Tra qualche giorno ricorrono i 34 anni dalla strage vigliacca operata dal Governo Inglese. Vale la pena ricordare cosa accadde e di chi fu la colpa del terrorismo in Gran Bretagnia.
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30 gennaio 1972 a Derry, nell'Irlanda del Nord, un plotone di paracadutisti inglesi del 1° Reggimento aprì il fuoco su una folla di dimostranti che manifestavano contro alcune norme di polizia che consentivano l'internment, ovvero la reclusione preventiva senza termini temporali per il processo.
13 dimostranti, molti dei quali giovanissimi, restarono uccisi nella sparatoria. Numerosi furono anche i feriti, uno dei quali morì tempo dopo, secondo alcuni, a causa delle ferite riportate.
I teppisti, com' erano chiamati dagli inglesi, si rifugiavano dietro le barricate alzate dall 'Ira, l'esercito repubblicano clandestino, anzi dall'ala più dura, i Provos,> che pretendevano l'unificazione delle contee dell'Ulster alla Repubblica d' Irlanda. Vicecomandante dell'Ira, a Bogside, era un apprendista macellaio di 21 anni, Martin McGuinness, responsabile della disciplina che è oggi ministro dell' Educazione, per conto del Sinn Fein, nel governo della provincia, a Belfast: a Derry, racconta, l'Ira aveva pochi volontari, «ma migliaia di persone erano con noi». A Londra, però, il primo ministro Ted Heath era deciso a riportare a Londonderry «la legge di sua Maestà»: l'ordine alle truppe era quello di sgomberare l'«aggro corner», catturare i più agitati tra i teppisti e internarli senza processo, come si faceva da qualche mese.
Opera delicata, se è un'intera popolazione che ribolle. Invece Londra mandò una compagnia del Reggimento paracadutisti che non erano mai stati impiegati per l'ordine pubblico, armati d'un fucile ad alta velocità, calibro 7,62, che sparava pallottole capaci di bucare una lastra di ferro. La data scelta, inspiegabilmente, fu quella del 30 gennaio 1972, una domenica, quando invece dei soliti teppisti c'era da aspettarsi una gran folla, perché era stata convocata una marcia per i diritti civili. McGuinness, che era andato a dormire all'alba dopo una notte di ronda, era d'accordo con il suo comandante: «L'Ira non doveva affrontare con le armi i soldati» e portò l' ordine in ogni angolo, tanto che lo sapevano pure i britannici.
Eppure il generale-maggiore Robert Ford ammette oggi che, contrariamente alle regole d 'ingaggio precedenti, aveva dato disposizione perché i soldati «sparassero a isolati capibanda». Così quella «bella giornata», in cui «l'umore della manifestazione era allegro», covava una giornata di sangue che avrebbe segnato il nostro tempo. Perché la domenica di trent'anni fa sia diventata il «Bloody Sunday», che nutrirà di odio un'intera stagione storica, resta tutt'oggi un mistero.
Chi sparò per primo? La commissione Widgery, subito varata da Londra, disse che i colpi erano venuti dalla folla. Non era vero e quel verdetto fu
ritrattato.
Allora si disse che dall'«aggro corner» erano state lanciate bombe coi chiodi, ma pure questa tesi fu subito smentita. Impazienti, intanto, i parà avevano già sparato tre caricatori, ferendo un ragazzo di 15 anni e un uomo di 59. Poi scattò l'operazione degli arresti: McGuinness, che s'era ritirato dalle prime linee per timore d'essere preso e internato («non avevo avuto la sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribilmente grave»), sentì gli spari e vide «gente che scappava dappertutto». Fu una carneficina: Paddy Doherty, colpito ai glutei mentre fuggiva, fu soccorso da Barney McGuigan, un pittore disoccupato di 41 anni, che sventolava un fazzoletto bianco: anche lui fu ferito alla schiena, a morte. Cinque dei tredici cattolici uccisi erano stati colpiti alle spalle e in dieci minuti di fuoco altri quattordici innocenti, disarmati come Peggy Deery, una vedova di 38 anni, con 14 figli, colpita alla coscia mentre guardava i paracadutisti che espugnavano Bogside, rimasero feriti a terra, sanguinanti, senza un perché.
Politicamente, il Bloody Sunday fece da catalizzatore al peggio che si preparava. A Londra, provocò lo scioglimento dell'assemblea di Belfast e il governo diretto da parte di Westminster, a Dublino l'incendio dell' ambasciata britannica, in Irlanda del Nord un'ondata di adesioni all'Ira, perché all'occupazione delle truppe britanniche i giovani cattolici si sentirono chiamati a rispondere col terrore. Nacque così la lunga guerra civile, che superò «l'accettabile livello di violenza» che un ipocrita ministro tollerava: in Irlanda del Nord innescò l'esplosiva mescolanza di vittimismo e orrore che segnerà anche i protestanti. L'umiliazione del Bloody Sunday autorizzerà i terroristi cattolici (repubblicani) a versare sangue britannico, mentre i lealisti (unionisti) invocheranno le proprie vittime, come quelle dell'attentato di Enniskillen, per infliggere mostruosità. Un fanatismo che porterà allo sciopero della fame, suicida, di Bobby Sands.




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