LE PRIMARIE DEL CENTRO”SINISTRA” PER IL NEOPODESTA’ A MILANO E DARIO FO.

Domenica 29 gennaio l’Unione ha indetto le primarie per decidere il nuovo podestà di Milano. Il metodo usato, quello delle primarie, scimmiottato dagli USA, lungi dall'essere quella "festa della democrazia" che si vorrebbe dare ad intendere, rappresenta una pericolosa e inaccettabile iniezione di presidenzialismo plebiscitario e di individualismo borghese alla Bush nella vita politica italiana, i cui risultati si sono visti anche in questa campagna elettorale: i candidati non hanno chiesto più il voto per un partito e un programma, ma per una persona, per sé stessi, cui si è delegato tutto il potere decisionale, come ha fatto nella pratica Berlusconi nel “centro-destra”. Ma lo scopo di queste primarie è anche e soprattutto, tramite la partecipazione di candidati della "sinistra radicale" come Dario Fo, di irretire i movimenti antagonisti e anticapitalisti nell'elettoralismo e nel partecipazionismo borghesi, facendo argine all'astensionismo di sinistra in crescita.
Il "giullare della sinistra'' Dario Fo, è colui che ha sempre ammesso senza imbarazzo e senza pudori di aver indossato la divisa dei repubblichini di Salò, ma ben lungi dal fare chiarezza su quell'imbarazzante passato, con una sincera, seria e dovuta autocritica, non ha mai abiurato il suo trascorso repubblichino, da ipocrita e imbroglione trotzkista qual è, assolvendo quindi con sè pure tutti i repubblichini. Fo lo si è visto rifluire senza pudori nell'ovile della borghesia negli anni '80, guadagnandosi lo sdoganamento della Tv di Stato che lo aveva cacciato nel '62, e perfino quello del grande capitale italiano che decide di assumerlo come insegnante di uno stage nella sua accademia per eccellenza, la Bocconi. E così il governo americano negli anni '90 gli concede il visto di ingresso, poi arriva il Nobel, che Fo va a ritirare addirittura inchinandosi ai reali di Svezia, e infine il beneplacito del Vaticano, che tramite le Edizioni Paoline gli offre di scrivere pure un saggio. La "scesa in campo'' per la poltrona di sindaco di Milano diventa quindi la ciliegina sulla torta della sua parabola ultraparlamentarista: e non c’è stata in questi ultimi mesi manifestazione di piazza o di senza casa o anti TAV, che non abbia visto il pellegrinaggio strumentale da parte di Fo, col subdolo intento di cavalcare il malcontento sociale ai fini della prossima campagna elettorale. Ad appoggiarlo è Rifondazione trotzkista, con la claque dell'area della cosiddetta "sinistra alternativa'', dal Leoncavallo a Radio Popolare, ai disobbedienti del Centro sociale il Cantiere, cui si aggiunge il seguito di Sergio Cusani, uno dei protagonisti di Tangentopoli, in compagnia di Beppe Grillo, il gran ciarlatano della piccola borghesia. Ma fra i suoi sostenitori, Fo si vanta pure di avere Ken Livingston, primo cittadino londinese, quello, per intenderci, che aizzava i dipendenti del Tube affinche' attraversassero i picchetti quando c’era lo sciopero del metrò! Il laburista “di sinistra” Livingston, sponsor del Forum sociale europeo all’insegna di "un altro mondo è possibile", sottintendendo però senza abbattere il capitalismo e l'imperialismo! Da lui Fo trae spunto anche per l’impopolare idea di istituire un salatissimo pedaggio per circolare in auto: a Londra si pagavano fino a poco tempo fa circa 7,5 sterline al giorno (12 euro circa!) per circolare in centro, e sono installate telecamere digitali che leggono le targhe delle auto per segnalare subito i 'portoghesi' a una centrale e punirli; ma per i camionisti è ancora piu' dura: il pedaggio giornaliero è infatti elevato a 15sterline (23 euro circa!), mentre nemmeno i residenti in città si salvano dal crudele balzello. Questo pedaggio sarebbe in pratica per i milanesi nient’altro che una nuova gabella che si aggiungerebbe ai costi già proibitivi che comporta la vita quotidiana in città, utile solo a depredare ulteriormente le tasche dei proletari meneghini!
Non c'è nulla da fare, questi candidati "alternativi" come Fo sono solo degli specchietti per le allodole, una copertura a sinistra dei politicanti borghesi dell'Unione e dei partiti dell'Ulivo, tant’è che Fo ha firmato il "progetto" dell'Unione impegnandosi a "riconoscere" il vincitore. Dario Fo si presta a fare opera di drenaggio dell'astensionismo, cercando di convince le masse dell'impossibile: ossia che nel capitalismo può esistere una democrazia sostanziale che garantisca gli oppressi dai soprusi degli oppressori, che nel capitalismo si possa cancellare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, mentre ovunque esistono ancora le classi, la disoccupazione, la povertà, la disparità dei sessi, l'emarginazione degli anziani, l'abbandono delle periferie urbane, la mancanza di case, la malasanità, dei servizi sociali carenti e costosi, esose tasse e tariffe, prezzi alti, l'inquinamento e così via. Ovunque le amministrazioni e i governi sono mille miglia lontani dalle masse e i consigli regionali, provinciali e comunali sono stati ormai svuotati perfino dei loro poteri democratici borghesi. Dario Fo è dunque un imbroglione che cerca di ingannare la propria base sventolando un fantomatico "condizionamento a sinistra" del programma dell'Unione, ma in pratica è solo uno dei tanti cavalli di Troia della borghesia che strumentalizza la buona fede dei sinceri antagonisti del sistema capitalistico e la combattività e il coraggio antistituzionale e antiliberista delle masse e dei giovani della periferia di Milano per imprigionarli nelle pastoie delle istituzioni borghesi distogliendoli dall'unica giusta posizione da tenere verso le primarie dell'Unione della "sinistra" borghese: DISERTARLE, per rimarcare con l'astensionismo militante la distanza abissale che separa questi politicanti borghesi dalle lotte e dai movimenti autenticamente antiberlusconiani, anticapitalisti e antimperialisti.

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