Nella prigionia del collegio di San Francesco di Sales a Faenza, due notizie causarono fiero dolore al giovanetto. Spinto da malvagio rancore, un contadino aveva spezzato a sassate la gamba del cavallo, che bisognò abbattere, ed era occorsa tutta l'autorità della signora Rosa perché il padre, con lo stesso schioppo fumante, con il quale aveva dovuto abbattere l'umile amico, non procedesse a vendicarlo. E a Benito avevan lasciato morire, dimenticando di dar loro da mangiare, l'amato lucherino e la civetta a cui pure voleva bene, fiera e dispettosa nella dignità di signora della notte: la sua civetta, che aveva tanto stentato snidare e addomesticare, acchiappandole insetti e topolini.

Non che spasimasse di tenerezza per le bestie, come gli uomini di scarsa umanità aridi verso le persone e verso le idee; ma le bestie, i bimbi piccini, la donna, tutto quanto è debole, tutto quanto è inerme, cade sotto la tutela del forte, per un istinto profondo che rinnovella le milizie degli ordini cavallereschi attraverso i secoli; quelle milizie, di cui il fascismo è l'ultima in data.

Quando rincasò, non volle piú guardare in faccia la vecchia contadina, che gli aveva causata cosí gran pena.

Ma, a consolarlo ormai di tutto, la dura faccia dell'adolescente aveva imparato a reclinarsi sui libri dei padri: il latino. E le memorie di Cesare, la sapienza di Tacito, il poema di Enea, tutta la fiabesca realtà del villaggio di banditi, sperduto fra le colline del Lazio e divenuto capitale del mondo, datore al mondo di leggi e sanità, lo affascinavano come un mito.

Roma è presente e viva nel cuore fedele della sua Romagna. In Romagna, come nel Veneto e altre province settentrionali d'Italia, chiamano «la strada di Roma» la via Lattea, e assicurano, che mena diritto alla metropoli; gran ricordo, pure al declino, questa strada di luce, dall'uno all'altro orizzonte in cielo!

Nei libri di testo e in margine ai quaderni; incise nella corteccia degli alberi — cosí Medoro con Angelica nel bosco — e ahimè, sui banchi della scuola e i mobili della casa, molti adolescenti tracciano immagini ossessionanti: il ribelle scarabocchia caricature, il futuro ragioniere la firma con lo svolazzo, il sentimentale scrive «mamma», e il voluttuoso altri segni, mentre le ragazze intrecciano i segreti monogrammi del sogno per la biancheria nuziale.

Roma era, per lui, la mamma e l'amorosa; e scriveva quella parola, sempre la stessa, dai dieci ai sedici anni, con frenesia. Forse era «una voce», come «le voci» che udiva Giovanna nel verziere di Domrémy. Come la pastorella di Lorena, il contadinello di Romagna doveva chiamare all'armi e operar prodigi «per la grande pietà» d'Italia.

Nessuno può sapere se e fino a qual punto abbia influito sull'animo dell'uomo il soggiorno e l'educazione presso i religiosi, nella tessitura utile e grigia dei giorni scolastici, interrotte con le luminose parentesi delle vacanze.

Da giovinetto e da giovanotto fu antireligioso, ed è alieno anche ora da ogni formula, da ogni bigotta pratica confessionale o anticonfessionale. Nessuna setta piace a questo fanatico dell'unità della patria, e i due colpi piú fieri menati alla massoneria internazionale e segreta, in cinquant'anni di unità nazionale, le vennero entrambi dallo stesso uomo, in due momenti e atteggiamenti politici diversissimi, obbligando — nel 1910 i socialisti, nel 1923 i fascisti — a scegliere fra la massoneria e il partito di cui egli era capo. Ma se non ama le congreghe anticlericali, neppure è tenero per le congreghe pretine, e appena può — e può spesso — picchia nel mucchio dei preti politicanti, con un vigore di cui Don Sturzo ancor si duole. Anche in politica, i furbi mediocri arruffano, con momentanei successi, tortuosi intrighi; le menti superiori semplificano i problemi e provvedono ab imo. Ponendosi sul terreno del Cattolicesimo a fianco della Chiesa, anzi permeando la nazione di restaurato e rinnovato spirito religioso, si sdoppiava insieme la questione clericale dalla questione religiosa, e diveniva possibile cooperare con la Chiesa, mentre l'ostilità o l'assenteismo di uno Stato, agnostico o neutrale, le abbandonavano le redini dell'autorità e del dominio, senza controllo in materia cosí delicata; e della confusione sempre avevano approfittato i clericali per il loro prestigio di credenti perseguitati.

L'anticlericalismo religioso del Mussolini è nudo, penetrante ed efficace.

Introdusse di nuovo il Crocefisso e la preghiera del mattino nelle scuole elementari e l'insegnamento della storia delle religioni in tutti gli ordini degli studî medî, e nell'atto stesso dell'avvento al potere fece risuonare della parola «Dio», e di una commossa invocazione all'assistenza divina, la «sorda e grigia» aula del nuovo Parlamento, che nessuna simile elevazione di anime alla suprema Luce aveva udito prima.

Una stirpe piú volte millenne, arricchita, attraversata, inquinata da incroci e invasioni — una stirpe che a sua volta inesauribilmente si è sparsa ai quattro angoli della terra —, come può essa sentire la propria unità, se non rafforza in sé la coscienza dell'universale e dell'eterno? Come può un popolo essere temprato all'avversità, grande, vittorioso, se tutto si sbriciola nel labile edonismo degli appetiti egoistici, se il simbolo delle supreme devozioni — la Patria — non converge al sommo Vertice: Iddio? Oh sí, la conoscemmo alla prova, la «solidarietà laica» degli uomini e dei popoli, basata sul calcolo «del beninteso interesse generale», e quale esperienza ne hanno avuta uomini e popoli, l'Italia e il mondo! L'interesse materiale «il meglio inteso», è sempre il profitto bassamente concreto e afferrabile. Vana cosa è parlare al calcolo il linguaggio del sentimento. Le parole dello spirito si mormorano dentro il padiglione dell'orecchio, e non all'ombelico, perché la funzione deve adeguarsi a quelle facoltà, alle quali si rivolge.

«Il turbamento» che il minuscolo allievo dei Salesiani percepiva in chiesa, egli sa che è una forza, e un terreno di arcana, unanime risonanza. Ne conosce la elevazione e la profondità.

La forza dell'Impero di Roma cattolica e universale, di cui è cittadino il Cristo, come cittadino se ne proclamò Paolo, è una forza di unità nazionale e di espansione universale, che non può venir trascurata.

Chi, alla pari del muratore Benito Mussolini, visse e lavorò all'estero, non come turista frequentatore di alberghi e lussuosi salotti, sibbene negli strati umili dell'humus forestiero, sa queste cose meglio degli italiani chiusi in Italia.

Piú ci si inoltra tra gli umili e i lontani, piú ci si accorge che la parola Italia — luce divorata da maggior luce — si immedesima e scompare nella gloria di un piú antico vocabolo: Roma. Il raggio dell'antico astro cosí brilla ai remoti, quando il nucleo già ne è assorbito in novelle costellazioni.