Esiste un luogo, in uno degli angoli più "esoterici" di Napoli, ricordato come "i Vergini".
Aveva infatti qui sede la Fratellanza degli Eunostidi, posti sotto la tutela del Dio Eunosto (di cui poco o nulla sappiamo) e votati a sempiterna temperanza. Nei pressi, si seppellivano in ipogei i maschi casti della fratria.
Non è improbabile che il culto oracolare per le ossa e per le anime dei defunti, di cui a Napoli vi è traccia fin dal medioevo, risalga direttamente all’antichità classica e ai misteriosi riti religiosi delle antiche fratrie della polis greca.

La Napoli greca era infatti organizzata in fratrie, ovvero associazioni politiche e religiose cui appartenevano tutte le famiglie dei cittadini per ciascuna parte della città, corrispondenti alla terza parte di una tribù la quale, a sua volta equivaleva alla terza parte della città. unite da una comune discendenza e dalla protezione dello stesso Nume.
Non si sa con certezza quante fossero ma qualche nome è sopravvissuto: Aristei (aveva come Dea tutelare Diana Artemide);
Artemisii (dal culto di Artemide);
Cumei (appartenenti al gruppo etnico che fondò Partenope);
Eubei (Bacco Eboneo?);
Eumelidi (da Eumelo Falero);
i nostri Eunostidi;
Kretondi; Pancleidi ;Theotadi.

Il termine phratrìa, da cui il dialettale fratanza, come il frater del latino originario in opposizione al germanus, non ha nulla della consanguineità, indicata con adelphos = dallo stesso grembo, ma designa solo comunanza e associazione.