"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
Un accordo militare tra il governo Berlusconi e Israele
Lo Stato di Israele a partire dal 2000, da quel rifiuto delle “generose concessioni” di Barak da parte di Arafat che sanciva il fallimento del processo di
Oslo (che avrebbe portato, attraverso l’ipocrita formula dei “due popoli due
Stati”, al totale soddisfacimento degli obiettivi di Israele), è stato sempre più
sostenuto dalle potenze imperialiste nella sua opera di cancellazione della
Palestina in quanto entità autonoma. Il sostegno ad Israele è totale non solo
nel campo diplomatico , dell’informazione, della repressione della solidarietà
nei confronti dei palestinesi (dichiarando terroriste le organizzazioni che affrontavano l’occupante), ma si è concretizzato anche nell’appoggio militare diretto alle forze armate israeliane.
In tal senso si veda la risoluzione 1701 con cui i soldati ONU sono stati inviati
in Libano a difendere il confine nord di Israele e a contenere Hezbollah, una
volta che questo obiettivo era stato mancato dallo Stato ebraico. Le flotte
occidentali, nel quadro della “lotta al terrorismo”, collaborano con la marina
israeliana nella perquisizione delle navi mercantili che navigano nel Mediterraneo orientale.
Passo dopo passo, Israele è stata ammessa come partner della NATO, ha
ricevuto i sottomarini Dolphin dotati di tubi per il lancio di missili da crociera;
partecipa all’insieme dei progetti che compongono la cosiddetta difesa antimissilistica ed al programma missilistico pensato per neutralizzare i satelliti militari di paesi non appartenenti alla NATO.
Militari israeliani partecipano alle manovre NATO anche nei poligoni della
Sardegna, dove sono stati riprodotti i centri urbani tipici delle città arabe per
dare modo ai soldati occidentali di familiarizzarsi con il combattimento in quei
luoghi (ovviamente la parte degli addestratori spetta agli israeliani).
In questo quadro rientra il «Memorandum d'intesa tra il Governo della
Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa», firmato a Parigi il 16 giugno 2003 (durante il Governo Berlusconi II) dal ministro della Difesa Antonio Martino e dal suo omologo Shaul Mofaz. L’accordo è stato ratificato e reso esecutivo dalla Legge 17 maggio 2005 n. 94, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale del 7 giugno 2005. Essa è reperibile su internet, in uno qualsiasi dei siti da cui è possibile scaricare la Gazzetta. La legge si compone di 11 articoli e fa riferimento a un Memorandum segreto: infatti l’articolo 5 recita: «Resta inteso che le attività da svolgere ai sensi del presente Memorandum of Understanding (MoU), saranno soggette all'Accordo di Sicurezza firmato dalle competenti Autorità di Sicurezza delle due Parti, il 5 ottobre 1987».
Cos’è questo Accordo segreto firmato addirittura nel 1987? Esso è segreto
anche al Parlamento, eppure, nonostante ciò, il Parlamento ha approvato
la legge di ratifica anche con i voti dell’opposizione di centro-sinistra. È
un accordo che va ben oltre tutte le intese firmate dai paesi occidentali con
Israele (se si eccettuano gli USA) e sancisce la fine della politica di sensibilità
e attenzione verso la questione palestinese portata avanti per tanti anni
dai governi italiani. Esso, di fatto, pregiudica le possibilità dell'Unione
Europea di svolgere un ruolo di primo piano nel negoziato di pace tra Palestina
ed Israele perché uno Stato membro, l’Italia, diventa parte in causa di un
accordo militare bilaterale con Israele. Inoltre rappresenta un grave aggiramento delle normative italiane sul commercio di armi a partire dalla Legge 185/90, che le lobby militari e dell'industria della difesa vedono come fumo negli occhi. Ciò vale anche per i nuovi settori di cooperazione che verranno individuati come attività di interesse reciproco.
Oltre alla segretezza l’altro elemento che colpisce è la vastità dei campi interessati dal Memorandum e la comunanza di scopi ed obiettivi dichiarata fra
i due paesi: siamo appena un gradino sotto ad un trattato di alleanza militare.
Anche le riunioni si svolgeranno ai livelli massimi, politici e militari e - si può
supporre - dei servizi segreti. In pratica il sostegno totale ad Israele si sposta
dalla politica al campo militare. E si estende alla collaborazione fra le industrie
del settore. Nulla è stato trascurato. Gli obiettivi dell’intesa sono enunciati
all’articolo 2: le parti convengono di stabilire rapporti reciproci tra i ministri
della difesa e a livello di Capi di Stato Maggiore, al fine di stabilire una cooperazione che consentirà ad entrambe le forze armate di aumentare le loro capacità di difesa. E si elencano i settori interessati: industria della difesa e politiche di approvvigionamento di competenza del Ministero della Difesa, importazione, esportazione e transito di materiali militari e di difesa, operazioni umanitarie, organizzazione delle forze armate, struttura e materiali di reparti militari, gestione del personale, formazione e addestramento, questioni ambientali e inquinamenti provocati da strutture militari,
servizi medici militari, storia militare, sport militare. L’articolo 3 è il
cuore dell’accordo: dopo aver definito al comma 1 i modi di gestione dell’accordo(riunioni dei ministri della difesa, dei Capi di Stato Maggiore e dei loro vice, scambio di esperienze tra esperti, organizzazione e attuazione di attività di addestramento ed esercitazioni, convegni, conferenze e corsi e, nota bene, pubblicazioni educative), passa a descrivere le attività che intende promuovere:
«2 - Le parti intendono altresì agevolare l'attuazione della cooperazione nei settori militare e della difesa con lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware; conseguendo una migliore comprensione delle necessità militari e di difesa e delle relative soluzioni tecniche, tramite la cooperazione
nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione.
3 - Le parti incoraggeranno le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali di interesse per entrambe le Parti. Tale cooperazione riguarderà la ricerca, lo sviluppo e la produzione.
4 - Ai fini del Presente MoU, per "informazioni tecniche" si intendono tutti i dati
tecnici o commerciali e le informazioni operative, comprese, ma non esclusivamente, le informazioni riservate, quelle sui clienti, il know-how, i brevetti ed il software per computer.
5 - Le informazioni tecniche, compresi i Pacchetti sui Dati Tecnici (“TDP"), fornite all'altra Parte allo scopo di offrire o presentare offerte, ovvero dare esecuzione ad un contratto in materia di difesa, non saranno usate per scopi diversi senza il previo consenso scritto della Parte da cui provengono,
nonché senza il previo consenso dei proprietari o di coloro che controllano i diritti di proprietà di tali informazioni tecniche, e saranno trattate con lo stesso livello di attenzione che la Parte applicherebbe alle proprie informazioni tecniche.
6 - In nessun caso le informazioni tecniche, i TDP o i prodotti da essi derivati
saranno trasferiti a Paesi Terzi o Parti Terze, senza il previo consenso scritto della Parte da cui provengono. Il trasferimento a Paesi Terzi o Parti Terze di materiali e/o informazioni tecniche e/o di articoli da essi derivanti,
generati dal presente MoU o acquistati in conformità con esso, saranno oggetto di singoli accordi fra le Parti.
7 - Le Parti, in conformità con le rispettive Leggi e Regolamenti, concederanno un trattamento adeguato alle offerte di materiali, servizi e know-how per la difesa provenienti dall' altra Parte.
8 - Le Parti si adopereranno al massimo per contribuire, ove richiesto, a negoziare licenze, royalties ed informazioni tecniche, scambiate con le rispettive industrie. Le Parti faciliteranno inoltre la concessione delle licenze di esportazione necessarie per la presentazione delle offerte o proposte
richieste per dare esecuzione al presente MoU, conformemente alle rispettive Legislazioni Nazionali delle Parti.»
Qui siamo agli “affari” tra le industrie militari dei due paesi. E qui Israele è un
buon “socio”. Un paese dotato di armi nucleari e di una notevole tecnologia per le componenti meccaniche dei missili,per i sistemi elettronici di rilevazione e
puntamento (sia l’hardware che il software che presiedono a tutti i momenti dello scontro sia in attacco o in difesa). Anche nei progetti di intercettazione e
distruzione tramite laser, vecchia idea della amministrazione Reagan, Israele è
un ottimo partner degli States e porta in dote i rapporti con il gotha dell’industria militare USA. Anche l’industria italiana si sta conquistando un suo non irrilevante spazio nel settore. Finmeccanica partecipa ai vari programmi di difesa antimissile; collabora con la Lockheed Martin, massima impresa USA che lavori al cosiddetto Scudo Spaziale; stà elaborando il sistema missilistico Arrow (per l’intercettazione di missili da teatro) anche con la collaborazione di
Israele, che ha già acquistato questo nuovo sistema d’arma. Insomma, nella
ricerca e nella produzione dei sistemi antimissile sono impegnate le industrie
elettroniche dei tre Stati: USA, Israele e Italia.
Ma anche sul terreno della guerra asimmetrica (esercito contro popolazioni disarmate) Israele è un buon “socio” dato che costruisce, progetta e sperimenta (sulle popolazioni di Gaza e del Libano) nuovi tipi di armi e nuovi
metodi di repressione. Questo accordo apre il mercato italiano all’industria
israeliana (vedi l’articolo 3, comma 7) e facilita gli accordi commerciali (vedi lo
stesso articolo, comma 8). Insomma l’alleanza strategica nel campo della difesa comporta pure una alleanza fra i capitali dei paesi in questione e viceversa.
Come ha affermato apertamente Ugo Intini:«Alla luce di queste considerazioni,
l'esistenza del Memorandum d'Intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa tra Italia ed Israele, firmato a Parigi il 16 giugno 2003, non costituisce un segnale di parzialità nei confronti di una delle parti della crisi. Esso rappresenta piuttosto un impulso alla collaborazione nei settori dell'addestramento e della ricerca tecnologica e industriale. Il nostro Paese intrattiene peraltro con Israele rapporti di collaborazione, che hanno ormai radici profonde nel tempo. Israele rappresenta uno dei leaders mondiali dell'alta
tecnologia, in settori quali l'informatica, l'elettronica, l'avionica e l'industria aerospaziale e l'Accordo in questione prevede la possibilità di creare forme
di cooperazione per facilitare lo scambio di dati tecnici, di informazioni e di hardware, in un quadro generale di salvaguardia dei reciproci interessi. [Risposta scritta, del 28 dicembre 2006, del Viceministro degli Affari Esteri
Ugo Intini all’interrogazione dell’On. Severino Galante (PdCI) sull’opportunità di sospendere l’accordo Italia-Israele]
Richiamiamo l’attenzione sull’articolo 8, che prevede riunioni periodiche per
seguire l’attuazione del MoU. In tali riunioni i rappresentanti delle parti
“cercheranno nuovi settori di potenziale cooperazione”; “incoraggeranno riunioni fra i rappresentanti degli Enti governativi o privati”, oltre quelle (ovvie)
fra “rappresentanti delle Forze Armate, delle Unità e dei Reparti di entrambi i
paesi”. L’accordo potrà avere delle ricadute sui settori civili delle rispettive amministrazioni.
Tali ricadute non militari avranno un impatto positivo per ridurre l’isolamento politico di Israele; assieme alle attività di cui si parla nell’articolo 3, comma 1 (Discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione a convegni, conferenze e corsi; Scambio di informazioni e pubblicazioni educative; Scambio
di attività culturali e sportive) fanno pensare che anche la propaganda filosionista potrebbe rientrare nelle attività concordate con il MoU.
Infine, il Memorandum resta in vigore per cinque anni (articolo 9): quindi scadrà nel giugno 2010 e sarà prolungato automaticamente per altri cinque anni in assenza di una notifica scritta sull’intenzione di denunciarlo inviata da una delle parti.
TitoCimarelli
Gemeinwesen




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