
Originariamente Scritto da
benfy
Il re degli ignoranti
di Cino Casson
Adriano Celentano si è definito, una volta, “il re degli ignoranti”; non sarò io a dargli torto sulla sua scarsa propensione alla cultura, ma vorrei segnalare che c’è uno che l’ha detronizzato. La scalata di Berlusconi al titolo è iniziata con il “Romolo e Remolo”, con la resurrezione di Anchise, padre di Enea ed è proseguita con la promessa di una visita ai genitori dei fratelli Cervi. Nei non moltissimi – ma troppi – anni di vita politica, Berlusconi ha preso granchi e aragoste su una quantità di fatti e personaggi storici, ha dato – letteralmente – i numeri sui pensionati e sui disoccupati, ha mancato di rispetto – senza rendersene conto, il che è una aggravante – ad avversari, alleati, a ragazzine, a sua moglie, al Presidente della Repubblica. Ieri sera, a casa Vespa, ha compiuto l’ultimo passo: a Bertinotti che gli ricordava una frase di Paolo di Tarso (quello che, colpito dal fulmine mentre andava a Damasco, divenne S. Paolo), il “dottor” Silvio Berlusconi ha replicato alla citazione di un non meglio identificato “filosofo greco”. Ora, che molti non sappiano che Paolo di Tarso e S. Paolo sono la stessa persona è scusabile; ma non che non lo sappia un signore laureato, un Presidente del Consiglio che si fa vanto dei suoi successi negli studi e si impanca a dare lezioni di storia. Forse, se Bertinotti avesse citato Jean-Marie Arouet, Berlusconi, memore dei suoi trascorsi di “chansonnier”, avrebbe riconosciuto nel povero Voltaire un “noto cantante francese”. Si rassegni, Celentano: “re Silvio” gli ha scippato il trono degli ignoranti.