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Discussione: Martire Europeo

  1. #1
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Martire Europeo

    Là nella piazza c’è Jan
    Trentotto anni fa un sacrificio nazionale ed europeo commesso in nome della libertà

    16 gennaio 1968: lo studente Jan Palach s’immola nel fuoco a piazza Venceslao a Praga per protestare contrastare contro l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia. Morirà in seguito alle ustioni tre giorni più tardi. Il piccolo monumento situato nel luogo del suo sacrificio è acceso ininterrottamente giorno e notte fin da allora. Altri studenti seguirono il suo esempio



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  2. #2
    MONTINI
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    Citazione Originariamente Scritto da Caenazzo
    Là nella piazza c’è Jan
    Trentotto anni fa un sacrificio nazionale ed europeo commesso in nome della libertà

    16 gennaio 1968: lo studente Jan Palach s’immola nel fuoco a piazza Venceslao a Praga per protestare contrastare contro l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia. Morirà in seguito alle ustioni tre giorni più tardi. Il piccolo monumento situato nel luogo del suo sacrificio è acceso ininterrottamente giorno e notte fin da allora. Altri studenti seguirono il suo esempio



    noreporter.org
    Il suo nome era Jan Palach


    Fonte: www.thanatos.it

    Jan Palach si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga. Da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della "Rivoluzione di Praga" soffocata dai carri armati
    dell'allora Unione Sovietica. Nel pomeriggio ormai tardo la luce si smorzava già, col freddo invernale, sulle mura gotiche del castello di Hradcany e su quelle barocche del quartiere di Mala Strana.
    Praga viveva il quinto mese d'occupazione sovietica (di "aiuto fraterno" secondo la versione ufficiale del regime comunista), e il numero degli esuli cresceva insieme alla rassegnazione. C'era poco da aspettarsi da un "paese
    di deboli", dalla patria del Buon Soldato Svejk, che usa la simulazione dell'idiozia come forma di resistenza. La furbizia genialmente cretina di Svejk poteva anche essere "epica" sul piano letterario, non lo era in quella realtà umiliante.
    C'era una forte differenza tra la burocratica Cacania austro-ungarica, contro la quale armeggia con le sue astuzie il buffo, pacifico eroe ceco sulle pagine del romanzo di Hasek, e l'Unione Sovietica intervenuta con i carri armati per cancellare la Primavera di Praga, estremo e vano tentativo di democratizzare il socialismo reale. Il gesto dello studente in quel giovedì di trent'anni fa fu l'esatto opposto dello stile di Svejk: fu lineare, diretto, senza furbizie. Fu un'azione coraggiosa. Certo la giovinezza di chi lo compì suscitò rimpianto.
    Oggi Jan Palach è l'eroe anti Svejk. Ha da tempo detronizzato la fama del buon soldato di Hasek. Il gesto di Jan Palach era contro questa situazione stagnante e affliggente.
    Non era un suicidio per disperazione, non era una resa definitiva, portata alle estreme conseguenze: era un'azione offensiva. Insomma era il gesto di un soldato che si sacrifica per gli altri, esortandoli a combattere.
    Non fu neppure una sbagliata rinuncia a quel dono di Dio che è la vita, riconobbe il Vaticano. Un suicida in certi casi non scende all'inferno.
    La lettera che Jan Palach temeva bruciasse con i suoi abiti e la sua carne, fu letta subito dopo la sua morte. Era, insieme ai documenti, nel sacco che Jan aveva lasciato cadere qualche metro più in là, prima di accendere il fiammifero. Era scritta su un quaderno a righe da scolaro: "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo.
    Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche).
    Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà."
    La lettera manifesto era firmata: la torcia numero uno. Le calunnie postume non intaccarono il ricordo di Jan Palach. Altri s'immolarono poi come lui, almeno sette in Cecoslovacchia, ma la censura fu più efficace e si ebbero
    scarse notizie. "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy
    (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero
    generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà".

    Fonte: www.thanatos.it
    Vedi anche Gioventu' Europea e Wikipedia

  3. #3
    email non funzionante
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    fame e morte schiavitù il coraggio nasce a volte così...

  4. #4
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Jan in realtà non è mai morto...LUI VIVE NEL CUORE DI TUTTI I PATRIOTI EUROPEI !!
    IL SUO SACRIFICIO NON E' STATO VANO !!

 

 

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