"Il cielo ha mutato colore"


Rispettiamo il voto ma la sicurezza di Israele viene prima di tutto. Siamo ben consapevoli del significato della sconfitta di Abu Mazen nelle elezioni palestinesi, a vantaggio del successo di una formazione che neppure riconosce Israele. Questo comporta un rischio profondo per le sorti del processo di pace, tale da poter cancellare in una sola notte gli sforzi fatti in tutti questi anni. Ma aspetteremmo a dare un giudizio politico pieno sulla scelta compiuta dal voto palestinese, se non altro perché in Hamas convivono due anime: la parlamentarizzazione e l'istituzionalizzazione di questo movimento potrebbe anche fare sì che venga abbandonata quella militare. Magari non subito, ma in prospettiva.

L'Europa deve essere molto chiara in proposito, non nascondere la testa dietro i suoi timori e dire, a chi ha vinto le elezioni in Palestina, di non avere tentazioni bellicose, che non sarebbero tollerate.



Il rispetto per il libero voto dei palestinesi è dovuto. Ma la sicurezza di Israele viene prima di tutto. Questa deve essere la posizione europea, l'unica forse in grado di porre ad Hamas il problema di rappresentare il suo popolo senza aprire un conflitto con la comunità internazionale.

La nostra preghiera si rivolge anche alle forze politiche italiane, al fine di misurare bene gesti e parole, vista la particolare delicatezza del momento. Se Hamas non accetta di riconoscere Israele non può avere interlocutori in Occidente. Non riteniamo però che Hamas abbia vinto le elezioni sulla base della guerra eterna promessa allo Stato ebraico. Il suo successo elettorale nasce piuttosto dalle gravi responsabilità politiche di Arafat e dalla conseguente - ed inevitabile - perdita di prestigio di Al Fatah, fra ambiguità e scandali. Le ambiguità del vecchio capo dell'Olp hanno consentito di consolidare una deriva estremista. Gli scandali hanno piegato le resistenze dei moderati. Dispiace che del disastro compiuto da Arafat abbia fatto le spese il presidente Abu Mazen, che con convinzione aveva cercato di dare vita ad una fase nuova. Evidentemente era troppo tardi.

Speriamo davvero che non sia troppo tardi anche per i popoli palestinese ed israeliano, i quali hanno disperato bisogno di uscire dalla spirale di odio e di violenza che li attanaglia. Anche perché sarebbe ora che Hamas lo capisca: in questo vortice di attentati e rappresaglie non si sono visti vincitori, solo vinti.

Roma, 26 gennaio 2006
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tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
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