Il primo studioso che abbia avvertito l’importanza dei dipinti come fonte documentaria per la conoscenza dei tappeti orientali è il francese N.Y.Willemin, che trattò di quest’argomento in un’opera pubblicata nel 1839. Dovranno tuttavia trascorrere quarant’anni prima che il tedesco Julius Lessing dedichi una monografia sul tema. Agli inizi del nostro secolo, sarà Wilhelm von Bode, direttore del Berlin Kaiser Friedrich Museum ad affrontare approfonditamente lo studio delle tipologie dei tappeti attraverso la disamina delle fonti pittoriche , in particolari italiane ed olandesi.
L’eredità di Bode è stata raccolta negli anni cinquanta da Brigitte Scheunemann, alla quale si deve il primo elenco di dipinti raffiguranti tappeti. In tempi più recenti, grande impulso hanno ricevuto gli studi grazie agli interventi pubblicati soprattutto sugli “Holbein”, oltre a nuove classificazioni tappetologiche dell’Anatolia derivate dall’osservazione di dipinti. Fra gli ultimi contributi, la sistematica indagine di Onno Ydema sui tappeti nella pittura olandese dal Cinquecento al Settecento.
Per lo studioso di tappeti, ogni quadro, affresco o miniatura che li raffiguri va considerato con attenzione: il dipinto ha anzitutto valore di documento storico, denunciando la conoscenza, da parte di un singolo artista e nell’ambito della cultura in cui egli opera della tipologia del tappeto rappresentato, consentendo quindi di avanzare qualche ipotesi sulla diffusione dell’esemplare tessile. Inoltre la presenza di un dipinto di un tappeto dall’iconografia riconoscibile e confrontabile con frammenti o esemplari completi esistenti e giunti fino a noi, consente di stabilire un prezioso termine ante quem per la datazione del manufatto tessile: per esempio grazie ai riscontri pittorici offerti dagli affreschi del 1440 di Domenico di Bartolo allo Spedale di Santa Maria della Scala di
Siena si è potuto precisare che i tappeti anatolici con animali stilizzati racchiusi entro ottagoni di cui restano scarsi frammenti, risalgono ad un periodo precedente quella data.
Tappeti e dipinti dunque per quanto oggi vengano identificati come distinte e distanti manifestazioni artistiche provenienti da esperienze culturali lontane e diverse di popoli quasi antitetici l’uno all’altro restano invece indissolubilmente legati in un rapporto storico artistico e quindi anche culturale che ci permette una notevole riconsiderazione d’insieme sui rapporti quasi simbiotici tra i popoli della vecchia Europa e quelli dell’inesplorata Asia.


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