"hadrianus scrive "


Una domanda che spesso ci si fa leggendo la storia e l’epica di questa civiltà, è come mai il romano aveva così pieno dentro di sé il senso di patriottismo da farne un esempio ed un vanto ovunque?
Catone illustrava fin dal tempo del suo trattato relativo all’agricoltura quale rapporto esisteva tra il cittadino romano e la patria, facendo l’assioma buon contadino/buon soldato/buon patriota..
Il patriottismo della gente romana non era assolutamente un luogo comune e coinvolgeva in maniera pesante tutti quelli che partecipavano alla vita quotidiana nel territorio.
Potremmo definirlo un valore collettivo della società, ma il termine patriottico rende obiettivamente più l’idea di cosa concorresse maggiormente a fare la relazione verso l’attaccamento al vessillo che s’inalberava.
Un esempio fu dato dal fatto che spesso chi cadeva prigioniero in guerra non veniva quasi mai riscattato, cosa comune invece alle civiltà precedenti: questa era anche un modo per aumentare l’indice di resistenza personale ed il carattere che era infuso al cittadino.
Certo questo fervore venne meno a partire dal I secolo aC e man mano fu superato, ma Roma non era certamente più il territorio limitato, e probabilmente lo spirito che animava in precedenza era logico venisse meno.
Credo, ad ogni modo, che spesso si faccia la valutazione errata, a mio giudizio, del parallelo patriottismo=nazionalismo (mutuandola sulla storia moderna o contemporanea) che in realtà a Roma non esisteva minimamente, la fedeltà alla patria era un intrinseco elemento dello spirito che giaceva in ognuno dei cittadini ed era insegnato come ideale di giustizia e di libertà da porgere alle altre genti.
Il che non era minimamente facile, vivere nello stesso tempo impegno e distacco dai fatti che accadevano non fu roba da scherzo: non sempre ci si riusciva ovviamente ma conta soprattutto la forza con cui ci si avvicinava ad esso.
Quante altre civiltà possono dire d’aver fatto almeno un tentativo in questo campo?
Poche, molto poche, secondo me.
In effetti, la mutualità dello spirito dagli spartani esiste, del resto le guerre messianiche che Sparta dovette sostenere fece lo stesso effetto delle guerre puniche che dovette sostenere Roma nella formazione di questo spirito.
Appare logico quindi che Roma almeno come impostazione iniziale del suo modo di formare lo “spirito” del cittadino fin dall’infanzia prese sicuramente il modello spartano come fondamento, del resto le analogie sono molteplici.
Consideriamo che ad eccezione di queste due “Città-Stato” nessun’altra entità ha richiamato tanto interesse, sia esso negativo o positivo: si rifiuta Roma come si rifiuta Sparta, o viceversa si ama Roma come si ama Sparta.
Non solo Cicerone, ma Catone soprattutto, presero a confrontare in termini di paragone lusinghieri la costituzione spartana con quella della Roma repubblicana e se Cicerone poteva essere tacciato di servire il potere, Catone rimase immune da questo genere d’interrogativi, semplicemente per lui lo spirito era l’amore per il proprio stato che si poteva inculcare durante l’educazione e che era il medesimo che si poteva trovare Sparta.
La conclusione personale è che il Patriottismo romano fu un valore che permise certamente alla società di progredire, di rendersi autonoma, di canalizzare lo spirito del cittadino, del contadino, del militare, del patrizio e del plebeo verso ambiziosi obiettivi caricando l’animo d’ognuno di loro del proprio compito essenziale al raggiungimento della meta prefissa: la grandezza dell’Urbe."