20 TESI CONTRO L'ECO - CAPITALISMO

In preparazione della giornata di studi che si terrà al Vag di Via Paolo Fabbri il 9 gennaio 2010 con la partecipazione di Alex Foti Christian Marazzi Marco TrottaFederico Montanari Sandro Mezzadra.

di: Tadzio Mueller and Alexis Passadakis


1. L’attuale crisi economica mondiale segna la fine della fase
neoliberista del capitalismo. Business as usual (finanziarizzazione,
deregulation privatizzazione) non è più una scelta possibile: i governi
e le corporation dovranno trovare nuovi spazi di accumulazione e nuovi
tipo di regolazione politica per far sopravvivere il capitalismo.

2 Insieme alla crisi economica politica ed energetica c’è un’altra crisi
che sta attraversando il mondo: la biocrisi, risultato della
contraddizione tra sistema di sostegno all’ecologia che garantisce la
sopravvivenza umana e bisogno capitalista di una crescita costante.

3. Questa biocrisi è un pericolo immenso per la sopravvivenza
collettiva, ma come ogni crisi presenta anche un’opportunità storica per
i movimenti sociali: l’opportunità di colpire la vena giugulare del
capitalismo, il suo bisogno di una crescita incessante distruttiva e folle.

4. L’unica proposta emergente dalle elites globali che promette di
rispondere a queste crisi è il “Green New Deal”. Non l’amichevole
capitalismo verde 1.0 dell’agricoltura dinamica e dei mulini a vento, ma
la proposta di una fase verde del capitalismo che cerca di generare
profitti da una modernizzazione ecologica di certe aree chiave della
produzione: auto, energia eccetera.

5: Il capitalismo verde 2.0 non può risolvere la biocrisi (cambiamento
climatico e altri problemi ecologici come quelli della pericolosa
riduzione di biodiversità) ma piuttosto cerca di trarne profitto.
Pertanto esso non modifica la rotta di collisione di umanità e biosfera
provocata dall’economia di mercato.

6. Non siamo negli anni 30. Allora, sotto la pressione di potenti
movimenti sociali il vecchio New Deal redistribuì potere e ricchezza
verso il basso. Il Nuovo e verde New Deal proposto da Obama, e dai
partiti verdi di tutto il mondo, e anche da alcune multinazionali pensa
molto più all’interesse delle corporation che a quello della gente.

7. Il capitalismo verde non colpisce il potere di coloro che attualmente
producono la maggior parte dei gas serra, compagnie energetiche, linee
aeree, produttori di auto, e agricoltura industriale, ma farà piovere
capitali su tutti costoro per aiutarli a mantenere il tasso di profitto
producendo piccoli cambiamenti ecologici che saranno troppo poco e
troppo tardi.

8. Dato che globalmente I lavoratori hanno perduto il loro potere di
acquisto e di ottenere diritti e salari decenti, nella prospettiva del
capitalismo verde i salari continueranno a stagnare o anche declinare
per affrontare I costi crescenti della modernizzazione ecologica.

9. Lo stato eco-capitalista sarà uno stato autoritario. Giustificato
dalla minaccia di una crisi ecologica vorrà gestire il conflitto sociale
destinato a sorgere necessariamente a causa dell’impoverimento che
deriva all’aumento del costo della vita e il declino dei salari.

10 Nell’eco capitalismo i poveri dovranno essere esclusi dal consumo,
spinti ai margini, mentre I ricchi manterranno il loro comportamento
eco-distruttivo, cercando di consumare molto e salvare il pianeta al
tempo stesso.

11. Uno stato autoritario, diseguaglianze sociali massicce, la spesa
pubblica destinata alle corporation: dal punto di vista
dell’emancipazione sociale e ecologica, l’eco-capitalismo sarà un
disastro dal quale non ci riprenderemo. Oggi abbiamo una possibilità di
superare la follia suicidaria della crescita costante. Quando saremo
stati sottomessi al nuovo eco-regime quella possibilità potrebbe essere
perduta.

12. Nell’eco-capitalismo c’è il pericolo che gruppi ambientalisti di
potere giochino il ruolo che i sindacati svolsero nell’epoca fordista:
agire come valvole di controllo per garantire che la domanda di
cambiamento sociale proveniente dalla rabbia collettiva rimanesse entro
i limiti stabiliti dal capitale.

13 Albert Einstein definisce la follia con queste parole: “ripetere
molte volte di seguito la stessa azione aspettandosi che possa produrre
dei risultati differenti.” Nel passato decennio, nonostante Kyoto, non
solo la concentrazione di gas-serra nell’atmosfera è aumentata, ma è
anche aumentato di tasso di incremento. Vogliamo semplicemente ripetere
la stessa cosa? Non sarebbe questo folle?

14. “Gli accordi internazionali sul clima promuovono false soluzioni che
spesso riguardano piuttosto la sicurezza energetica che il cambiamento
climatico. Lungi dal risolvere la crisi, accordi come quello relativo
allo scambio di crediti in cambio di emissioni, funzionano come
copertura per una continuazione impunita delle emissioni.

15. Per molte comunità del Sud globale, queste false soluzioni sono
ormai una minaccia peggiore dello stesso cambiamento climatico.
16. vere soluzioni per il cambiamento climatico non verranno fuori dai
governi o dalle multinazionali. Potranno emergere solo dal basso, da
movimenti sociali collegati globalmente.

17. Queste soluzioni sono fra l’altro: limitazioni agli scambi
commerciali, blocco delle privatizzazioni, e dei meccanismi flessibili.
Sì alla sovranità alimentare, sì alla decrescita, sì alla democrazia
radicale che lascia le risorse nel terreno.

18. In quanto movimento emergente del cambio climatico dobbiamo
combattere contro due nemici: da una parte il cambio climatico e il
capitalismo fossile che lo produce, dall’altro un emergente capitalismo
verde che non fermerà il mutamento climatico, ma che limiterà la nostra
capacità di andare in quella direzione.

19. Naturalmente il mutamento climatico e la libertà di mercato non sono
la stessa cosa, ma il protocollo Copenhagen sarà un’istanza di
regolazione centrale del capitalismo verde come il WTO era l’organismo
centrale del capitalismo neoliberale. Il gruppo danese Klimax sostiene:
un buon accordo è meglio che nessun accordo, ma nessun accordo è meglio
che un accordo cattivo.

20. La possibilità che I governi escano con un buon accordo a Copenhagen
è prossima allo zero. Il nostro scopo è ottenere accordi su soluzioni
reali. Altrimenti dovremo dimenticare Kyoto e chiudere Copenhagen.
(quale che sia la tattica)

Alexis è membro del consiglio di coordinamento di ATTAC Germania, Tadzio
fa parte del gruppo redazionale di Turbulence. Entrambi sono attivi
nell’emergente movimento di climate justice againstgreencapitalism (at)
googlemail.com

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