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  1. #1
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    Arrow Berlusconi: "Decisioni strategiche"

    Al comitatone “motore azzurro” di F.I. riunito al gran completo all’Eur, con la personale presenza del Premier, sono state prese alcune importanti decisioni strategiche;
    1) Secondo i sondaggi personali di Berlusconi, c’è un aumento di quasi 3 punti del numero degli indecisi dopo lo scandalo Consorte. Per cui l’obiettivo assoluto è confondere, delegittimare, accusare, screditare i DS come partito coinvolto in loschi fatti criminosi.
    2) Via libera alla operazione UNIPOL. Il comitato ORDINA ai consiglieri forzisti di ognuno dei 6000 comuni retti dalla sinistra, di presentare immediatamente interrogazioni ai sindaci per sapere se la giunta ha sottoscritto una polizza all’unipol. Questo per dimostrare di che natura sia il legame tra SX e i loschi affari delle COOP.
    3) Tour d’Italia che partirà il 21 Gennaio in ogni capoluogo regionale, verrà montato un tendone da circo con bande musicali, palloncini, majorettes, una varietà infinita di gaget; dagli adesivi, alle magliette, dalle cinture fluorescenti alle confezioni di preservativi con la scritta: Vota Forza Italia e non andrai in rosso!

  2. #2
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    Il Paese di Pulcinella
    07 Gennaio 2006
    Michele Ciliberto

    Dispiace dirlo: ma l’Italia è veramente il paese di Pulcinella.
    Silvio Berlusconi - l’incarnazione del più gigantesco conflitto di interessi e di poteri che si sia visto nelle società moderne dopo Montesquieu, la Rivoluzione francese e il Codice civile napoleonico - ha preso la parola per dire che l’intreccio di politica e affari è una cosa assai grave e che esso va combattuto con determinazione. Si potrebbe pensare a una sana, quanto tardiva autocritica, ma non è così.
    Per il presidente del Consiglio sono le cooperative e i Democratici di sinistra che vanno messi sotto processo ed educati ai principi della democrazia moderna che essi non conoscono, come mostrano le vicende dell’Unipol e del suo ex-presidente Giovanni Consorte. A parlare è lo stesso Berlusconi che, come è noto, ha costruito tutte le sue fortune economiche e politiche facendo dell’intreccio di affari e politica il centro propulsivo di tutta la sua carriera - prima come imprenditore, grazie all’appoggio di pezzi importanti di quella che furono la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista; poi come politico in prima persona, attraverso il varo di una serie di leggi ad personam che, cancellando o mandando in prescrizione reati assai gravi, ne hanno garantito la sopravvivenza politica, consentendogli oggi di dare lezioni di moralità pubblica alla sinistra. Il paese di Pulcinella, appunto: solo in Italia è possibile assistere a spettacoli di questo genere, con un capovolgimento dei ruoli in commedia che farebbe sorridere, se non indignasse.
    Quando si farà la storia dell’Italia contemporanea bisognerà dedicare largo spazio a Berlusconi e al berlusconismo e sforzarsi di vederne la genesi che va collocata dopo il 1989, la caduta del muro di Berlino, il tramonto della funzione dell’Italia come decisiva marca di frontiera tra Oriente ed Occidente, la fine della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista. Nel fare questo bisognerà evitare “la notte in cui tutte le vacche sono nere”. L’intreccio di politica ed affari che è l’anima del berlusconismo è stato reso possibile dalla crisi della cosiddetta prima Repubblica e dalla politica di Bettino Craxi, al quale Berlusconi deve larghissima parte della sua fortuna economica e politica; ma è sbagliato confondere l’uno con l’altro, come è un errore molto grave mettere sullo stesso piano personaggi della vecchia Dc e il personale politico del berlusconismo, anche se, in qualche caso, c'è una continuità a livello di uomini e anche di ministri. Qualunque sia stato il giudizio che si voglia dare su di lui - e che dovrà essere equanime - Craxi è stato un uomo politico, Berlusconi no: appartiene a un’altra razza. Si compiace di fare l’elogio dell’antipolitica che, in ogni caso, è una forma della politica, ma con la politica Berlusconi non ha niente a che fare. Se dovessi darne una proiezione storica, direi che è un “personaggio” dell’epoca di Luigi Filippo, che come motto aveva il programma nel quale si condensa la vita di Berlusconi: «arricchitevi!». Fra le responsabilità più grandi dell’attuale presidente del Consiglio ce ne sono due: avere distrutto la politica e il dibattito politico, abbassando in modo mai visto il livello del personale politico - a cominciare da quello dei suoi parlamentari, considerati “addetti” al suo servizio -; avere deformato, fino al grottesco, il rapporto fra esecutivo, legislativo e giudiziario con l’elezione in Parlamento dei suoi avvocati di fiducia e con la nomina di uno di essi, addirittura, alla Presidenza della Commissione che si interessa della riforma delle leggi. È un paradosso della storia recente italiana: in una sorta di eterogenesi dei fini, Berlusconi è quello che più si è giovato dell’azione dei giudici contro la politica: senza Tangentopoli la sua ascesa sarebbe stata impossibile. Salvo iniziare contro la magistratura una lotta implacabile, una volta preso il potere (per via democratica, s’intende). Al suo livello Berlusconi è la verifica vivente dell’attualità della “critica della democrazia” di Tocqueville.
    Con la politica Berlusconi non ha niente a che fare, non è un politico: si muove solo e soltanto nella sfera degli interessi privati, personali; è fermo al livello della “società civile”, non è mai salito - non gli è mai interessato - al livello dello Stato. Che un personaggio di questo tipo osi oggi dare lezioni alle cooperative e ai Ds, ergendosi a coscienza morale del paese, ecco: questo è possibile solo nel paese di Pulcinella.
    Ma quando si farà questa storia, occorrerà anche mettere in evidenza gli effetti che il berlusconismo ha avuto sulla generale vita del paese, sulla sua costituzione interiore, sul suo ethos. E sono stati effetti dirompenti. Il berlusconismo ha inciso sui caratteri della nazione, sui comportamenti individuali, sugli stili di vita, su quella dimensione complessa del vivere civile che sono i “valori” in cui una comunità si riconosce. Lo ha fatto - è questa la ragione del suo successo - intrecciando modernizzazione e arretratezza: in Italia, con il berlusconismo si è avuto il singolare fenomeno di una regressione sostanziale che si è intrecciata con forme perverse di modernizzazione, connesse alle nuove esigenze - e alle nuove aspettative di vita - che sono proprie degli individui delle società contemporanee. È difficile comprendere la storia italiana di questi anni - e anche di queste settimane - se non si tiene conto di quello che il berlusconismo ha rappresentato, facendo sentire i suoi effetti in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, trasformando in senso comune la persuasione che la legge sia un optional, che sia possibile rifarla a seconda dei propri interessi, che non ci siano vincoli giuridici insuperabili e che tutto sia permesso. Negli ultimi dieci anni si è diffusa l’idea che la nostra società sia una sorta di Far West in cui l’unico valore è l’interesse personale e l’unico principio è quello dell’arricchirsi pagando “qualunque prezzo”, se è necessario. Solo nel paese di Pulcinella è possibile far finta di dimenticare cosa è stato il berlusconismo, mettendosi a parlare delle cooperative come se fossero una sorta di mela marcia da sanare.
    Le cooperative sono una grande risorsa dell’Italia, un pezzo fondamentale di quella che Norberto Bobbio chiamava «l’Italia civile». Non sono un patrimonio né del Pci né dei Ds, sono un pezzo importante del movimento riformatore, socialista e cattolico, di questo paese fin dall’inizio del ‘900. E molto prima di quanto abbiano fatto i dirigenti storici della sinistra, esse hanno saputo riconoscere il valore del mercato contribuendo, con politiche concrete, a riformarlo in senso moderno. Questo non toglie - anzi rende più gravi e più acute - le responsabilità politiche (non voglio dire quelle giudiziarie) di quei dirigenti dell’Unipol che, invece di restare fedeli allo spirito cooperativo, hanno ritenuto di muoversi con una spregiudicatezza che è tipica dello “spirito del tempo”, ma che è estranea alla “missione” delle cooperative, ieri e oggi. Questo è il vero, gravissimo errore che è stato commesso: soggiacere alle regole, e allo “spirito”, dell’Italia berlusconiana.
    Ma porre la questione in termini morali o addirittura personali, questo non ha senso. Il problema è tutto e solamente politico, sia per le cooperative che per i Democratici di sinistra. E non serve né agli uni né alle altre pensare di poter uscire da questa crisi riproponendo il tema della questione morale o della “diversità” pubblicando l’intervista di Enrico Berlinguer ad Eugenio Scalfari. Tutto è cambiato rispetto a quei tempi.
    Oggi i punti politici essenziali sono due: ridefinire i rapporti tra Democratici di sinistra e cooperative in modo nuovo, sulla base di una reciproca - e praticata - autonomia; proporre leggi che assumono la legge e, in primo luogo, la trasparenza senza aggettivi come “principio” fondamentale del mercato e dei rapporti tra politica e imprese, consentendo alle cooperative di procedere nella loro missione e ai partiti di svolgere il loro ruolo, nel loro ambito, senza tifare né per l’ “uno” né per l’ “altro”, anzi senza neppure entrare nello stadio.
    Quello che bisogna riuscire a fare in questi giorni è risalire dagli effetti alle cause, dagli errori a ciò che li ha generati, uscendo dalla difensiva, additando quelli che sono i termini reali della questione, indicando i responsabili della “crisi” italiana, rimettendo sui piedi un mondo che, in questi giorni, appare capovolto. Ma tutto questo sarà impossibile se non si lavora, giorno dopo giorno, a una profonda riforma dello “spirito pubblico” di questo paese, facendo forza sulle energie etiche e politiche che si sono sprigionate da quella eccezionale esperienza che sono state le “primarie”. Bisogna contrastare lo “spirito del tempo”, assumendosi tutte le proprie responsabilità: questo è il problema - etico e politico - di fondo: se i dirigenti dei Ds e delle cooperative sapranno fare questo - parlando un linguaggio di verità - saranno capiti e seguiti dalla loro gente. E, finalmente, manderemo a casa Pulcinella.

  3. #3
    Bananas
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    Citazione Originariamente Scritto da sophos
    Al comitatone “motore azzurro” di F.I. riunito al gran completo all’Eur, con la personale presenza del Premier, sono state prese alcune importanti decisioni strategiche;
    1) Secondo i sondaggi personali di Berlusconi, c’è un aumento di quasi 3 punti del numero degli indecisi dopo lo scandalo Consorte. Per cui l’obiettivo assoluto è confondere, delegittimare, accusare, screditare i DS come partito coinvolto in loschi fatti criminosi.
    2) Via libera alla operazione UNIPOL. Il comitato ORDINA ai consiglieri forzisti di ognuno dei 6000 comuni retti dalla sinistra, di presentare immediatamente interrogazioni ai sindaci per sapere se la giunta ha sottoscritto una polizza all’unipol. Questo per dimostrare di che natura sia il legame tra SX e i loschi affari delle COOP.
    3) Tour d’Italia che partirà il 21 Gennaio in ogni capoluogo regionale, verrà montato un tendone da circo con bande musicali, palloncini, majorettes, una varietà infinita di gaget; dagli adesivi, alle magliette, dalle cinture fluorescenti alle confezioni di preservativi con la scritta: Vota Forza Italia e non andrai in rosso!
    Ok che siamo in campagna elettorale, ma forza italia mi sembra che sia un partito di fessi e soprattutto, dopo 5 anni, fesso è chi crede sempre ad una massa di parolai e banditi.

 

 

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