Ricevo e vi inoltro
Nota di Merimar
Ai giovani camerati senza storia alle spalle e ai vecchi camerati col prosciutto sugli occhi:
Alla svolta della "Bolognina", Occhetto piangente, il PCI divenne PDS, rimpicciolì la falce e martello mettendola alla base della quercia, nuovo simbolo di stabilità.
Bertinotti, Cossutta, Diliberti ed altri non accettarono la svolta, rifondarono il partito comunista ma non coprirono mai di epiteti ingiuriosi (traditori, vigliacchi, voltagabbana) i compagni del PDS.Parlarono soltanto di strade e sensibilità differenti , al punto che gli accordi elettorali li hanno sempre fatti con il PDS e gli altri partiti del centrosinistra.
Nel gennaio 1995 anche Il MSI-DN operò la sua svolta a Fiuggi. Però , a differenza di Bertinotti e sodali, coloro che non accettarono la svolta riempirono di epiteti ingiuriosi Fini e i suoi accoliti.Il termine più gettonato fu quello di "traditore", seguito da "Giuda Iscariota" e che più ne ha più ne metta.
Pino Rauti ,in uno dei primi volantini del febbraio 1995, prima ancora che nascesse il MSFT, dava a Fini del "rinnegato".
Altro termine da aggiungere alla lista.
Sarà forse che noi ci portiamo dietro nel nostro DNA politico i fatti del 25 luglio e 8 settembre 1943, sarà per amore di teatralità, sta di fatto che siamo molto barocchi nelle nostre espressioni.In quelle soltanto, invero, visto che come nessun fascista della RSI ha vendicato la morte di Mussolini, nessun missino ha mai mandato all'ospedale Gianfranco Fini.
Ben differentemente si comportarono gli ebrei oltranzisti nei riguardi di Isaac Rabin, dopo la firma degli accordi con Arafat.
Come si fa a passare dal concetto di tradimento a quello di partecipazione ad una lista elettorale comune con i traditori e i nemici,è un qualcosa che appartiene più alla sfera della psicanalisi, attraverso la quale si può scandagliare l'animo umano alla ricerca delle varie forme di bassezza del modo di essere degli individui al di là delle definizioni verbali che ciascuno dà di sè, che della politica vera e propria.
E allora mi va di fare una breve storia, emblematica, del trasbordo ideologico e comportamentale di tanti camerati o supposti tali.
Nel febbraio 1995 ricevetti una lettera da Francesco Cianetti, nipote di quel Tullio Cianetti, componente il Gran Consiglio del Fascismo, assolto nel processo di Verona ai gerarchi traditori ,in quanto firmando l'ordine del giorno Grandi, non ne aveva capito la reale portata.
Francesco Cianetti, volontario universitario, legionario "M" tra l'autunno 1942 e il 25 aprile 1945, galera , legnate, Coltano, epurazione, mi diceva di essere rimasto a "Italia,Repubblica,Socializzazione", il bel sogno che Mussolini e Bombacci inventarono per loro.
Fini non lo considerava un traditore, in quanto non ne aveva i meriti sufficienti;per tradire bisognava, a suo dire, aver prima creduto, amato, lottato, partecipato.E lui non aveva niente di tutto questo.
Era figlio diletto di quell'Almirante che viene banalmente santificato e che,se fosse ancor vissuto, alle conclusioni di Fiuggi ci sarebbe arrivato forse anche prima del suo pupillo.
Continua Cianetti: " Finita la guerra molti di noi, orfani di tutto, si ritrovarono nell'"Uomo Qualunque" e portarono Giannini in parlamento, giusto per dargli modo di scrivere quel famoso <discorso onesto per fascisti onesti> che sostanzialmente voleva dire:dateci il voto e statevene nel ghetto!
Come Giannini, Fini a Fiuggi.
Entrai nel MSI alla fondazione e ne uscii dopo il congresso nazionale all'Aquila nel 1952 per insanabili dissensi, anche di carattere personale, con Almirante; ero stato per due anni commissario straordinario del partito per la provincia di Teramo.
Sia chiaro:dissensi non motivati da mire o ambizioni che non ebbi mai ( la "carica" di commissario l'accettai perchè nessuno la voleva nella Teramo rossa di allora e bisognava tuttavia assicurare la presenza del movimento). Un MSI incapace di denunciare i Patti Lateranensi (ragione principale della mia defezione), che si allea con i monarchici di Covelli, che non osa dire la verità sui veri autori della strage delle ardeatine, come invece, solo , ha fatto Ritter; che ancor prima di Fini è entrato nella "logica" del libero mercato.....".
Di persone come Francesco Cianetti è piena la storia del MSI.
Si tratta di tutti coloro che non si sono mai riconosciuti nel finto fascismo o neofascismo di quel partito, che lo hanno trovato subito stretto per le proprie prospettive di lotta. Fra questi mi ci metto anch'io che nel MSI sono stato iscritto soltanto dal 1956 al 1957 e successivamente ,con il rientro di una parte di "Ordine Nuovo" ,dal 1970 al 1972.
Per questo motivo , e per altri ancora già declinati a suo tempo, non mi sono mai iscritto al MSFT, che del defunto MSI andava ripetendo tutti gli errori e gli "orrori".
Ho letto tanti manifesti e programmi politici in questi ultimi dieci anni, il cui contenuto era condivisibile dall'80 al 100%.
Il problema, però, non riguarda i programmi politici ma gli uomini che scrivono quei programmi, le loro capacità politiche, morali ,le loro tenute interiori ed esteriori, la loro coerenza, l'essere effettivamente o meno dei punti di riferimento per chi vuole lottare.
Questo è il punto centrale di tutta la questione, il motivo di fondo che sta alla base della crisi del nostro mondo politico residuale, nel quale ci sono persone che vogliono ancora atteggiarsi a capi e capetti , duci e ducetti tutti con la voglia, nascosta o palese ,di andare a fare gli onorevoli in un mondo che , ovunque lo si guardi, è disonorevole, almeno per come personalmente vedo ed interpetro la realtà che mi circonda.
Se esaminiamo, ad esempio, alla luce della psicologia politica, alcune frasi del comunicato di cui sopra, che ha dato la stura a questo mio scritto, leggiamo:"Le liste saranno predisposte seguendo, come già preannunciato, criterio gerarchico e meritocratico di Partito".
Allora, mi pongo e vi pongo, una domanda: "Di quale gerarchia di valori vanno cianciando costoro, in base alla quale creare una scala in cui alcuni sono collocati più in alto ed altri più in basso?"
Forse che i congressi nazionali di partito si fanno seguendo una gerarchia di valori e meritocratica nell'attribuzione delle cariche e degli incarichi?
Nei congressi si segue, almeno nella forma, il principio democratico, il resto è frutto di alchimie che conoscono benissimo quelli che li organizzano e quelli che, schifati, se ne vanno via, abbandonando i lavori. Quando poi , invece,si passa alla formazione delle Liste elettorali, allora rispolverano il principio gerarchico.Il che vuol dire che ai primi posti saranno messi gli amici degli amici che contano.
Come si può parlare di gerarchia e di meritocrazia in un partito in cui la stessa figura del segretario nazionale è quanto mai opinabile nella sua nascita , formazione e conformazione?
Quando si applica un principio gerarchico partendo dal rovescio, abbiamo la parodia della gerarchia.
La gerarchia del valori non nasce a tavolino nè attraverso i congressi di partito.Posti, infatti, alcuni valori come essenziali, sono al primo posto dell'ordine gerarchico, cioè della scala, coloro che interpretano attraverso la lotta politica quei valori in maniera quasi totale e poi, gradatamente scendendo, tutti gli altri.
Mi sapete dire, allora, quale lotta politica ha intrapreso il MSFT in questi dieci anni, attraverso la quale i suoi dirigenti abbiano potuto dimostrare di essere l'incarnazione quasi totale o assoluta dei valori di riferimento?
Credono ,forse ,costoro di poterci prendere per i fondelli impunemente, credendo di avere a che fare con degli spastici?
Intanto, in questa faccenda degli accordi elettorali con Berlusconi c'è una questione di merito prima che politica. Una questione di dignità personale.
Come definireste, infatti, voi un fascista che va a chiedere voti al proprio avversario politico, a chi gli sputa in faccia ogni giorno da 60 anni a questa parte?
Io lo definirei un mentecatto, innanzitutto! Voi, non so.
Un impotente, che volendo, nonostante tutto, andare a fare il parlamentare, si piega nel pietire voti.
Non, pertanto, di una necessità politica si tratta ma ,soltanto ,un desiderio di alcuni di fare carriera politica ad ogni costo, non avendo farina nel proprio sacco.
Io ,la mia dignità personale ce l'ho e, pertanto, in caso di accordi elettorali tra i gruppi "neofascisti" e la Casa delle Libertà, non solo non andrò a votare, ma mi adopererò affinchè tutti coloro che conosco da 50 anni ,e coloro che mi hanno manifestato la loro stima nel corso di questi ultimi cinque anni, non vadano a votare, oppure ci vadano annullando la scheda elettorale con una frase ad effetto.
E poi vedremo se qualcuno degli "impotenti" vogliosi andrà in parlamento.
Al punto in cui sono le cose, sarebbe opportuno che tutti coloro in vena di parlamentarismo, andassero ad iscriversi direttamente nel partito di Berlusconi.
Dopo cinquant'anni di fregature missine e neomissine abbiamo imparato a conoscere coloro che fanno i fascisti dal lunedì al venerdì per poi ritrovarsi il sabato e la domenica sotto braccio con gli antifascisti.(1)
Non è la prima volta che i "missini" e loro emuli si apprestano ad accordi del genere.
I parlamentari del MSI votarono a favore dell'ingresso dell'Italia nel Patto Atlantico, cioè in quella che fu poi chiamata NATO. Votarono, come dire, a favore degli angloamericani che erano stati la causa della loro e nostra rovina.
Poi fecero un accordo elettorale con i monarchici di Covelli, di coloro che erano stati gli autori o i corresponsabili del colpo di Stato del 25 luglio 1943 contro il Fascismo e della resa incondizionata agli angloamericani l'8 settembre dello stesso anno.
Poi fecero l'accordo con l'ammiraglio Birindelli, che era stato comandante dello scacchiere Nato del Sud Europa, con intellettuali quali Armando Plebe, autore di un libro sulla Destra ,e accanto alla sigla MSI comparve quella di Destra Nazionale, aumentando la confusione politica e programmatica di quel partito.
Come vedete la logica del riposizionamento ,quella della ricerca di alleati scomodi e quella dell'accordo elettorale con l'avversario politico, non rappresentano nulla di nuovo sotto il sole della politica nostrana.
E' un antico ritornello che si ripete ciclicamente in quanto fa ormai parte del DNA del "missismo", indipendentemente dalle varie sigle della galassia nazionalpopolare.
Un partito che sia tale nella realtà deve avere una estensione territoriale a livello nazionale;deve essere ,cioè, presente almeno in tutte le 102 province italiane con gruppi che lavorano nel territorio e non sulla carta.
Poichè i gruppi in cui si è frantumato il MSFT non hanno una tale consistenza e capacità organizzative ,è ovvio che quando una legge elettorale chiede loro di raccogliere un certo numero di firme per la presentazione di una lista, non sono in grado di farlo.Perchè la forza organizzativa o c'è o non c'e ,e non la si inventa dall'oggi al domani. Si possono inventare le roboanti cariche di segretario nazionale, di membro di una Direzione nazionale che non dirige un bel fico secco.
Ma i numeri non si inventano.
Essendo allora sostanzialmente i gruppi politici impotenti, non trovano di meglio che inventarsi accordi coi loro avversari politici, come se ciò glielo avesse ordinato il medico, pena la vita.
Potrebbero i vari gruppi politici più dignitosamente ed onestamente, non partecipare alle elezioni.Sarebbero quantomeno compresi da chi conosce la loro forza reale.
Non solo; nonostante questa situazione , i responsabili dei singoli gruppi politici non sono nemmeno in grado di creare un cartello elettorale unitario, serio e credibile, dimostrando con ciò di non essere nemmeno all'altezza di saper interpretare i sentimenti delle loro basi militanti e del nostro elettorato in generale.
Per questo non sono meritevoli di nessun aiuto e di nessuna considerazione.
(1) Si salvano da queste mie critiche tutti quei camerati in buona fede che, proprio per essere tali, non hanno mai capito di vivere da agnelli in mezzo a jene e sciacalli.




Rispondi Citando
...che teatrino!
...è proprio vero!

