QUELLE MANI BUCATE
L’ULTIMO flop è arrivato con la bocciatura dell’Opa di Unipol sulla Banca Nazionale del Lavoro. L’avevano benedetta, sponsorizzata e quanto altro i vertici dei Ds? Beh, è fallita prima ancora di iniziare. E non è una novità. Quando i vari Massimo D’Alema, Piero Fassino e compagni dell’ex Pci cercano di occuparsi di denaro o della conclusione di affari, quasi sempre finisce con un buco nell’acqua. Chissà se è il loro dna di vecchi comunisti a ribellarsi ogni volta che provano a mettere il vestito buono e si sentono già protagonisti della City, se si tratta di scarsa competenza o magari solo di una grande, imbattibile sfortuna. Fatto sta che dove quelli mettono i soldi, non girano. Si occupano di editoria? Va tutto a scatafascio. Gli unici a guadagnarci sono avvocati e liquidatori delle varie società che si sono avvicendate negli anni provando a mandare in edicola l’Unità. E oggi i poveri D’Alema e Fassino devono guardare con gli occhi pieni di riconoscenza Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi che grazie al vituperato condono fiscale hanno regalato ai Ds qualcosa come 24 miliardi di vecchie lire, spostando almeno di qualche metro il fantasma della bancarotta. L’editoria non sarà il loro forte, nonostante il salvagente che sempre è arrivato grazie ai fondi pubblici previsti per la stampa di partito. Ma i Ds sono più bravi a piazzare giornalisti e grandi firme sui conti della Rai, del Corrierone o di Repubblica. Quando tocca sistemarli in casa, è un disastro. Così lunghi anni di insuccessi sono lì ancora belli evidenti, con centinaia di milioni di euro di debiti. Non è andata meglio con il mattone, dove il partito si sentiva protagonista. (...)
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