Il vero volto di Mao. Settanta milioni di vittime il più grande crimine del secolo.
Settanta milioni. Dieci milioni in più rispetto all’intera popolazione italiana. Il doppio di tutti i caduti in battaglia nelle guerre combattute nel XX secolo, comprese le due guerre mondiali. Settanta milioni è il numero di vittime del regime comunista cinese, dall’anno della presa del potere (1949) ad oggi. La stragrande maggioranza di esse devono la loro uccisione ad un unico responsabile: Mao Tse-tung. Il team di storici francesi del Libro Nero del Comunismo parlava già di 65 milioni di vittime. Rudolph J. Rummel, però, il maggior esperto di democidi nel XX secolo, nel suo testo monografico “China’s Bloody Century” e poi nel più celebre “Stati assassini”, aveva stimato l’entità del crimine del regime di Pechino in 35 milioni di vittime. Ed era già una cifra apparentemente incredibile. Adesso anche lo stesso Rummel, con una mail girata a tutti i suoi contatti, lo scorso 29 novembre, ha ammesso il suo errore: il regime comunista cinese ha sterminato a freddo, in tempo di pace, circa 70 milioni di suoi cittadini inermi. Mao Tse-tung è il principale responsabile. A far cambiare idea anche agli studiosi più prudenti è stata soprattutto la documentatissima biografia del dittatore comunista, “Mao, The Unknown Story”, di Jung Chang (divenuta celebre per “I cigni selvatici”) e suo marito Jon Halliday. Come è stato possibile sterminare così tanta gente? In così poco tempo, poi? È interessante notare che in tempo di guerra, Mao rimase “tenero”. Per attirare volontari nelle sue fila, in generale, trattò i soldati e la popolazione sotto di lui meglio rispetto ai Nazionalisti, che invece ostentavano una disciplina brutale. Il vero volto di Mao, lo sterminatore, si mostrò solo dopo la sua presa del potere, nel 1949, quando nessuno avrebbe più potuto opporsi al suo assolutismo.
Peggio che nei peggiori racconti dell’orrore, la popolazione fu sterminata a ondate: 8 milioni e mezzo nel primo periodo di purghe (1949-1953); 7 milioni e mezzo durante la “Riforma Agraria” (1954-1958); quasi 11 milioni nel corso del “Riflusso” (1959-1963); quasi 8 milioni a causa della “Rivoluzione Culturale” (1964-1975). Queste sono le vittime uccise direttamente per mano dei boia del Partito. Ma ad esse vanno aggiunti i 38 milioni di vite umane stroncate dalla fame provocata dalla “Riforma Agraria” e dal “Grande Balzo in Avanti”, la folle politica di industrializzazione forzata delle campagne, che qualche comunista nostrano osa ancora portare ad esempio. Ebbene, la “scoperta” più recente è questa: Mao Tse-tung era perfettamente al corrente della carestia e non fece nulla per fermarla. E a tutto ciò si aggiunge un aspetto particolarmente desolante: non c’è stata alcuna giustizia per queste decine di milioni di vittime.
L’attuale regime comunista cinese si considera il legittimo erede del dittatore. Kissinger e Nixon si allearono con Mao. Parte dei nostri capi di Stato occidentali andò a rendergli omaggio. Quanti se ne sono pentiti? Gli storici, assertori dello “Stato forte”, lo ritraggono soprattutto come il padre dell’indipendenza e dell’unità della Cina. Oggi in Europa non consideriamo un problema fare le Olimpiadi a Pechino e stringere accordi con lo stesso regime che, fino a una ventina di anni fa, ha ucciso più persone di tutte le guerre combattute nel nostro continente. Che tuttora fucila mediamente circa 10.000persone all’anno e mantiene il più grande sistema di campi di concentramento del mondo.




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