La fierezza di essere cattolici


«L’aventure la plus belle du monde c’est la nôtre!», dicevano i cavalieri templari. Ed è forse in questa consapevolezza della bellezza trascendentale della nostra identità e missione che dobbiamo trovare uno dei segreti della loro formidabile force de trappe, che tanto impressionava sia amici che nemici. Dopo essersi distinto come una delle principali forze vive della Cristianità medievale, l’Ordine del Tempio è entrato nella leggenda con tale vigore che perfino oggi assistiamo a tentativi di ricalcarlo.
Quasi per contrasto ci viene in mente questo paragone nel contemplare il triste panorama del Cattolicesimo contemporaneo ridotto, come registrava nel 1984 il card. Joseph Ratzinger, «ad una situazione di minoranza, più di quanto lo sia mai stato dalla fine dell’antichità». Cosa è successo? Rispondeva, allora, il Prefetto del Sant’Uffizio: «Questi guasti sono dovuti allo scatenarsi all’interno della Chiesa, di forze latenti aggressive, centrifughe, magari irresponsabili oppure semplicemente ingenue, di facile ottimismo, di un’enfasi sulla modernità che ha scambiato il progresso tecnico odierno con un progresso autentico. E, all’esterno, all’impatto con una Rivoluzione Culturale con la sua ideologia liberal-radicale di stampo individualistico, razionalistico, edonisitco».
Questo facile ottimismo riguardo alla Modernità ha fatto sì che troppe finestre siano state aperte, troppi ponti abbassati, troppe mani tese…con i tragici risultati oggi evidenti. Invece di affermare con fierezza la propria identità e missione, mettendosi in un rapporto di contrasto con gli aspetti negativi di questa modernità, il cattolicesimo adult(er)o ne risente il fascino, ne diventa succubo e finisce per capitolare.
«Il confronto con il mondo è possibile solo sulla base di un’identità chiara – ammoniva il card. Ratzinger – è tempo di ritrovare il coraggio dell’anticonformismo, la capacità di opporsi, di denunciare molte delle tendenze della cultura circostante».
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana si accinge ad affrontare una delle più devastanti persecuzioni della sua storia, quella del laicismo intolleranza, del quale abbiamo più che avvisaglie. Quando un Papa si vede impossibilitato a recarsi in una Università fondata da un suo predecessore, quando un vescovo belga viene processato penalmente per insegnare la dottrina cattolica in tema di omosessualità, quando viene presentato in Parlamento un ddl che in pratica impedirebbe alla Chiesa d’insegnare il suo Magistero, quando i legislatori europei giungono a negare la verità storica, escludendo le radici cristiane dalla Costituzione, sappiamo che siamo arrivati al capoliena. Orami sono min gioco non aspetti marginali, sui quali si potrebbe al limite discutere, ma quei valori non negoziabili che fanno parte dell’essenza della nostra identità cattolica e sono fonti di civilizzazione di tutto il corpus della società civile.
Il dinamismo del bene è fondamentalmente diverso da quello del male. Tanto il primo avanza, mostrandosi, proponendosi, spiegandosi, quanto l’altro s’insinua mascherandosi, nascondendosi e imbrogliando. Questo proviene dalla stessa natura umana, incapace di amare il male in quanto tale, ma solo sotto parvenze di bene.
È solo mostrando con fierezza la nostra identità, contrastando senza timore le forze che ci accerchiano e lanciando controffensive mirate e brulotti azzeccati, che daremo una testimonianza di Fede all’altezza del momento storico in cui viviamo.


Il paganesimo dei Gentili pervertiti,
che attira a sé l’ira di Dio.

E non voglio ignoriate, o fratelli, che molte volte mi ero proposto di venire da voi, (e ne sono stato finora impedito), per raccogliere qualche frutto anche tra voi, come ho fatto tra gli altri Gentili.
A Greci come a Barbari, a sapienti come ad ignoranti, io sono debitore; tanto è vivo il desiderio, (quanto a me) di annunciare il Vangelo anche a voi in Roma. Giacché io non mi vergogno del Vangelo; ché esso è il potere di Dio per la salute di chi crede; al Giudeo prima poi al Greco, giacché vi si rivela la giustizia di Dio, proveniente dalla fede, conforme sta scritto: «Il giusto vive di fede».
Poiché l’ira di Dio si manifesta dal Cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la Verità nell’ingiustizia; infatti, quel che si può conoscere di Dio è in essi manifesto, Dio stesso lo ha manifestato, poiché le perfezioni invisibili di Lui fin dalla creazione del mondo, comprendendosi dalle cose fatte, si rendono visibili, quali la sua eterno Potenza e la sua Divinità; laonde essi sono inescusabli, perché avendo conosciuto Iddio non lo hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma s’invanirono nei loro ragionamenti, e fu avvolto di tenebre il loro stolto cuore. Dicendo di esser sapienti, divennero stolti e scambiarono la gloria dell’incorruttibile Iddio nella riproduzione di un’immagine di corruttibile uomo, e di volatili e di quadrupedi e di rettili.
Perciò, li abbandonò Iddio nelle concupiscenze dei loro cuori, alla sconcezza del disonore tra loro i loro corpi, essi che scambiarono la Verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura invece che al Creatore, il quale è benedetto nei secoli, così sia! Per questo li abbandonò Iddio a passioni d’infamia, poiché le loro femmine scambiarono l’uso naturale in quello contro natura [=omosessualità femminile o saffismo N.d.R.] e similmente i maschi, lasciato l’uso naturale della donna, si accesero nel desiderio gli uni degli altri, atti turpi operando maschi con maschi [= l’infamia dell’omosessualità maschile, introibo all’efebismo e a quant’altro N.d.R.], e ricevendo in se stessi la mercede che si conveniva della loro aberrazione. E poiché non si diedero cura di conoscere Dio, li abbandonò Iddio ai reprobi sentimenti: far ciò che non si deve, ripieni d’ogni ingiustizia, malvagità, fornicazione, avidità, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, d’inganno, dio malignità; sussurroni, maldicenti, in odio a Dio, violenti, superbi, millantatori, inventori di male azioni, disobbedienti ai genitori, insensati, disamorati, sleali, incapaci di sentir compassione; i quali, pura vendo conosciuto la giusta sentenza di Dio, che chi fa tal cose è degno di morte, non solo le fanno, ma approvano chi le fa.
(Lo Spirito Santo parla attraverso S. Paolo Apostolo, Epistula ad Romanos I,13-32)