Mi chiedo se anche voi li vedete VESTITI o NUDI perchè secondo me " i " re sono nudi. anche se si permettono dei bei vestiti e scarpe d' oro!
Accordo bipartisan in Senato – DS e Lega affossano la proposta di Pera di ridurre del 10 % i vitalizi. Assente Salvi, autore di un libro su sprechi e privilegi della politica.
Inciucio per tenersi le pensioni d’oro
Con le regole attuali deputati e senatori che hanno compiuto i 60 anni riscuotono per i successivi venti 1.650.000 € lordi, è il trattamento più generoso del sistema previdenziale
Tommaseo Montesano Libero venerdì 13 gennaio 2006
Roma – Scrivono i libri contro gli sprechi della politica e poi si oppongono al taglio delle pensioni per i senatori. I DS, spalleggiati dalla Lega, affossano la proposta di Marcello Pera di ridurre del 10% il vitalizio e “l’assegno di mantenimento” che spettano agli inquilini di Palazzo Madama.
Teatro del blitz, il consiglio di presidenza del Senato, chiamato mercoledì notte a pronunciarsi sulla sforbiciata alla luce di quanto disposto in Finanziaria. Uno dei punti cardine della manovra da poco entrata in vigore, infatti, è la decurtazione del 10% delle indennità per tutti gli eletti. E dopo il taglio degli stipendi, sarebbe toccato, a rigor di logica, a pensioni e liquidazioni. Niente da fare. La Quercia, su tutti il senatore Stefano Passigli, che i presenti descrivono come il più battagliero alla riunione del “governo” di Palazzo Madama, si mette di traverso e guida la rivolta ai tagli: “La pensione non fa parte delle indennità”. Ostruzionismo che si conclude con un successo, visto che il consiglio di presidenza del Senato – composto da ventidue senatori tra presidente, vicepresidente, questori e segretari – vota pressoché all’unanimità contro la riduzione. Con la conseguenza, se i colleghi della Camera decideranno di accettare la decurtazione, di aver dato vita ad una disparità di trattamento tra i due rami del Parlamento, a tutto vantaggio di chi siede a Palazzo Madama.
In consiglio di presidenza, l’unico ad opporsi è lo stesso Pera. Il vicepresidente Domenico Fisichella e il questore Franco Servello, invece, si astengono. Assente eccellente, a sorpresa, il diessino Cesare Salvi, uno dei cinque vicepresidenti di Palazzo Madama. Forfait che non passa inosservato, visto che l’esponente della Quercia, insieme al collega di partito Massimo Villone, è l’autore del libro “Il costo della democrazia”, in cui illustra la sua ricetta su come “eliminare sprechi, clientele e privilegi per riformare la politica”. La parte che riguarda le pensioni dei parlamentari sta a pagina 37. Salvi calcola che, con le regole attuali, deputati e senatori che hanno compiuto sessant’anni riscuotono, nel ventennio successivo, 1.650.000 euro lordi. “Un trattamento ben più generoso di qualsiasi altro sistema previdenziale”, ammette il senatore della Quercia. Ed è anche per questo, conclude Salvi, che i “costi complessivi del Parlamento sono aumentati negli ultimi anni in misura ben maggiore dell’inflazione”.
Il giorno dopo, discussione ed esito delle votazioni finiscono sull’edizione notturna del Corriere della Sera. E visto che il quotidiano diretto da Paolo Mieli non è tenero (“i senatori rifiutano di tagliarsi le pensioni”), gli inquilini di Palazzo Madama protestano con Pera per la fuga di notizie. Il più determinato è il leghista Francesco Tirelli: “Mi dispiace che in mancanza ufficiale della riunione di ieri sera (mercoledì ndr), i giornali ne conoscano i contenuti e i risvolti”. L’esponente del Carroccio chiama in causa Pera: “Invito la presidenza a far sì che non accadano più fatti del genere e a deplorare questo episodio”. Parole che il presidente del Senato rispedisce al mittente: “La stampa esplica liberamente l’esercizio di cronaca e di commento. Non è compito del presidente sollevare obiezioni.
RENDITE MILIONARIE = Vecchiaia Dorata
LA FINANZIARIA – La manovra per il 2006 taglia del 10% le indennità di tutti gli eletti.
LO STIPENDIO – La busta paga dei senatori è composta da due voci: indennità mensile (12.434 € lordi) e diaria (4.003 € lordi).
I TAGLI – Già decisa la decurtazione dello stipendio, il Senato avrebbe dovuto tagliare del 10% anche il vitalizio e l’assegno di mantenimento ai senatori.
LA PENSIONE – I parlamentari ricevono un vitalizio a partire dal 65° anno di età, 60° se hanno svolto più legislature. L’importo del vitalizio varia da un minimo del 25% dell’indennità lorda ad un massimo del 80%.
IL CALCOLO – Compiuti sessant’anni, un senatore con tre legislature alle spalle percepisce 6.875 € lordi al mese per dodici mensilità. Nei vent’anni successivi riscuoterà 1.650.000 € lordi. Una rendita di sei, sette volte superiore a quella di un normale cittadino.
Lewis Carroll fa incontrare Alice, nel suo stravagante viaggio nel Paese delle Meraviglie, con assurdi personaggi ed uno di questi, Humpty Dumpty, fa dire alle parole ciò che egli voleva significassero e paga loro anche una specie di salario per il loro servizio.
“Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty piuttosto altezzosamente “essa significa precisamente che significhi ciò che scelgo che significhi … né più né meno”.
“La questione è” replicò Alice “ se voi potete dare alle parole così tanti significati diversi”.
“La questione è” rispose Humpty Dumpty ”chi ha da essere il padrone … ecco tutto”.
(da “La libertà e la legge” di Bruno Leoni)
Il fatto è che quella che i “nostri” padroni si ostinano a volerci far chiamare democrazia, in realtà democrazia non lo è, per una infinità di stati di fatto in base ai quali controllore e controllato sono, o finiscono con essere, lo stesso soggetto e può quindi fare quello che gli pare senza rendere conto ad alcuno delle sue azioni.
Quella sopra riportata sui fatti di Palazzo Madama è una delle tante, sulle quali i Cittadini non devono essere informati, o indotti poi all’oblio con varietà e calcio.
La mia non è voglia di anarchia, Stati Uniti e Svizzera sono esempi di democrazia realizzata ed in Svizzera sono direttamente i Cittadini con referendum che decidono se aumentare o diminuire la retribuzione dei loro rappresentanti.
Da noi invece fanno tutto loro ed a me pare ridicolo che sia in uso il termine “conflitto di interessi” al riguardo del solo Berlusconi.
Loro li chiamano “costi della democrazia”:
Tre uomini sono su una barca. Uno solo rema. Ad un certo punto quest’ultimo si ferma e si rivolge agli altri due con queste parole: “Scusate: perché adesso non remate un po’ anche voi?”. Questi sorridono e gli rispondono: “In realtà abbiamo già votato. Ma se proprio vuoi possiamo anche votare una seconda volta”.
Ho 60 anni e sono stanco di essere sempre io a vogare in questa galera Italia,
a primavera andrò a votare e la mia scelta andrà a chi mi darà più garanzie di voler rimescolare le carte e liberarmi dai ceppi. Roberto Porcù




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