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  1. #1
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    Predefinito Piccole patrie contro la globalizzazione

    Ogni tanto anche "La Padania"...

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    IERI A VARESE
    Piccole patrie contro la globalizzazione

    Piccole patrie e geo politica sono state le protagoniste di un confronto ieri a Varese nella bellissima cornice di Villa Ponti organizzato dall’associazione Terra Insubre.
    Un incontro importante che ha riempito di un pubblico attento e interessato la grande sala conferenze in cui si sono sentite varie voci e punti di vista su come, nel mondo sempre più globalizzato le piccole realtà debbano e possano difendersi dallo sradicamento e dal mondialismo.
    A moderare l’incontro Paolo Bassi, giornalista del Federalismo, che ha lanciato il dibattito ricordando quanto le scelte (anche quelle che appaiono più banali) fatte a livello internazionale abbiano conseguenze sui popoli. «Basti pensare - ha affermato Bassi - alla decisione dell’Ue sul cacao di qualche tempo fa. Ad una prima lettura questa può sembrare una sciocchezza, ma pensiamo ai risvolti economico-sociali: decine di paesi del terzo mondo hanno ridotto le esportazioni di prodotto causando un aggravio della povertà e un conseguente aumento dell’emigrazione verso l’Europa». Da qui è partito l’intervento di Stefano Vernole, giornalista di Eurasia, che poi ha trattato il “caso” del gas tra Russia e Ucraina. «Tutti - ha affermato - hanno pensato che i motivi della crisi siano da ricondurre al tentativo di Putin di egemonizzare un Paese che sta uscendo dall’orbita russa». «Eppure se avesse voluto attuare pressioni avrebbe potuto spingere per la secessione delle regioni ucraine filo-russe. Questo non è avvenuto - ha affermato il giornalista - quindi le ragioni sono da ricondurre ad altro». La Russia è un “pericolo” e viene criticata perché cerca di mantenere la sua autonomia spiega Vernole «stessa cosa dovrebbe fare l’Europa, decidendo se stare con gli Usa, continuando le guerre» o cercando maggiore autonomia.
    In seguito è stata la volta del giornalista Gianluca Savoini che ha ribadito quanto «oggi l’Europa sia vassalla della politica Usa», ma che ha indirizzato il suo intervento sul terrorismo. «Purtroppo il problema è che quando si parla di certi argomenti si viene immediatamente etichettati: se parli “male” degli Usa sei un no-global comunista, se parli “male” dell’Islam sei un teocon». Su questo continua Savoini «penso che si stia dando troppo spazio ad Oriana Fallaci, che pone al centro del discorso lo scontro religioso. Questo è sbagliato, perché dietro alla religione c’è molto altro». Bin Laden, infatti, secondo il giornalista è «stato aiutato dagli Usa all’epoca del mujahgiddin afghani per il reclutamento dei volontari (circa 100mila in 10 anni) e poi “scaricato” quando, una volta crollato il muro, il petrolio afgano interessava a Washington». Il quadro, insomma illustra una situazione in cui gli Usa fanno il bello e il cattivo tempo e da questo spunto è partito il professor Claudio Bonvecchio dell’Università dell’Insubria per affermare che «l’Europa pare alla finestra a guardare quello che accade e a dare una mano al più forte. È necessario che il Continente oltre che a livello economico sia unito anche sul piano politico. L’Europa - ha affermato il professore - deve essere diversa, con una propria identità, il riconoscimento della propria storia e un progetto. L’Europa deve essere quella delle piccole patrie, di gruppi che si riconoscono e si fondono».
    Un vero assist per Gilberto Oneto, direttore dei Quaderni Padani: «Sentendo questi discorsi pare impossibile fronteggiare i grandi palazzi. Ma è proprio costruendo piccole cose che possiamo reagire. Ognuno lo deve fare ricordando che a formare l’Europa sono state minoranze, comuni piccole patrie che hanno la possibilità di mettersi assieme contro i più forti». «Tutti - ha affermato Oneto - dobbiamo sapere ciò che ci avviene intorno e dobbiamo agire su quello che possiamo fare» il tutto per rendere «più libere» le nostre realtà territoriali.
    Infine è intervenuto Stefano Sutti, dell’Università di Padova che per un risveglio dell’Europa punterebbe ad una prospettiva «euro-siberiana». Sutti ha affermato di non essere d’accordo sulla visione localista perché «gli stati nazionali hanno terminato la loro spinta propulsiva. In più - secondo »Sutti - serve una realtà che affronti i problemi del nostro tempo. L’orologio non va indietro» ha chiuso Sutti stimolando Oneto ad una replica: «Quando si vuole costruire una matrioska - ha affermato Oneto - si deve per forza partire dal pezzo più piccolo...».
    A. M.

    [Data pubblicazione: 22/01/2006]

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  2. #2
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    A me non sembra si sia parlato di "piccole patrie", ma al contrario della grande patria eurasiatica. Se si parla di di piccole patrie bisognerebbe parlare di superamento dello Stato prefettizio, di lingue e culture minoritarie, di decentramento energetico, di mercati e welfare locali, di diritto amministrativo, di valute complementari, di riforme istituzionali e fiscali, di tutela degli ecosistemi e della bio-diversità.

  3. #3
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    Beh, quello è il titolo "ufficiale" dell'articolo... volevo segnalare il contenuto dell'articolo, che mi sembra parlare in tono abbastanza diverso da quello din cui si accusa il quotidiano di usare di solito... poi io non c'ero a varese e non so di cosa si sia parlato in realtà.

  4. #4
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    Predefinito

    Indubbiamente. Notavo solo che si era parlato più di Eurasia e blocchi continentali che di "piccole patrie", segno che si tende a confondere, strumentalmente o meno, argomenti e prospettive.

 

 

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