Da Repubblica: (il titolo su Cl non c'emtra molto ma è pur sempre Repubblica, abbiamo pazienza)
"Un medico notoriamente laico tra chi ha rifiutato di fare aborti: ridda di voci sulla sua scelta
Pavia, gli obiettori al 100% Cl esulta: illuminati dal cielo
Il diario di un collega antiabortista morto avrebbe innescato le ultime defezioni
L´ospedale San Matteo costretto a chiamare "esterni" per attuare la legge 194
DAL NOSTRO INVIATO PIERO COLAPRICO
PAVIA - L´ospedale, è vero, è intitolato a San Matteo. E, quando si entra negli uffici della direzione sanitaria, non si possono non notare i quadri di taglia extra large con soggetti sacri. La storia locale narra (anzi, bisbiglia) di piccoli, decennali soprusi e angherie, soprattutto negli anni passati, contro i medici non cattolici di questo ospedale pubblico. Eppure, tutto ciò non basta a spiegare quello che sta accadendo in questi ultimi giorni, quando sul tavolo della direzione sanitaria sono arrivate le lettere di quattro ginecologi, decisi a dichiarare l´obiezione di coscienza. Risultato pratico: non ci sono più medici favorevoli all´aborto nell´ospedale San Matteo di Pavia.
«I primi a essere stupiti di questo dato di fatto siamo noi», dice, non nascondendo la soddisfazione, Pier Sandro Assanelli, presidente del "Centro aiuto alla vita". Se tra i volontari antiabortisti, con l´ufficio accanto al reparto di Ginecologia, la voce della decimazione degli abortisti ha cominciato a circolare subito, stamani in questo ospedale, tra i più famosi d´Italia, all´avanguardia per il cuore e l´oncologia, si tiene una riunione di lavoro straordinaria: «Chiameremo alcuni medici da fuori, dando loro la possibilità di svolgere in ospedale tutto quello che riguarda il lavoro di ginecologia, dalla diagnosi prenatale agli aborti. Comunque il servizio - dice Luigina Zambianchi, direttore sanitario - non s´è mai interrotto. Anni fa gli aborti si praticavano due giorni la settimana, ora siamo scesi ad una sola mattina, ed è più che sufficiente, visto che si svolgono tra i 250 e i 300 aborti l´anno, in maggioranza donne straniere. Mentre i parti sono 1550, in aumento». Bisognerà vedere chi accetterà l´incarico, e a quali condizioni. Ma anche il commissario straordinario, Giovanni Azzaretti, ostenta sicurezza: «Quando ero direttore sanitario io - dice - la legge era appena stata approvata e il vescovo di Pavia, molto battagliero, mi chiese che cosa avrei fatto: "Non sono certo favorevole all´aborto, ma le leggi dello stato si applicano", dissi allora. Ed è la stessa cosa che dico ora. Il problema non s´è mai posto».
Come invece racconta un medico chiedendo l´anonimato, «a Pavia abortire è sempre stato un po´ complicato, tant´è vero che le donne preferivano andare agli ospedali di Casorate Primo, o di Broni. Adesso siamo all´apice del problema. Anche una clinica convenzionata con la Regione da anni si rifiuta di praticare gli aborti: ma allora che razza di convenzione viene tollerata e perchè?». Il dottor Marco Cascella, figlio di Andrea, storico direttore dell´Accademia di Brera, delicato pittore a sua volta, è il primo dei quattro ginecologi neo-obiettori. Da laico, si trova al centro di una specie di leggenda che non intende confermare o smentire: «Non voglio dire nulla».
Su come viene "letta" questa situazione sorprendente - tra i cattolici più vicini a Comunione e liberazione già si sente pronunciare la parola "miracolo" - è meglio lasciar la parola al volontario del Centro aiuto alla vita: «Noi - spiega Assanelli - pensiamo che tutto questo sia merito di un amico, che ha preparato tutto ciò dal Paradiso. Si chiamava Giancarlo Bertolotti ed era contro l´aborto. Per trent´anni, ha diviso l´ufficio con Cascella. Uno che praticava gli aborti e l´altro che parlava a lungo con le donne, per convincerle a desistere, stavano fianco a fianco. All´inizio di novembre, per un incidente stradale, Bertolotti è morto. Aveva un diario, con le sue riflessioni sulla vita e sulla morte, e Cascella l´ha letto, e ha cominciato a riflettere...».
Saranno state riflessioni, stanchezza o chissà che altro, comunque Cascella rinuncia a praticare gli aborti. E, appena formalizza lui questa obiezione di coscienza, lo stesso fanno gli altri tre colleghi. Ma se si tratti di "folgorazioni sulla via di Damasco", o se, più prosaicamente, in una situazione già al limite è bastato eliminare un solo collega per far ricadere su poche persone stufe per il troppo e "sgradito" lavoro (non si incontrano frequentemente medici felici di praticare aborti), è difficile da appurare."




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