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Discussione: il paradosso francese

  1. #1
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    il paradosso francese

    Per chi non lo conoscesse, spieghiamo subito che cos'è il paradosso francese.

    1) I francesi sono grandi consumatori di formaggi e di burro.

    2) L'incidenza delle malattie cardiovascolari in Francia è minore che in altri paesi.

    3) I francesi sono grandi consumatori di vino rosso.

    4) Quindi il vino rosso proteggerebbe le arterie e si spiegherebbe che, nonostante 1), si verifichi 2.

    Il paradosso francese è stato usato da produttori, sommelier e persino medici (ovviamente bevitori) per perorare l'impiego del vino a tavola.

    Uno dei primi articoli del Club della dieta italiana riguarda proprio la lotta che l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato al vino. Qui ci preme solo sottolineare come il paradosso francese sia confrontabile sul piano scientifico ai rimedi della nonna. Nessun medico che si professa uomo di scienza dovrebbe trattarlo seriamente. Infatti, a prescindere dal contesto, nel ragionamento sono impliciti errori logici enormi e inaccettabili per una mente scientifica.

    Infatti per provare che da 1) e da 3) discenda 4 occorrerebbe esaminare (cosa che non è mai stata fatta) quattro insiemi di francesi statisticamente significativi (diciamo almeno centomila persone per insieme, scelte in modo statisticamente ineccepibile in tutta la Francia) che rispondano alle seguenti caratteristiche:

    A) consumatori di formaggio - bevitori

    b) consumatori di formaggio - non bevitori

    c) non consumatori di formaggio - bevitori

    d) non consumatori di formaggio - non bevitori.

    Poi si verifica l'incidenza delle malattie cardiovascolari nei vari insiemi e si traggono le conclusioni.

    I francesi e il cuore - L'informazione che circola è che i francesi "muoiono di meno". Provate a chiedere a un medico la mortalità per malattie cardiovascolari in Italia e in Francia e nel 99% dei casi non avrete risposta. Con questo esempio non si vuole indicare l'ignoranza del medico (questi dati non sono facilmente ottenibili e/o memorizzabili), ma soprattutto l'inconsistenza della frase "si muore di meno". Se si analizzano i dati si scopre che in Francia ci sono 178 decessi per malattie cardiovascolari (ogni 100.000 abitanti), contro una media europea di 267 e una punta massima in Ungheria di 587 decessi! Se si analizza poi la vita media si scopre sì che l'Ungheria è all'ultimo posto con 70 anni circa, ma che la Francia non è al primo, ma al terzo posto con 78,89 anni contro gli 82,31 anni della Spagna dove la mortalità per malattie cardiovascolari è di 229 decessi per 100.000 abitanti; tra parentesi la Spagna è il paese dove si fuma di più, cosa che messa in relazione con la maggior vita media, con la stessa logica del paradosso francese dovrebbe far concludere che il fumo fa bene! In realtà analizzando meglio i dati si scopre che l'aspettativa di vita media in salute degli spagnoli è molto bassa rispetto agli altri popoli europei, a causa del fumo. In altri termini la popolazione spagnola vive a lungo perché la parte della popolazione che non fuma alza molto la media di quelli che fumano i quali però riducono drasticamente il valore della vita media in buona salute. Questo balletto di cifre dimostra come si debba procedere con cautela quando le variabili in gioco sono centinaia: visto che la vita media dei francesi non è la massima si può anche ipotizzare che l'incidenza minore delle patologie cardiovascolari sia dovuta proprio alla morte per altre cause, non ultime quelle di danni epatici da alcol.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  2. #2
    Socialcapitalista
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    È necessario però sottolineare che i paesi a più alto consumo di alcol e minore mortalità coronarica (paradosso francese) presentano di contrappeso una maggiore mortalità alcol-correlata; inoltre vi è l'evidenza che nell'ultima decade il consumo di vino in questi Paesi si è ridotto senza che si sia verificato un aumento dei tassi di mortalità coronarica (Criqui & Ringel, 1994). Analizzando i consumi alimentari di questi soggetti, è stato evidenziato che l'assunzione di a -tocoferolo potrebbe contribuire a spiegare il paradosso francese, in concorrenza con l'effetto del risveratrolo e di altre sostanze antiossidanti presenti nel vino (Bellizzi et al., 1994). Va inoltre considerato che recenti studi hanno portato ad identificare variabili metaboliche e neurofisiologiche che espongono più facilmente alla dipendenza da alcol, con la conseguente possibilità che la spinta ad una maggiore diffusione del suo consumo, anche in piccole quantità, porti a diffondere ulteriormente l'alcolismo.

    In conclusione, allo stato attuale delle conoscenze si può confermare che nella popolazione adulta sana, l'assunzione quotidiana con i pasti di 40 g di alcol è ammissibile nei maschi (30 g nelle donne). Questa quantità corrisponde ad un totale (da ripartire tra pranzo e cena) di non più di tre bicchieri di vino negli uomini contro due bicchieri nelle donne. Nell’anziano la quantità ammissible si riduce a 30 g nei maschi e 25 g nelle femmine. Tali quantità non devono comunque superare il 10% dell' introito calorico (WHO, 1990). Vi sono infine situazioni fisiologiche e patologiche in cui non andrebbe consumato nessun tipo di bevanda alcoolica (gravidanza, età inferiore a 18 anni, diabete mellito, assunzione di alcuni farmaci, guida di autoveicoli).

    Non appare opportuno, per i motivi suddetti, allargare l'assunzione di alcool, anche in piccole quantità, alla popolazione che non ne fa attualmente uso.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  3. #3
    a.k.a. tolomeo
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    un ospedale in Inghilterra somministra un bicchiere di Claret (vino rosso) ai degenti per malattie cardiovascolari.
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  4. #4
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    già, ma ki sceglie il tipo di vino?
    Addio Tomàs
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