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Menzogne contro i francescani d’Assisi, denuncia il Ministro Generale conventuale
Dopo le misure stabilite da Benedetto XVI per l’organizzazione dei luoghi santi
ROMA, martedì, 10 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Il Ministro Generale dell'Ordine di Frati Minori Conventuali ha denunciato le menzogne dette e scritte contro i frati francescani d’Assisi dopo le misure stabilite da Benedetto XVI per l’organizzazione dei luoghi santi di Assisi.
La risposta ad alcuni articoli di stampa è stata resa nota da un editoriale del bollettino d'informazione internazionale dei frati francescani conventuali, “Fraternus Nuntius”, pubblicato dalla Curia Generale dell'Ordine di Frati Minori Conventuali.
Nel testo, il Ministro Generale fra Joachim Giermek afferma: “Si è detto un po’ dappertutto che l’intenzione dell’attuale Santo Padre espressa nel motu proprio fosse quella di disciplinare i Francescani a circa diciannove anni dall’incontro interreligioso tenutosi ad Assisi nel 1986, che fu caldeggiato da Giovanni Paolo II ma, almeno secondo quanto qualcuno sostiene, osteggiato da Benedetto XVI, allora cardinale Ratzinger”.
“Sono state riportate vere e proprie menzogne da parte di alcuni individui che pur conoscevano bene la verità e, ciononostante, hanno (solo per fare un esempio) biasimato i frati per aver autorizzato o permesso abusi rituali durante le cerimonie religiose dell’una o dell’altra delegazione”, si legge di seguito.
Assisi è stata al centro dell’attenzione mediatica dopo che il Santo Padre, lo scorso 9 novembre, ha emanato una sua personale direttiva – un motu proprio – (cfr. In futuro, per le attività pastorali ad Assisi, i Francescani dovranno ottenere il consenso del Vescovo, ZENIT, 20 novembre 2005) con la quale affidava la cura pastorale delle attività delle Basiliche assisane al Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ridimensionando così quell’autonomia che al Sacro Convento era stata garantita da un provvedimento analogo di Paolo VI, nel 1969.
“Questa era, in realtà, l’unica cosa da rilevare circa il contenuto del documento – constata il Superiore francescano –: (...) tale documento si è tramutato in un’occasione di cui diverse persone, che nell’insieme costituiscono una buona rappresentanza sia del mondo religioso che politico, si sono servite per rivangare antichi rancori o per azzardare le prime (velate) critiche a papa Giovanni Paolo II e/o a papa Benedetto XVI”.
Fra Giermek afferma: “Prima di tutto, non ebbe luogo alcuna dissacrazione di luoghi sacri, come è stato falsamente denunciato da alcuni”.
Secondo, aggiunge, la Santa Sede organizza questi avvenimenti “in casa propria”, “Protocolli di tal genere sono attentamente ed accuratamente vagliati dal Vaticano persino nei minimi dettagli”.
“Scaricare la responsabilità sui frati non è che un bieco stratagemma utilizzato da qualcuno per smaltire vecchi rancori ed esprimere il proprio apprezzamento o disprezzo nei confronti della passata politica della Chiesa, e per tentare di influenzarne la politica futura”, sottolinea.
Ritornando al merito del documento, il Superiore rivela che “è stato oggetto di dibattito per un periodo abbastanza lungo prima della firma del motu proprio. Perciò tale provvedimento papale non è stato proprio una sorpresa”.
In conclusione, fra Joachim Giermek, così come tutto l’Ordine, porge un caloroso benvenuto al nuovo Arcivescovo, monsignor Domenico Sorrentino, che prenderà possesso canonico della diocesi il prossimo 11 febbraio e celebrerà la sua prima Eucaristia in San Francesco il giorno seguente.
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