La protagonista di questa vicenda si sposò nel giugno del 1914.
Il marito proveniva da una famiglia molto religiosa, lei diceva "bigotta". La sua invece era una famiglia di cattolici, si, ma poco ferventi. Bastava far caso ai quadri ed alle riviste possedute dalle due famiglie. Mondani quelli della sua, di argomento esclusivamente religioso e/o tecnico quelli della famiglia dei suoceri. Poi, loro erano quattro figli e la famiglia del marito nove.

Dopo due anni di matrimonio, in seguito ad una gravidanza ed un parto laboriosi, nacque una bellissima bambina. Spaventata da ciò che aveva passato e presa da una strana passione per la
"LINEA" andava concependo orrore per una nuova maternità.
Nel frattempo era diventata amica di una signorina nel palazzo che, amava passare da donna emancipata. Leggeva stampe frivole o malthusiane.

IL PRIMO ABORTO
Sotto la sua guida divenne espertissima di pratiche contraccettive. Dopo circa quattro anni, pur con tutte le precauzioni, rimase di nuovo incinta. Durante un viaggio del marito, che era contentissimo per l'arrivo di una nuova creatura, Ella, ormai disamorata e schiava di preconcetti e timori mondani, approfittò di una sparatoria tra facinorosi che avvenne sotto casa sua, per avere la scusa cui attribuire la perdita della creatura. In realtà, fu l'amica di cui sopra che si preoccupò di farla abortire.

IL SECONDO ABORTO
Dopo circa un anno, la protagonista rimase di nuovo incinta. Questa volta si fece prendere dagli scrupoli. Presa dai dubbi se era il caso di tenersi il bimbo, ritardò fin oltre i tre mesi. La solita amica, le fece una sorta di "lavaggio del cervello". Alla fine la convinse. Solo che, tanto avanti, si dovette rivolgere ad un'infermiera che si faceva pagare profumatamente.Giunte dall'infermiera, quando le chiese un consiglio su quale scusa poter accampare con il marito, questa inizialmente voleva
rifiutarsi di intervenire. Si fece convincere da una ulteriore mancia (da cui, forse, uscì anche una provvigione per l'amica). Dopo i suoi "servizi", le disse congedandola che, in caso di disturbi, la chiamasse senza indugio.
La notte seguente si sentì male. Chiamò l'infermiera che non rispose. Chiamò l'amica e non la trovò. Morta di paura, si rivolse al proprio cognato ginecologo. Fu lui che dovette eseguire il raschiamento. Il segreto professionale gli tappò la bocca (altri tempi, altra gente, altra razza di professionisti che tacevano anche in famiglia). Però, comunque un commento "Un'altra volta pensaci prima di fare sciocchezze. Potrebbe non andarti così bene", se lo prese. Il marito la fece visitare da luminari dela ginecologia di fama internazionale. Tutti conclusero che era sanissima.

I successivi aborti furono tutti fatti precocemente, tranne per il penultimo. Il marito, che veramente amava la moglie e riponeva in lei la massima fiducia NON SI ACCORSE MAI DI NULLA. iL SESTO, l'unico di cui il marito si accorse lo fece dopo che, andata più avanti la gravidanza, voleva quasi portarlo alla luce. Sempre la solita amica la convinse che era ormai vecchia, che la prima era una sigorinetta di liceo, che era indecente e scomodo rimettersi ad allattare, che dopo tanti anni e tante manipolazioni chissà cosa era successo ai suoi organi, etc. Proprio un'uscita fuori strada della macchina, mentre il marito insegnava a guidare alla figlia, fu il pretesto con cui giustificò l'avvenuto aborto, giungendo al punto di far aver i rimorsi a lui.

Poche settimane dopo il settimo aborto, il marito della protagonista, pezzo grosso dell'antifascismo cattolico militante, fu mandato al confino. La nostra era disperata. Solo con la disgrazia capì quanto lo amava ancora. Al punto che diede retta alla vecchia domestica. Si trattava di un'anziana che aveva "ereditato" dai suoceri. Per tutta la sua religiosità, in famiglia la chiamavano la "monaca". Lei aveva iniziato delle pratiche in onore di Santa Rita, la santa delle richieste impossibili, in favore del suo padrone.
Spinse la signora ad intraprenderla, ricordando che non si prega mai invano. Ogni preghiera serve a qualche cosa, anche se, NON SEMPRE A CIO' PER CUI E' STATA RECITATA. A volte, produce grazie ancora maggiori, MAGARI DI TIPO DEL TUTTO IMPREVISTO. La signora non pregava e non si confessava dal giorno della Prima Comunione della figlia. Però iniziò le pratiche con scrupolo.

Una notte, alcune settimane dopo l'esilio del marito, mentre tardava a prendere sonno, come ormai le succedeva da tempo, le capitò un fatto strano. Le sembrò di vedere sette macchie luminose sul muro. Distintamente udì uscire da queste macchie una strana voce che sembrava quella di un coretto lontano. La voce diceva : "MAMMA, perché CI HAI UCCISO?"
Immediatamente chiamò la domestica che le confermò che non vedeva e non sentiva nulla.
Quasi ogni notte si ripresentò lo stesso strano evento. Ormai aveva cominciato a dubitare della propria salute mentale.
Fino a che, una notte le sette macchie luminose non le rivolsero la parola. Le confermarono che erano i suoi sette figli. La assicurarono che non era ammattita e le svelarono, a conferma di ciò che il loro papà era morto, quindi sparirono.
La donna, sconvolta da tutto il fatto, credendosi impazzita ed oppressa anche dal fatto che del marito non c'erano notizie da mesi, si vestì ed uscì sconvolta. Si fermò in un bar per ordinare un caffè. Vedendola in giro di notte, le si avvicinò un tizio, credendola una prostituta. Cercò di attaccare discorso e, discretamente, fece qualche velata allusione. La signora sdegnata si risentì e rispose di essere la moglie del celebre professionista.
Il signore, non solo si scusò, ma si qualificò come compagno di partito del marito e si offrì di farle avere notizie. Se ne tornarono ognuno a casa propria. Si rividero nel pomeriggio. Il tizio confermò che la signora era vedova. Il marito era morto nell'istante preciso dell'apparizione.

La signora appena poté andò in una chiesa vicino casa. Fece, forse per la prima volta in vita sua, una confessione generale accurata, partendo fin dall'infanzia. Testualmente, aggiunge che solo chi non ha esperienza di confessione frequente e fatta bene, può parlarne male. La tranquillità d'animo, il senso di serenità che infonde, sono sensazioni che non si possono descrivere a chi non le ha provate. Chiese al prete cosa ne pensava di quelle "visioni". Questi le confermò che potevano essere di origine preternaturale, aggiungendo, però, che, ove si ripetessero, era il caso di
rivolgersi ad uno psichiatra e, in particolare, fece il nome di un luminare italo-americano. Alla fine il prete la riconciliò con Dio e con se stessa. La invitò a non pensare al Limbo, tutto vero, intendiamoci, però ricordò che possono esistere vie straordinarie di salvezza. Si limitasse a pregare per i suoi piccoli e per tutti i poveretti che non avevano visto la luce, causa malaugurati incidenti o genitori egoisti, quale lei era stata. Cercasse di riparare, in qualche modo, magari adottando a distanza bambini poveri e/o orfani.
Infine aggiunse che se poteva garantire il perdono di Dio, non poteva, al contrario, garantire che Dio non avesse intenzione di richiedere una punizione espiatrice già su questa terra.

Per qualche tempo le cose andarono bene. Dopo alcuni mesi, però, la signora riprese a sentire voci strane ovunque, sia che stesse da sola, sia in mezzo alla gente. Il prete, a questo punto, insistette per farla andare dal luminare italo- americano di cui aveva già fatto il nome a suo tempo.
Purtroppo, i tempi già stavano cambiando. L'illustre psichiatra non ebbe la discrezione del cognato ginecologo. Aveva in cura anche dei parenti della donna. Parlando con loro diede notizie delle sue "stranezze". Per farla breve, la signora, non si rese conto di come si ritrovò ricoverata in manicomio. Ci stette tre anni, trascorsi tra elettroshok, camicie di forza e psico-farmaci.
Una volta uscitane, giurò di stendere questo memoriale per spigare alle donne quale terribile dramma è l'aborto e metterle in guardia dal ricorrervi.

L'opuscolo intero è reperibile rivolgendosi a Don Enzo Boninsegna, Via Polesine, 5 -37134- Verona (tel/fax 045 8201679)
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