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    Predefinito Mi Aiutate A Capire Quanti Sono I Liberali Che Navigano In Questo Forum?



    E' uscito il nuovo numero di Elites con un interessantissimo Focus sul pensiero di Ludwig Von Mises.
    Ecco il sommario:

    Focus
    Le idee e il metodo di Ludwig Von Mises

    Il lascito intellettuale di Mises di Carlo Lottieri
    Mises e il mestiere dello scienziato sociale di Dario Antiseri
    Mises e le scienze sociali del XX secolo di Lorenzo Infantino
    Mises in America di Luigi Marco Bassani e Jorg Guido Hulsmann
    Lo "Stato onnipotente" di Nicola Iannello

    Itinerari Dell'Anima
    "Immagini di volti senza funzioni individuanti" di Andrea Sparaco

    Interventi

    Della Tolleranza di Mauro Maldonato

    Letture

    Edward Feser di Carlo Lottieri
    Bruno Leoni di Antonio Masala
    Anthony De Jasay di Alberto Mingardi
    Julian Simon di Carlo Stagnaro

    Pagine Chiave

    Max Nordau e la scoperta dello stato di Alessandro Vitale
    Dal Parassitismo politico allo stato Di Max Nordau


    Costo di un numero singolo 8 euro
    Abbonamento ordinario annuale (4 numeri) 30 euro
    Abbonamento sostenitore annuale 60 euro

    Modalità di pagamento

    -versamento su ccp n. 15062888 intestato a "Rubbettino editore Soveria Mannelli"
    -bonifico bancario intestato a "Banca Popolare Crotone Fil.Serrastretta ccp n. 120418/57- CAB 42750-ABI 5256
    -carta di credito CartaSi, Visa, Mastercard.

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    Anarcho-capitalist

  2. #2
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    Thumbs up Stati Generali Liberali ed elezioni 2006- Possiamo farcela!

    Stati Generali ed elezioni 2006 - Possiamo farcela!
    di Vittorio Vivona

    Un grazie di cuore a quanti hanno raccolto il nostro invito a collaborare affinchè sia possibile giungere, entro l'anno prossimo, alla convocazione degli "Stati Generali Liberali". Sono certo che a questo primo gruppo di amici possano aggiungersene tantissimi altri perchè l'iniziativa è davvero importante e c'è bisogno di tutti i liberali per farne quell'evento che attendiamo da troppi anni. Un evento che deve segnare il riscatto liberale da dieci anni di avvilimento e prostrazione; un evento che deve andare oltre le sigle esistenti e gli interessi di parte; un evento che si imponga come momento unificatore, non tanto di sigle, quanto di uomini e donne liberali che hanno trovato l'orgoglio e l'entusiasmo di marciare uniti contro il duopolio di schieramenti di partiti illiberali. Perchè tutto ciò sia possibile e concretamente realizzabile occorre che ciascun liberale si impegni con senso di responsabilità, con intelligenza, fiducia ed entusiamo. E cuore ! tanto cuore.

    Proprio perchè siamo liberali, ci rivolgiamo ai singoli liberali. Le elezioni politiche si terranno nel 2006 e siamo consapevoli che, anche laddove le varie formazioni ex-PLI, radicali, repubblicane, etc. riuscissero (e sarebbe già un miracolo !) a presentarsi agli elettori, non potrebbero conseguire alcun risultato utile. Noi, invece, quel risultato utile vogliamo conseguirlo; vogliamo che almeno una pattuglia di liberali entri in Parlamento senza essere tributaria degli schieramenti di destra o di sinistra.

    Per essere presenti alle elezioni del 2006, occorre trovare 475 candidati nei collegi elettorali della Camera e 232 del Senato: neppure l'Ulivo e la CdL sono riusciti a tanto nel 2001 quando hanno coperto ciascuno poco più di 400 collegi per la Camera (i radicali poco più della metà). Quello che ci attende è un lavoro enorme, che non può essere rimandato neppure a dopo la data di convocazione degli "Stati Generali": deve iniziare subito. Chiediamo a tutti i liberali, qualunque sia la loro tradizione storico-culturale o la loro attuale militanza, di porsi questa domanda: il mio partito liberale di riferimento può oggi - o potrà nel 2006 - presentarsi singolarmente agli elettori senza essere tributario degli schieramenti di destra o di sinistra ? E' la stessa domanda che ci siamo posti noi e ad essa abbiamo dovuto dare una risposta sconsolatamente negativa. Da tale risposta è nato il nostro impegno per gli "Stati Generali Liberali" e per un nuovo soggetto politico unitario che sia presente alle elezioni del 2006, in alternativa alla destra e alla sinistra.

    Sia ben chiaro che noi non lavoriamo "contro" gli attuali partiti liberali, ma una cosa sono gli affetti le simpatie i legami storici, altra cosa è avere coscienza che quei partiti non sono in grado di offrire, da soli, agli elettori un'opzione alternativa di voto liberale. Abbiamo sin qui sperato e non smettiamo di sperare che gli attuali partiti liberali si rafforzino e crescano; vorremmo che fossero in grado di dialogare e collaborare tra loro; vorremmo che fossero in grado di superare le attuali divisioni; vorremmo anche che ci esimessero dal lavoro enorme e faticoso che abbiamo avviato. Sappiamo, però, che anche con tutta la loro buona volontà (qualcosa è emerso anche dal recente congresso del PL), al massimo possono raggiungere l'obbiettivo di compattare l'una o l'altra delle singole famiglie liberali, ma difficilmente possono compattare tra loro queste singole famiglie. Non è il caso di soffermarsi sulle ragioni, perchè sono intuitive. Eppure in un sistema elettorale maggioritario non si può prescindere dall'unità di tutte le forze liberali, di tutti i liberali: la varietà liberale è una ricchezza, che non deve escludere l'unità, perchè proprio l'unità rende possibile ad essa comprendere in sè quella molteplicità del reale che in lei coesiste e senza la quale non c'è che confusione di inutili conflitti.

    Ecco perchè ci rivolgiamo prioritariamente, non solo ai residui singoli membri di quelle famiglie (ai quali peraltro non chiediamo affatto di lasciarle), ma soprattutto a quei liberali che, stanchi e delusi, le hanno abbandonate e da troppo tempo attendono un segnale nuovo di unità e concordia che sin qui non è giunto. Sappiamo anche che, se avremo lavorato bene e sarà una realtà la partecipazione alle elezioni del 2006 di un soggetto politico unitario dei liberali, quei partiti non potranno che essere con noi.

    Già! se avremo lavorato bene! Ed è proprio questo il punto cruciale. Molto è già stato fatto, ma tantissimo altro c'è ancora da fare. Pensate solo ai quasi 700 collegi elettorali sparsi in ogni angolo d'Italia che attendono d'avere un loro candidato liberale, capace di smuovere le coscienze sopite e le intelligenze impigrite dei suoi elettori, capace di dare ed ottenere fiducia. E, poi, tutti noi sappiamo che il lavoro non può esaurirsi nel trovare candidati. Occorre dar loro la certezza che non sono soli a combattere battaglie che da soli non possono combattere; tutti insieme dobbiamo far crescere in loro la consapevolezza di essere parte decisiva nel successo elettorale del nuovo soggetto politico. Insieme a loro dobbiamo abituarci a parlare uno stesso linguaggio, anche se con accenti e sfumature che provengono dai loro diversi percorsi storici politici e culturali; insieme a loro dobbiamo costruire i modi e le forme per comunicare ai cittadini un unico grande progetto politico liberale. Tutto ciò è indispensabile per mobilitare altre energie umane, oltre che vecchi e nuovi consensi.

    E' una sfida che dobbiamo vincere ad ogni costo in un periodo di tempo di appena due anni, senza mezzi economici e senza il sostegno di qualsivoglia grande strumento d'informazione. C'è di che piangere e scappare ! ma la storia ci insegna che i liberali non sono nè pavidi nè rinunciatari; ci insegna che, ogni volta che si sono mossi davvero, hanno saputo abbattere tiranni, principi, re, imperatori e financo papi. Dovremmo chinarci davanti a un Prodi qualsiasi o a un Berlusconi qualsiasi ? Questa volta vien da ridere.

    Ma non c'è tempo da perdere, neppure per attardarsi a coltivare qualche residua speranza che questo o quel partito liberale possa essere più bravo di noi. Coraggio amici! rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo sodo. Cominciando ognuno dall'offrire la propria disponibilità di intelligenza e di tempo (in fondo basta qualche ora per settimana) nel contattare altri amici e coinvolgerli a loro volta. Solo così potremo trovare i 700 candidati migliori; solo così potremo sapere se tra quei 700 uomini e donne vi è anche qualcuno o qualcuna che non sfiguri al confronto con i grandi padri liberali. Due anni, abbiamo solo due anni. Non buttiamo via neppure un giorno.

    .................................................. ......................
    [color=dark blue]
    (1) Elezioni Amministrative (2002) (2003) (2004) (2005)
    http://www.politicaonline.net/forum/...&threadid=3371
    La sinistra vincerà le prossime elezioni e il futuro sarà suo ?
    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=112006
    L'Unione e la Cdl verso le politiche del 2006 ....
    http://www.politicaonline.net/forum/...&threadid=2468
    Elezioni Regionali 2005
    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=127596
    (2) Elezioni Amministrative (2002) (2003) (2004) (2005)
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=10023
    *** Risultati elettorali di PRI ed MRE
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=11323
    Eletti in transito
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=40010
    Stati Generali Liberali ed elezioni 2006- Possiamo farcela!
    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=101688
    Raccolta firme per le Elezioni Amministrative 2004
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=88297
    Le Elezioni Europee
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=63098
    [/color]
    Anarcho-capitalist

  3. #3
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 26 maggio 2004

    Il ritorno di Renato Altissimo

    di Arturo Diaconale

    Renato Altissimo esce da suo ormai decennale riserbo e torna a partecipare ad un avvenimento politico pubblico. L’occasione è offerta dall’incontro organizzato dal segretario del Partito Liberale Stefano de Luca per sostenere le candidature che, in assenza di una casa comune, alcuni amici di dichiarata radice liberale hanno presentato a titolo individuale nelle liste di partiti diversi. Non so se il ritorno di Altissimo sia solo un atto di amicizia nei confronti di Attilio Bastianini, Luigi Florio e Vittorio Sgarbi, candidati rispettivamente nel nuovo Psi, in Forza Italia e nella lista che lo stesso Sgarbi ha fatto con il Pri di Giorgio La Malfa.

    Ma sono un testardo sostenitore della necessità che le diverse dell’area liberaldemocratica e riformista, oggi disperse e frazionate, diano vita ad una forza capace di garantire non solo la stabilità ma anche l’efficienza di governi affrancati dai ricatti dei gruppi estremisti. Per questo mi auguro che Renato Altissimo non si limiti a compiere un gesto di cortesia personale ma si accinga a pronunciare il suo personale “heri dicebamus”. Per ridare ruolo, spazio e dignità politica agli eredi dei partiti risorgimentali e dei fondatori della democrazia repubblicana. Senza il suo contributo la realizzazione di un progetto così ambizioso continuerebbe ad essere difficile. Anche a dispetto delle favorevoli condizioni politiche che potrebbero scaturire dai risultati del voto di giugno.

    Arturo Diaconale

    diaconale@opinione.it
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/NUQUARTEELUNA.mid[/mid]

  4. #4
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    Predefinito Re: tratto da L'OPINIONE 26 maggio 2004

    Originally posted by nuvolarossa
    Il ritorno di Renato Altissimo

    di Arturo Diaconale

    Renato Altissimo esce da suo ormai decennale riserbo e torna a partecipare ad un avvenimento politico pubblico. L’occasione è offerta dall’incontro organizzato dal segretario del Partito Liberale Stefano de Luca per sostenere le candidature che, in assenza di una casa comune, alcuni amici di dichiarata radice liberale hanno presentato a titolo individuale nelle liste di partiti diversi. Non so se il ritorno di Altissimo sia solo un atto di amicizia nei confronti di Attilio Bastianini, Luigi Florio e Vittorio Sgarbi, candidati rispettivamente nel nuovo Psi, in Forza Italia e nella lista che lo stesso Sgarbi ha fatto con il Pri di Giorgio La Malfa.

    Ma sono un testardo sostenitore della necessità che le diverse dell’area liberaldemocratica e riformista, oggi disperse e frazionate, diano vita ad una forza capace di garantire non solo la stabilità ma anche l’efficienza di governi affrancati dai ricatti dei gruppi estremisti. Per questo mi auguro che Renato Altissimo non si limiti a compiere un gesto di cortesia personale ma si accinga a pronunciare il suo personale “heri dicebamus”. Per ridare ruolo, spazio e dignità politica agli eredi dei partiti risorgimentali e dei fondatori della democrazia repubblicana. Senza il suo contributo la realizzazione di un progetto così ambizioso continuerebbe ad essere difficile. Anche a dispetto delle favorevoli condizioni politiche che potrebbero scaturire dai risultati del voto di giugno.

    Arturo Diaconale

    diaconale@opinione.it
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/NUQUARTEELUNA.mid[/mid]
    Almeno non sono il solo a credere e sperare nell'unificazione dell'area liberale.

    Saluti
    Anarcho-capitalist

  5. #5
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    Predefinito Mi Aiutate A Capire Quanti Sono I Liberali Che Navigano In Questo Forum?

    Sono curioso di sapere quanti sono i liberali che navigano in questo forum e che hanno trovato nel Partito Repubblicano collocazione politica e un punto di riferimento. Vi prego solo di indicare il vostro nick-name e la vostra provincia.
    LIBERAMENTE

  6. #6
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    Predefinito

    ... trovo difficile che un thread che nasce nuovo possa essere visto da quelli che partecipano al Forum ... di solito, chi partecipa al Forum, viene avvisato, tramite una notifica via e.mail, delle risposte che vengono date ai thread a cui partecipa ed in cui ha inserito un post, poi il forumista (non tutti) si dedica anche a dare un'occhiata se ci sono nuovi thread ... ma per esperienza diretta e pluriennale ho avuto modo di constatate che e' molto piu' produttivo inserire un avviso o una richiesta in un thread che abbia gia' centinaia di interventi e migliaia di visite ... per essere sicuri che, percentualmente, abbia possibilita' di andare a segno.
    Nel tuo caso avresti potuto inserire il tuo messaggio in coda ai tanti che esistono su questo Forum e che sono dedicati ai problemi/rapporti con il mondo liberale.
    In passato, seguendo questa logica, ho spostato nuovi thread in coda a thread gia' esistenti ... spesso con ira dei postanti che si sentivano sminuiti ... non so per quale arcana ragione ... o meglio forse la immagino ... per edonistica visione di chi si sentiva sottratto alla possibilita' di avere in Home Page un thread a se intestato.

    Un saluto.

    http://www.nuvolarossa.org/modules/news/

  7. #7
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    Predefinito benvenuto a LIBERAMENTE


    a LIBERAMENTE sulle pagine
    del Forum dei repubblicani Italiani

    [mid]http://www.fmboschetto.it/musica/vinum_bonum_et_soave.mid[/mid]

  8. #8
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    Predefinito tratto da IL MATTINO 11 ottobre 2004

    CONVEGNO A CENT’ANNI DALLA NASCITA

    Piero Craveri

    «Giovanni Malagodi e l’opposizione liberale al centro-sinistra»
    è il titolo di un convegno, organizzato dalla Fondazione Einaudi, che si apre a Roma domani alla Sala dei Presidenti del Senato, omaggio al leader liberale della prima Repubblica, la cui figura è rimasta in ombra lungo tutti questi anni, contrariamente a quanto la riflessione storica avrebbe richiesto.
    Malagodi era figlio del grande giornalista lombardo dell’età liberale, quell’Olindo che redasse, tra l’altro, le memorie di Giovanni Giolitti di cui era intrinseco. Dopo la sua formazione di economista aveva passato il periodo fascista all’estero, essendo avverso al regime, sotto la protezione di Raffaele Mattioli e svolgendo per la Banca Commerciale incarichi importanti. Quando decise di entrare da comprimario nella vita politica dell’Italia repubblicana portava con sé il doppio retaggio della sua formazione liberale e della sua esperienza professionale di banchiere che lo inclinava ad un fermo liberismo. La tradizione liberale ne faceva un naturale sostenitore del centrismo, anche nella fase postdegasperiana, il suo liberismo lo portò ad essere un acceso oppositore del centro-sinistra. La coerenza politica ed intellettuale di Malagodi generò cosi anche la sua contraddizione con il nuovo corso della politica italiana, che fu una naturale e necessaria prosecuzione della prima esperienza centrista, al di là delle parole d’ordine riformiste e progressiste che lo accompagnarono.
    Il centrosinistra infatti fu cosa diversa da come, secondo i suoi patrocinatori, doveva essere. Dopo il 1964 cadde definitivamente su di esso la glassa dell’immobilismo, che diede poi alimento alle turbolente vicende degli anni ’70. Malagodi fu oppositore sia dei propositi originari del centrosinistra, sia della sua reale attuazione. Quest’ultima portò soprattutto il segno della combattuta egemonia fanfaniano-dorotea, con la sua politica distributiva mediata politicamente attraverso una rete socio-politica complessa che frantumava il sistema sociale in una grande galassia microcorporativa, in cui anche i maggiori strumenti finanziari erano compartimentali, tra finanziamento al Tesoro, sostegno all’industria pubblica, credito privato. Un sistema che frenò lo sviluppo, smorzò quasi definitivamente quello slancio di cui il paese aveva goduto fin dalla Ricostruzione. La polemica che Malagodi condusse contro il centrosinistra ebbe così principalmente per bersaglio i socialisti, ma l’analisi e la critica del sistema metteva sotto accusa soprattutto la Democrazia Cristiana.
    Malagodi divenne un oppositore scomodo, per la lucidità delle sue analisi, ma anche un politico impolitico. Portato naturalmente dal giuoco politico a costruire una alternativa di destra, non riuscì a rompere la natura centrista del sistema di cui pure lui avrebbe voluto essere un mallevatore. Del liberismo egli fu dunque un solido riferimento, dell’alternativismo un prodotto delle circostanze. Ma proprio ciò, che segna la sua antipoliticità, ne fa il primo a cui toccò mettere a nudo i limiti del sistema politico della prima Repubblica.
    La via difficile di un chiarimento dell’intrinseco connubio tra motivi di destra e di sinistra, che è proprio della vita politica italiana, trova dunque storicamente in Malagodi un critico emblematico, solitario ed incompreso, su cui è bene procedere ad utili approfondimenti come la giornata di studi proposta dalla Fondazione Einaudi.

  9. #9
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    Predefinito riceviamo dal Centro Pannunzio

    IL LIBERALISMO

    Lunedì 8 novembre alle ore 17, nell’Aula Magna del Liceo Classico Statale "Massimo d’Azeglio" (v.Parini 8), Torino, si svolgerà un Convegno sul tema
    IL LIBERALISMO TRA CULTURA E POLITICA
    a cui interverranno il sen. Luigi Compagna, il sen. Franco Debenedetti, il sen. Enrico Morando, l’on. Vittorio Sgarbi.

    Si tratta di un incontro di grande importanza che riprendere il convegno "La cultura liberale tra destra e sinistra" svoltosi nel 2002 e verificare le diverse possibili collocazioni politiche dei liberali veri e dei sedicenti liberali dei due poli. Le motivazioni culturali dell’iniziativa nascono dalla constatazione che la storia del liberalismo italiano, da Cavour a Giolitti, da Croce ad Einaudi, da Amendola a Pannunzio, ha spesso rappresentato sfasature sul piano culturale e politico rivelando un liberalismo che si colloca storicamente tra sinistra e destra. Il convegno intende appunto riflettere sui caratteri del liberalismo italiano spesso non riconducibile ad una dottrina, ma ad un metodo critico.

    Presiederà Pier Franco Quaglieni, Presidente del Centro.

    Organizza il Centro "Pannunzio"

  10. #10
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 28 novembre 2004

    Sterpa: "Ecco il mio Manifesto Liberale per rilanciare l’Italia"

    di Aldo Torchiaro

    Ha attraversato la storia liberale del dopoguerra da protagonista: Egidio Sterpa, oggi deputato di Forza Italia, ha sorriso quando Renato Altisimo ha annunciato il suo ritorno in politica e la rinascita del Partito Liberale Italiano. “Il risorto Pli indurrà Silvio Berlusconi a reintrodurre la politica”, aveva subito dichiarato Sterpa. Intervistato da L’opinione, anticipa alcuni spunti del Manifesto Liberale che sta stilando: di base, una macchina statale meno invasiva e più efficiente, e - da subito - un “robusto taglio delle tasse. Oltre i nove miliardi”. Saluta con favore l’iniziativa del Pli, che riacquista la sua storica sigla celebrando venerdì 3 e sabato 4 dicembre un congresso nazionale a Roma. Una occasione, dice Sterpa, per “reintrodurre la politica in Italia”.

    Reintrodurre la politica?

    Sì. Il ritorno del Pli sulla scena politica può far riflettere i partiti della Casa delle Libertà sulla necessità di riprendere i caratteri originari della sfida di questa maggioranza e ritrovare i valori liberali che in questi tre anni sono stati accantonati. Il Pli può diventare un soggetto forte della politica: come entità di partito, ma anche per la funzione di stimolo che inevitabilmente svolgerà, se sarà capace di essere all’altezza del momento storico, può diventare una quarta gamba della Casa delle Libertà e soprattutto costituire un elemento di forza per il suo leader, per Silvio Berlsuconi stesso, che si era qualificato come politico liberale.

    Lei comunque rimane fedele a Forza Italia.

    Io, da liberale, sono dentro Forza Italia e non intendo venir meno all’impegno che ho assunto con questo partito. Mi ha voluto fortemente Berlusconi, in un momento in cui non ero certo di continuare a fare politica attiva, e sento ancora oggi il dovere della lealtà verso il mio segretario. Allo stesso tempo, chiedo a Berlusconi di mantenere quel suo impegno liberale a realizzare un partito di forte rottura con il passato, così come egli stesso aveva detto.

    Il Pli eserciterebbe una funzione di stimolo?

    Certo. Mi chiedo: perché deve esistere l’Udc che è una Dc ridimensionata, una Dc di destra, perché deve esistere ed operare politicamente An, e quindi sostenere tesi stataliste, che io non apprezzo affatto, e non possa al contempo esserci una proposta liberale? Che ci sia uno stimolo esterno, da parte di un Partito Liberale, identità culturale storica nello scenario politico italiano, mi sembra doveroso. Esprimo la speranza che il Pli possa promuovere una classe dirigente preparata.

    La sua stessa biografia politica è intrecciata con la storia del Partito Liberale....

    Io ho rappresentato una parte della storia del Pli, conducendo le mie battaglie interne e oggi non posso che augurarmi di seguire il Pli come amico ed alleato nel centrodestra. Lo chiamo a confrontarsi con me sulla base dei principi e delle idee che ci accomunano, e che esporrò nel Manifesto liberale che sto scrivendo.

    Manifesto Liberale? Che cosa sarà?

    Una carta che affermi i principi della cultura liberale. Si rivolge agli aderenti al Pli e a Forza Italia, rivolto a chi fa politica oggi. E’ un richiamo alla Casa delle Libertà. Avremo firme da parte del mondo accademico, non solo da parte di chi fa politica. Un manifesto simile venne proposto da me nel 1983, quando facemmo un convegno di tre giorni a Spoleto, insieme con Abbagnano e Alfieri. Con alcuni amici abbiamo pensato, ognuno stando sulle proprie posizioni, di mettere nero su bianco un documento che serva da strumento non di partito ma di aggregazione del mondo culturale liberale.

    A chi potrebbe dare fastidio la rinascita del Pli?

    Può creare imbarazzo a taluni liberali che puntano a sinistra, anche se non sono molti. Io mi pongo soprattutto un problema di ìdentità per i liberali in Italia. Ho sempre fatto all’interno del Pli una battaglia precisa con il gruppo di “Autonomia liberale” affinché nel Pli non venisse mai meno la sua identità.

    Come considera l’ipotesi di Casa Laica di Diaconale?

    Io sono un laico e non un laicista. Vorrei capire bene quali idee prevalgono nella Casa Laica. Quale coalizione laico-liberale prevale, quali socialisti prevalgono, quali scelte di campo vanno fatte. In sostanza: io non sono un uomo di sinistra, sono un liberale di destra. Anche se vengo visto da qualcuno come un eretico perché ho votato contro le riforme costituzionali, una riforma balorda e che non apprezzo. Mimi prendo le mie libertà.

    Crede piuttosto nell’ipotesi di rifondare Forza Italia?

    Forza Italia non è un partito vero, ci sono molte velleità e debolezze, e anche non poche mediocrità. Anche nel governo per la verità. E’ un partito fatto di yes-man, ma ad una rifondazione ci credo. Basata su un personale politico preparato, ma soprattutto su ideali fortemente liberali, quello di cui sento più la mancanza.

    Aldo Torchiaro
    torchiaro@opinione.it

 

 
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