente

  6. #6
    Forumista
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    Predefinito

    Buonasera,
    giusto in tempo prima di tornare finalmente a casa.

    Dunque a rigor di logica, per quanto ne so io e comunque da quanto anche scritto in un testo inglese sui tappeti dell'Afghanistan del quale le darò riferimento, anche i primi nacquero come operazione "commerciale".

    Per dirla meglio, i tappeti venivano eseguiti prevalentemente nelle zone di confine tra Pakistan ed Afghanistan da annodatori AFGHANI grazie all'organizzazione dell'ONU o di agenzie collegate che attraverso questa produzione in qualche modo finanziavano le grandi necessità imperanti.

    Vennero prodotti, e questi pochi lo sanno e pochissimi lo dicono, anche dei meravigliosi Tabriz 60 radji mentre i tantissimi tappeti con i disegni turkomanni Tekke e soprattutto disegni HATCHLU erano ben riconoscibili per una caratteristica distintiva nei kilim di chiusura delle testate, oltre per alcune caratteristiche che risaltavano ad una disamina diretta (qualità delle lane e dei lavaggi, tecnica di annodatura, colori etc etc.)

    Questo però non toglie, a mio modestissimo parere, che mentre gli altri sono copie, come del resto oggi tutti gli Uzbek, Kazak, Dushambè, Herat, Khotan sempre annodati da afghani prevalentemente in territorio Pakistano, sia i primi che i secondi War Rugs rispondono ad un criterio di rappresentazione di ciò che l'annodatore ha effetivamente sperimentato, visto, vissuto.

    Ecco perchè secondo me questi tappeti, rispecchiano le caratteristiche di un tappeto da collezione: sono testimonianza e "traduzione", secondo la propria cultura e tradizione ed erga omnes di una esperienza diretta dell'annodatore.

    Naturalmente in fatto di criteri per mettere insieme una collezione ognuno può trovare il suo ed ognuno sarebbe ineccepibile. Dato che non sono neanche cose costose, almeno a titolo di curiosità, un pezzo lo terrei... sempre se piace... dato che l'"investimento" è veramente irrisorio.... e che a tutti gli effetti possono definirsi prodotti AFGHANI.

    cordialmente,
    leo

 

 

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