[rosa nel Pugno] ROMA — Romano Prodi ha accolto la Rosa nel Pugno nell'Unione. Dopo un incontro coi radicali, ha definito il colloquio «utile» e ha aggiunto che la Rosa nel Pugno «parteciperà alla vita politica dell'Unione». Da tempo i radicali volevano parlare col capo della coalizione, il Professore li ha accontentati. E ora, commenta il segretario radicale Daniele Capezzone, «se sono rose fioriranno». A giudicare dalle parole di Prodi sono già fiorite. Capezzone e i suoi compagni hanno fatto un elenco degli argomenti sui quali puntano. In primo luogo i Pacs, la legittimazione delle coppie di fatto. Poi l'amnistia, la libertà di cura e di ricerca scientifica e una nuova legge libertaria sulle droghe.
Il pacchetto dei radicali contempla inoltre un tema ancora più scabroso come l'abolizione del Concordato con la Chiesa cattolica. E si chiude con un capitolo dì riforme socioeconomiche (abolizione degli ordini professionali, fine del valore legale del titolo di studio, ecc.) definito “agenda Giavazzi”, dal nome dell'editonialista del Corriere della Sera. Nel tentativo di convincere Prodi, Capezzone ha spiegato che la Rosa nel Pugno, con una campagna elettorale su questi temi, è in grado di catturare voti in aree sociali estranee all'Unione. Il centrosinistra dovrebbe perciò «far tesoro di questo nostro valore aggiunto». Prodi annotava. Ma quando è venuto il suo turno ha fatto appello alla cautela. “Come sapete — ha esordito — io sono un laico bigotto”. E cioè: non vi seguo sulle vostre campagne laiciste. «Non è che vi voglia porre veti, solo mi raccomando di stare attenti a non esagerare, i temi eticamente sensibili possono creare divisioni, mentre è necessario mantenere una forte coesione della coalizione».
Allora Capezzone ha cercato di essere ancora piu convincente. Ha detto che la Rosa nel Pugno potrebbe rivelarsi un alleato molto più affidabile di altri gruppi. Per esempio, sulla questione Iraq “è molto più facile trovare un'intesa con noi che con Diliberto”. Su molti problemi di politica estera sarebbe semplice accordarsi, «molto più che far bere la Coca Gola a Marco Rizzo». In altre parole, i radicali sono disposti a sposare il programma Prodi e in cambio chiedono di fare i battitori liberi, di «andarci a cercare appoggi trasversali in Parlamento su innovazione economica sociale e laicità dello Stato». A Prodi sta bene. La svolta è salutata come «un fatto importante» da Marco Pannella. I radicali si aspettavano un apertura di credito analoga dai Ds. L'attendeva anche il leader dello Sdi, Enrico Boselli, artefice della costruzione della Rosa nel Pugno. E ora si rammarica: «Peccato, Fassino ne ha parlato solo di sfuggita».
CORRIERE DELLA SERA




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