Dibattito in Direzione
Guardiamo con più serenità al futuro politico dell'Edera
La Direzione nazionale del Pri non ha ancora sciolto il nodo della forma con la quale il partito parteciperà alle prossime politiche e ha, a questo proposito, confermato il mandato al segretario Francesco Nucara per proseguire nelle trattative intraprese. Ma dal dibattito che si è svolto in Direzione possiamo guardare con maggiore serenità al futuro del partito. La ragione di questo ottimismo nasce dal fatto che, seppure a fronte di una legge elettorale che pone non poche difficoltà, il ritorno al sistema proporzionale offre la possibilità di salvaguardare meglio un'identità custodita gelosamente in questi lunghi anni di maggioritario.
Quella che è stata sostanzialmente una battaglia per la sopravvivenza del partito ha ancora, con le prossime elezioni, una tappa da affrontare, ma varrà bene la pena di concentrare gli sforzi. Poiché, superato anche questo ostacolo, appare chiaro come il proporzionale consenta di recuperare tutte le caratteristiche del movimento repubblicano, che sono state necessariamente più contenute nelle alleanze strette nelle passate legislature.
Non c'è dubbio infatti che il Partito repubblicano abbia dovuto mordere il freno su specifiche determinate istanze in un rapporto con alleati tanto diversi; ma già in questa legislatura ha potuto affinare e presentare un piano di liberalizzazioni e di sviluppo tale da costituire un progetto importante per il Paese. E solo una forza di minoranza democratica e liberale come la nostra può assumersi il compito di procedere con fermezza sulla strada dell'ammodernamento dell'Italia e del suo necessario rilancio. Non abbiamo dubbi a riguardo: alla luce delle esperienze politiche avute è stato l'attuale centrodestra a meglio comprendere l'importanza di questa nostra impostazione; questa maggioranza, anche se spesso non ha saputo realizzare pienamente o fare proprie tali istanze, ne ha compreso il valore. Mentre la sinistra, di cui pure siamo stati alleati, ha manifestato all'epoca insofferenza ed ostilità.
Il motivo è semplice e riguarda una cultura del "fare" posta alla base della propria azione politica, come quella che, nonostante le contraddizioni - ne esistono, ovviamente - ha dimostrato Berlusconi durante il suo governo.
Guardiamo anche semplicemente in concreto all'ultima dichiarazione di intenti del professor Prodi. Egli ha detto che interromperà il progetto per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Ovviamente si può discutere nel merito di quest'opera, ma resta il problema di un'altra indicazione, in negativo, del leader del centrosinistra. Prodi può solo dire quello che non farà. Non farà il Ponte, infatti. Ma non è detto che possa fare l'alta velocità o, come osserva Giavazzi sul "Corriere", aumentare le licenze dei taxi o salvaguardare i centri di gradi città come Milano e Roma dalla sovrabbondanza di mezzi di trasporto pesanti, siano essi privati o pubblici.
Il centrosinistra si presenta dunque come una forza già paralizzata fin dalle sue prime mosse, inadeguata a qualunque innovazione. Guardiamo anche solo alla legge Biagi, che è stata un volano per l'aumento dell'occupazione del Paese. Parte del centrosinistra vorrebbe cancellarla in nome della lotta alla precarietà. L'altra parte non sa che pesci prendere. Noi siamo convinti che invece questa legge, come la riforma Moratti della scuola, o quella della giustizia di Castelli, come quella fiscale, siano andate nella giusta direzione. E ci impegneremo in questa campagna elettorale per creare le premesse per migliorare e potenziare tali leggi e riforme, non per abbatterle. Altrimenti ripiegheremmo all'indietro, aggravando una situazione che si presenta molto difficile, non solo per l'Italia ma anche per l'Europa.
Sarà del resto proprio questo il tema che poniamo al centro della prossima
conferenza programmatica che si terrà il 3 febbraio e che è stata presentata in Direzione: rilanciare il Paese, renderlo più competitivo, attrezzarlo alle sfide dei prossimi anni nei quali i repubblicani, l'unica forza politica che è sopravvissuta nel passaggio di due Repubbliche, avranno le carte in regola per difendere gli interessi nazionali con la capacità progettuale ed ideale che non hanno mai perso. Il centrodestra l'ha compreso ed ha valorizzato il loro contributo. Il centrosinistra si è sentito in imbarazzo e ha cercato di mortificarli. Non ci è riuscito una volta, non ce ne sarà una seconda.
Roma, 19 gennaio 2006
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tratto da
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