NON SIAMO AFRICANI!
Tra gli alberi della savana si muovono elefanti e rinoceronti, tra le erbe alte leoni e tigri dai denti a sciabola spiano bisonti e megaceri, nelle paludi vicino al fiume si muovono pigri gli ippopotami. Un gruppetto di cacciatori s'è accampato con donne e bambini in una radura non lontano dal fiume; alcuni scheggiano pietre per farne utensili adatti a tagliare e raschiare, altri si spostano guardinghi in mezzo ai cespugli sulle tracce di un animale ferito. È la descrizione di un'antica giornata di caccia, ma non siamo in una savana africana. Siamo a 190 chilometri a nord-est di Londra, quasi in riva al mare, 700 mila anni fa. Un'epoca troppo antica per immaginare che l'uomo avesse già raggiunto regioni così settentrionali: invece c'era già arrivato e scheggiava pietre che ora sono state ritrovate. L'hanno scoperto archeologi e paleontologi inglesi guidati da Chris Stringer, del Natural History Museum di Londra, che scavano alla base della scogliera di Pakefield (Suffolk) dove, nel 2002, una persona che cercava fossili trovò tre frammenti di selce scheggiata nei quali intuì l'opera dell' uomo. Così era, infatti. Ora, dopo tre anni di ricerche, gli archeologi inglesi hanno pubblicato i risultati delle loro indagini sulla rivista «Nature» e durante una conferenza stampa hanno mostrato trentadue schegge di selce nera, prova indiscutibile della presenza dell'uomo nell'Inghilterra meridionale 700 mila anni fa. «Sono in gran parte scarti di lavorazione e non veri utensili; comunque oggetti prodotti dall' uomo - spiega Marzia Breda, paleontologa dell'Università di Padova, che ha partecipato alla ricerca inglese come specialista di micromammiferi -. Queste schegge erano inglobate negli strati più bassi della scogliera, insieme a fossili animali e vegetali che hanno permesso una datazione precisa anticipando di almeno 200 mila anni la colonizzazione umana. Fino ad oggi si pensava che l' uomo non potesse aver raggiunto le regioni dell'Europa settentrionale in epoca così antica a causa del clima molto rigido - continua la paleontologa -. In realtà i resti faunistici e botanici associati alle selci inglesi dimostrano che durante la stagione estiva la temperatura oscillava tra 18 e 23 gradi centigradi, mentre tra gennaio e febbraio variava tra i meno 6 e i più 8. In sostanza, un clima paragonabile a quello dell' Europa meridionale». E questa è davvero una sorpresa perché l' ingresso dell' uomo in Inghilterra dovette avvenire durante una fase glaciale, quando una grande massa d' acqua era imprigionata nelle calotte polari. Il Gran Bretagna i ghiacci coprivano il territorio fino alle regioni meridionali. Per questo il livello degli oceani era nettamente più basso dell'attuale e l'area della Manica era all'asciutto, tanto da permettere ai primi colonizzatori di raggiungere l'Inghilterra a piedi. Ma i ghiacci non dovevano essere molto distanti dagli accampamenti dove gli uomini vivevano senza l' aiuto del fuoco che - per quanto ne sappiamo finora - venne domesticato solo 400 mila anni fa. La notizia sui più antichi inglesi è stata seguita, sempre su «Nature», da un articolo che mette in discussione uno dei punti fermi della paleontologia, cioè che l' Eurasia sia stata colonizzata da individui della specie Homo provenienti dall' Africa, un milione e mezzo di anni fa. In effetti, nell' ultimo decennio una serie di scoperte, tra cui il celebre cranio di Dmanisi (Georgia), datato un milione e 750 mila anni fa, e altri due reperti ugualmente antichi rinvenuti in Indonesia (Mojokerto e Sangiran), hanno messo in crisi questa certezza. Gli autori delle scritto, Robin Dennell dell' Università di Sheffield (Gran Bretagna) e Wil Rooebroeks dell' Università di Leida (Olanda), segnalano l'evidente incongruenza tra le datazioni e la teoria «fuori dall' Africa», e fanno notare che precedenti migrazioni potrebbero essersi verificate sia attorno ai 2 milioni e seicentomila anni fa, quando diverse specie di ominidi africani iniziarono a produrre utensili di pietra scheggiata, sia attorno ai 3 milioni e mezzo di anni fa ad opera di Australopiteci, ormai padroni di tutte le savane. I due ricercatori ipotizzano anche che l'Homo ergaster, finora considerato «il colonizzatore», sia in realtà apparso in Eurasia e poi abbia raggiunto l'Africa. Un'ipotesi che potrebbe davvero cambiare i primi capitoli della storia dell' uomo. (Viviano Domenici, Corriere della Sera, 3/2/2006)




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