Intervista a Niffoi, dal Gds del 23 01 2006
Pessimista
e anarchico
l'Adelphi
mi ama così
Il romanziere di Orani si racconta
prima dell'uscita della “Vedova scalza”
A dire il vero uno
avrebbe pensato più
a una murder ballad
di Nick Cave che a un
riff di Keith Richards,
però: alla domanda su quale
suono o canzone si potrebbe associare
alla scrittura di Salvatore
Niffoi, lo scrittore ha risposto
Satisfaction dei Rolling Stones.
Per caso è proprio la canzone che
ci ha accolti al momento dell’ingresso
nella sua casa di Orani,
nello studio tappezzato di libri e
di quadri e ricco fino a scoppiare
delle sue ceramiche, dove lo scrittore
stava revisionando per la
diciassettesima volta il nuovo romanzo,
La vedova scalza, che
uscirà a breve per Adelphi ma su
cui le bocche sono cucitissime
(«Il libro va consegnato intatto al
lettore. Anticipare qualcosa rompe
l’intimità»). Ma va bene lo
stesso, perché «con uno scrittore
si parla di letteratura, di arte, ma
anche di vita», dice. Ecco.
Quello passato è stato un anno importante.
I doni più belli?
L’amicizia di Casa Adelphi, senza
dubbio. Ma anche la sorpresa
dalla nuova antologia di De André,
con un’introduzione di Aldo
Grasso che parla della dedica del
mio libro, “A un amico fragile che
la Voce si è portato via”. Mi ha
fatto piacere, perché lui non sapeva
che ho avuto la fortuna di
godere dell’amicizia di Fabrizio.
Ma non mi va di parlarne. Solo
mia moglie conosce tutti i dettagli.
E della Adelphi?
Credo che il grande intuito di
Calasso sia stato quello di allontanare
la letteratura dalle
ideologie. È uno dei motivi per
cui siamo così in sintonia. Quando
scrivo non sono un ideologo,
non devo fare comizi. Il compito
dello scrittore è un altro. Quando
dico che sono trasversale significa
che scrivo per tutti, dal prete
all’antagonista al fascista.
Non sempre è stato distaccato.
Alle idee ho dedicato 43 anni
della mia vita. Poi però ho capito
che lo scrittore ha bisogno di
solitudine. Se sei sempre in mezzo
alle manifestazioni, quando
scrivi? Per essere antinucleare
non devo per forza partecipare
ad una marcia antinucleare. È
importante non farsi fottere dalla
politica. Lo scrittore deve esserne
la cattiva coscienza. Quando
dico che sono un cane sciolto
mi viene detto che mangiamo
tutti dallo stesso trogolo. Io non
mangio dal trogolo di nessuno.
Si definisce un anarchico.
Sono libero e libertario. Libero di
scrivere e di dire quello che voglio.
La libertà è la ricchezza più
grande. Libertà che fa rima con
onestà. Sono orgoglioso della
scelta di non andare a votare. È il
non rendersi corresponsabile.
Il suo rapporto con la religione?
Vale per tutto: le certezze sono
degli imbecilli, i dubbi sono degli
uomini.
Prima non si concedeva molto.
Adesso sembra più aperto.
No, è ancora così. Non mi concedo
ai cannibali. Sono difficile
da masticare. L’età mi consente
di scegliere accuratamente le
persone con cui parlare. Molti mi
rimproverano perché non vado
alle conferenze, ma non mi interessa
fare cordata con gli altri
scrittori. Lo scrittore non ha
niente da vincere e tutto da perdere,
perché dà parte di se stesso
per ritagliarsi una fettina di eternità.
Non sono né spocchioso né
snob, semplicemente ho capito
che per esplorare questo microcosmo
balzachiano che è la commedia
umana quotidiana devi
staccar ti.
Dicono che i suoi libri siano cupi.
Sono checoviano, scrivo quello
che vedo. Però al fondo di tutti i
miei libri c’è molta fiducia nell’uomo.
Sono un pessimista per
natura, però come diceva Gramsci
antepongo sempre l’o tt i m i -
smo della volontà al pessimismo
della ragione. Quando vado a
scuola dai miei ragazzi, se devo
fare il quadro nero metto anche
qualche punto interrogativo di
speranza, altrimenti non occorrerebbe
nemmeno aspettare il richiamo
della Voce.
Alla fineanche “Re de nta ”la n ci a
un messaggio di speranza.
Non bisogna mai demoralizzarsi,
uscire di scena al primo impatto.
Essere uomini vuol dire imparare
a gestire il dolore.
E in questo la letteratura cosa può?
La letteratura ha un effetto terapeutico,
non analgesico. Aiuta
a soffrire, ma non toglie il dolore.
Scrivere certe cose riguardo la
Sardegna di oggi, tutto fa tranne
che lenire il dolore. ■




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