CUORI NERI. PER NON DIMENTICARE

di Nicola Vacca

L’altro lato della memoria di una stagione d’impegno politico tutto di destra. Questo racconta Luca Telese nel libro in uscita il prossimo 24 gennaio, “Cuori neri” (Sperling & Kupfer, pp. 816, €19).
Il giornalista si occupa, con onestà intellettuale, di uno dei periodi più sanguinosi della politica italiana. Quegli anni settanta in cui i giovani militanti di destra e di sinistra si fronteggiavano senza esclusione di colpi.
Nel suo libro Telese ricostruisce i ventuno delitti di cui furono vittime giovani missini. L’autore lo ha scritto con l’intenzione di riaprire un capitolo interessante che squarcia finalmente una congiura del silenzio sui giovani militanti di destra assassinati tra il 1972 il 1983.. Telese ricostruisce, con testimonianze di prima mano, cronache dell’epoca, racconti di protagonisti e amici delle vittime, la furia ideologica degli anni settanta.
Il ponderoso saggio farà certamente discutere (torneremo nuovamente a parlarne appena lo avremo letto per intero).
Dalle anticipazioni uscite in questi giorni su alcuni quotidiani si comprende benissimo il taglio provocatorio che Telese ha voluto dare alla sua inchiesta. “Perché getta una luce - scrive Aldo Cazzullo sul Corriere- talora inquietante sulla disonestà intellettuale e sull’oblio, su ventuno morti demonizzati dai loro nemici e dimenticati da tutti gli altri, spesso vittime anche di un’accurata opera di rimozione e talora mistificazione, di cui l’autore accusa una parte non secondaria della sinistra: l’assassino non può essere un compagno, dev’essere stata una faida interna tra fascisti>>. Così hanno sempre ragionato i guru dell’antifascismo militante, per i fratelli Mattei,per Mario Zicchieri,per Mikis Mantakas.
“Cuori neri” riapre un capitolo della recente storia politica su cui frettolosamente è stata messa la parola fine. Cosa interessante è che Luca Telese è anagraficamente distante dalla generazione di cui scrive e racconta, ma soprattutto ha una storia di sinistra.
Con il coraggio del cronista di razza rivolge un invito ad una rilettura serena di quei tragici momenti. Senza alcuna riserva mentale ricostruisce quello che è realmente accaduto intorno alle ventuno giovani vite spezzate dall’odio ideologico che le considerava utili alla causa rivoluzionaria.
Telese è entrato nel cuore di una tragedia tutta militante, con l’intenzione di interpretarla attraverso fatti quasi a voler sensibilizzare la coscienza dei carnefici morali. Tra cui troviamo politici e intellettuali di sinistra, che indossavano l’eskimo fuori e dentro le redazioni, comiziando e scrivendo che uccidere un fascista non era reato.