Durante il faccia a faccia con Francesco Rutelli, il presidente del Consiglio si è un'altra volta avventurato nel tentare di rendere edotti i telespettatori italiani, e il pubblico presente in sala (al quale esplicitamente si è rivolto, soprattutto quello "tifoso" della parte avversa) di importanti capitoli della storia patria. Al fine di spiegare in che cosa consiste la tradizione comunista del nostro Paese, e come questa sia tutt'ora minacciosa, malgrado venga espressa ormai da "comunisti senza comunismo", è risalito, come ben consiglia un noto proverbio cinese.......alla sorgente. "Il signor Gramsci..." ha esordito, scatenando la reazione di Rutelli: "ah, adesso risaliamo addirittura a 70 anni fa!", "Il signor Gramsci...". Già il signor Gramsci, secondo Silvio Berlusconi, avrebbe formulato la sua "teoria dell'egemonia" proletaria, consapevole che in Italia non era possibile, per un partito comunista, prendere il potere per via rivoluzionaria in quanto importanti accordi internazionali avevano assegnato il nostro Paese alla sfera occidentale . Sempre per Silvio Berlusconi, la teoria dell'egemonia si concretizzerebbe essenzialmente nel fatto che in luogo della rivoluzione, il partito comunista avrebbe dovuto conquistare, uno alla volta , importanti pezzi di potere strategici nella società civile capitalistica: magistratura, scuola, università, stampa, cinema......
Il signor Francesco Rutelli, dal canto suo, tra una smorfia e uno strabuzzamento degli occhi, ha evitato di far presente al signor presidente del Consiglio, che nelle sue vesti di improvvisato docente di storia contemporanea ha altre volte, clamorosamente toppato, che il signor Gramsci non può aver costruito una simile teoria della "egemonia proletaria" per le ragione addotte da Silvio Berlusconi, e che la ricostruzione del significato della stessa concezione dell'egemonia, in Berlusconi, è debitrice proprio di una volgarizzazione, mi si perdoni il bisticcio, della vulgata togliattiana.
Il signor Antonio Gramsci, infatti, è morto nel 1937, ossia prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, e sette anni prima degli "accordi di Yalta" sulla spartizione "del mondo" fra le potenze democratiche occidentali e l'Unione Sovietica di Stalin. Le ragioni delle sue riflessioni sull'egemonia proletaria, sviluppate nelle carceri fasciste, attengono al dibattito fra marxisti sulle ragioni del fallimento della rivoluzione in occidente, e non sono affatto alternative (come vorrebbero far credere tanti "togliattiani" che egemonizzano certa cultura storico-politica) alla concezione leninista della rivoluzione, dello Stato, della dittatura del proletariato. Semmai il signor Gramsci, rendendosi conto di come la Russia fosse sotto molti aspetti, al momento della presa del potere bolscevico, un paese arretrato e come la "società civile" fosse infinitamente più sviluppata in occidente, cercava la via per applicare, adattandola, la concezione marxista-leninista all'Europa e al nostro Paese (non voglio scomodare concetti, che il dottor Berlusconi rischierebbe di volgarizzare ancora eccessivamente, come "guera di posizione" e "guerra di movimento"...).
Ne deriva inoltre che "l'egemonia" diviene "alternativa" alla rivoluzione, solo e assai parzialmente, nel tardo Togliatti. Fu lui a riesumare (e per certi versi "manipolare") il pensiero di Gramsci per giustificare la linea politica che il PCI fu costretto a sviluppare dopo la seconda guerra mondiale, in osservanza degli indirizzi strategici di Mosca, e appunto nel "mondo di Yalta" e della guerra fredda, una volta che era divenuto chiaro che l'URSS non intendeva rompere prematuramente gli equilibri con un occidente più ricco e più forte, per espandere inopinatamente la propria sfera di influenza in assenza di una crisi radicale del capitalismo e del mutamento sostanziale, a proprio vantaggio, dei rapporti di forza.
Insomma, per fare del buon anticomunismo liberale ed evitare di cadere nel ridicolo (evitato solo in parte ....per l'ignoranza di Rutelli e di molti spettatori) occorrre, signor presidente del Consiglio, evitare di emulare in storia (e in ...cronologia!!! ricorda l'incidente sul padre dei fratelli Cervi??) oltre che.... in politica.... il genere di errori che il signor Di Pietro è uso commettere con la lingua italiana e il diritto.

Saluti liberali