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    Predefinito Quel furbacchione di consorte ....

    Nel 2001 Colaninno e Gnutti hanno conseguito utili da capogiro nella vendita a Pirelli

    Il profluvio di denaro dell’affare Telecom che è andato a finire direttamente nelle mani di Colaninno e Gnutti è spaventoso.
    Attraverso virtuosismi gestionali che neanche il mago Silvan in giornata di grazia, i due dirigenti sono riusciti a drenare verso i propri conti una cospicua fetta della mastodontica operazione, ben 114 milioni di euro, così suddivisi: Gnutti 21,7 milioni di euro (più 4 milioni che sono giunti alle sue società), Colaninno 89 milioni di euro.
    Piccolo passo indietro: la storia recente di Telecom inizia nel 1997, quando il governo decide di privatizzare l’azienda cedendo il 42% del capitale per una cifra vicino ai 23.000 miliardi di lire. Questa operazione sarà ricordata come la madre di tutte le opa, in Europa non si era mai assistito a nulla del genere. Gli acquirenti si dividono in piccoli risparmiatori e fondi internazionali, il grado di frazionamento delle quote è quindi molto elevato; il controllo è infatti in mano ad una sfilza di società (tra cui Ifil, Generali, Imi, Ina, Comit e Credit) che tutte assieme detengono solo il 6%. Due anni dopo, nel ’99, entra in campo l’Olivetti di Colaninno e Gnutti che con un’altra opa riesce a conquistare il 52% grazie ad un esborso di oltre 60.000 miliardi. Parte del denaro con cui far fronte all’imponente operazione (circa la metà) deriva dalla cessione di Omnitel (oggi Vodafone) e dal ricorso all’indebitamento bancario.

    I “furbetti del quartierino” sono ancora nella loro fase embrionale, all’epoca dei fatti i nomi utilizzati sono di ben altro tenore linguistico, si parla di “capitani coraggiosi”.
    Passano altri due anni e si giunge al momento “cruciale” dell’affare Telecom. È il 27 luglio del 2001 quando viene stipulato l’accordo che permetterà il passaggio del controllo del colosso delle tlc da Colaninno-Gnutti alla Pirelli di Tronchetti Provera che poco dopo le trasferirà alla società Olimpia con una plusvalenza di 2,6 milioni.
    L’attenzione della guardia di finanza è incentrata proprio sui diversi movimenti che nei primissimi giorni successivi all’accordo portano ad un’incontrollata lievitazione dei valori delle azioni che genera le plusvalenze dei due manager già citati e del loro compagno d’avventura Giovanni Consorte.
    In quelle ore di nevrotici scambi, tra il 2 e il 3 agosto 2001, infatti, le azioni Telecom della Bell, la holding facente capo a Hopa che controlla Olivetti e quindi Telecom, si metteranno letteralmente a ballare, con oscillazioni che andranno dai 2,5 euro con cui vengono cedute da Bell a Colaninno e Gnutti ai 4,17 con cui vengono vendute, il medesimo giorno, a Gpp da parte degli stessi manager, che guadagnano quindi l’85% nel giro di poche ore. Queste variazioni secondo la Guardia di finanza hanno avuto l’effetto di ingigantire l’entità dell’affare, in modo tale che 97 milioni di azioni cedute al gruppo Pirelli permettessero il realizzo di profitti pari a oltre 114 milioni di euro, attraverso appunto l’utilizzo di una società la Gpp, anch’essa sotto controllo Hopa, che si è occupata di acquistare dalla coppia le azioni, garantendo un margine generoso, per poi restituirle a Bell che gliele aveva prestate.
    Non è chiaro? L’apparente farraginosità di queste ultime righe, è stato proprio il motivo del successo milionario della coppia. Se infatti Colaninno e Gnutti avessero semplicemente proceduto a vendere direttamente le loro azioni all’Olimpia di Provera via Bell, gli utili dell’operazione sarebbero stati spalmati tra i diversi soci della Bell. Quindi, l’aumento di passaggi per giungere alla conclusione effettiva dell’operazione, non può aver avuto altra spiegazione ragionevole se non quella di moltiplicare i profitti di “qualcuno”.

    A questo punto entra in scena anche Consorte, il quale, ovviamente sempre nello stesso periodo,vende alla stessa Bell (31 luglio 2001) e a Hopa (8 agosto 2001) 48 milioni e mezzo di azioni (36 nella prima tranche e 12 nella seconda) per un valore che è superiore del 60% rispetto al prezzo di mercato di quel periodo. Domanda degli investigatori: perchè Colaninno e Gnutti acquistano da Consorte a quella cifra quando avrebbero potuto reperire la stessa quantità sul mercato a prezzi (visto l’esborso che hanno dovuto sostenere) da svendita?
    Le azioni cedute da Consorte verranno poi rivendute a Tronchetti Provera ad una cifra ancora superiore (+38%).
    Altra domanda allora: perchè Consorte non ha venduto direttamente allo stesso Tronchetti Provera, con cui avrebbe guadagnato 48 milioni in più? 48 milioni, proprio 48. Si è accesa qualche antenna? Il caso ha voluto che la differenza corrispondesse giusto a “quei” 48 milioni, la cifra super reclamizzata che Consorte e il vice Sacchetti hanno ottenuto da Gnutti ed è stata giustificata come semplice, e onerosissima, consulenza.

    GIANMARCO GALLIZZI
    (visconti, la clessidra)


    MA TU GUARDA A VOLTE LE COINCIDENZE!

  2. #2
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    in quel mondo li' quelle cifre son normali..sai quanto ha preso come leggittima option Tronchetti quando ha venduto Optical? e Pelliccioli conSeat?.
    e sai chi ha pagato? il mercato naturalmente e cioe' i fessi.
    allora..smetti di fare il tifo per berluscun che quello ha creato un sistema per il quale chi se la prende nel qulo è sempre il popolo.

 

 

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