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Illegalità del processo elettorale. Pannella in sciopero della sete di dialogo
20 gennaio 2006
Questa mattina Marco Pannella ha annunciato che da domenica inizierà «uno sciopero della sete di dialogo nei confronti del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio, dei Presidenti delle Camere, dei Direttori di rete e di testate radiotelevisive e della stampa, cartacea o on-line». Presentarsi alle elezioni in un contesto di illegalità causato da un decreto legge che discrimina tra i vari partiti nelle modalità tecniche di presentazione delle liste elettorali, «potrebbe rappresentare un atto terminale di resa senza condizioni, di complicità, di manifestazione della sindrome di Stoccolma». Stamane i membri della segreteria della Rosa nel Pugno hanno tenuto alla Camera una conferenza stampa per spiegare quali sono le contestazioni e per avanzare una proposta.
Obblighi democratici dei paesi dell'Osce. 6.1 Per assicurare che la volontà dei cittadini sia la base dell'autorità del governo, gli stati partecipanti dovranno rispettare il diritto dei cittadini di candidarsi per ricoprire incarichi politici o istituzionali, individualmente o come rappresentanti di partiti o organizzazioni, senza alcuna discriminazione, e rispettare il diritto degli individui e dei gruppi di creare, in piena libertà, propri partiti politici o altre organizzazioni politiche e garantire a questi partiti e organizzazioni delle necessarie garanzie legali atte a consentirgli di competere con gli altri su base di uguale trattamento di fronte alla legge a da parte delle autorità.
6.2 Gli Stati devono permettere ai candidati di candidarsi, sia in modo indipendente che come rappresentanti di partiti politici o altre organizzazioni, senza ostacoli non necessari. Le candidature devono essere soggette soltanto a procedure di registrazione ragionevoli e applicate in modo equo.
Il decreto legge. E' in discussione al Senato, e sarà votato martedì in aula, un decreto legge sulle modalità del voto del prossimo 9 aprile. Esso esenta dal raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali i partiti che si presentino con lo stesso simbolo delle ultime elezioni europee. Praticamente rimane fuori, finora, solo la Rosa nel Pugno, la nuova formazione politica costituita da socialisti dello Sdi e radicali. Una norma che sembra tagliata su misura e che rende illegale il processo elettorale.
Dov'è la discriminazione. Per presentare le sue liste la Rosa nel Pugno, a differenza degli altri partiti, deve raccogliere circa 180 mila firme distribuite su tutto il territorio nazionale. Ma la condizione che altera la par condicio e la concorrenza tra i partiti è soprattutto quella che obbliga a presentare le liste dei candidati quasi un mese prima degli altri partiti, poiché le firme vanno raccolte sulle liste, cioè a liste chiuse, già a fine gennaio.
Dunque, in questo modo i partiti che concorrono non partono dallo stesso punto. E' come se in vista dell'inizio del campionato di calcio, spiega Emma Bonino, una squadra fosse obbligata a chiudere la propria campagna acquisti prima delle altre. «Lei Signor Presidente - chiede la Bonino rivolgendosi a Berlusconi, che «di calcio se ne intende» - avrebbe mai accettato o proposto che debba esistere una sola squadra che chiude la campagna acquisti prima delle altre?». L'esperienza insegna che molte candidature «si sbloccano nel vivo e nel cuore» del dibattito politico. Fu così, racconta la Bonino, per Tortora e Sciascia, che accettarono la candidatura all'ultimo momento. Per non parlare del vantaggio concesso alle altre "squadre", che hanno tutto il tempo di neutralizzare con le loro scelte sul "mercato" politico gli "acquisti" della Rosa nel Pugno. La par condicio non è solo un problemna di comunicazione televisiva, «questo gioco è truccato anche nelle modalità tecniche di presentazione delle liste». «Non lo avrei permesso neanche in Afghanistan», dice la Bonino.
La proposta della Rosa nel Pugno. I leader della Rosa nel Pugno si rivolgono quindi al Governo, al ministro degli Interni Pisanu, e al Presidente della Repubblica quale «garante della correttezza del gioco», chiedendo un «gesto di responsabilità». La raccolta delle firme è stata introdotta per impedire liste false, di disturbo. «Possiamo essere una lista scomoda e che non piace, ma non una lista civetta», ha dichiarato Enrico Boselli. I socialisti sono presenti sia alla Camera che al Senato e i radicali al Parlamento europeo, con una «storia e una tradizione che, può piacere o meno, ma tutti riconoscono. La Rosa nel Pugno può essere scelta o meno dagli elettori, ma il governo deve garantire che la possibilità di scelta ci sia». La proposta che i senatori della Rosa nel Pugno hanno presentato in un emendamento al decreto legge è: ok, raccogliamo le firme, seppure rappresenta un aggravio di risorse umane ed economiche, per provare che esistiamo nel paese anche se abbiamo già degli eletti, ma sul simbolo e non sulle liste chiuse.
L'annosa questione delle firme. Paradossalmente furono proprio i radicali a sollevare, fin dalle elezioni regionali del 2000 (fino a quelle del 2005), la questione della regolarità della raccolta delle firme per presentare le liste. Constatando, e denunciando a quasi tutte le Procure d'Italia, non solo la falsificazione delle firme, ma, fatto più grave, che esse non venivano compilate a liste di candidati chiuse, come invece la legge prevedeva. Il Parlamento, di fronte alle prime condanne, decideva di depenalizzare il reato, trasformandolo da penale in amministrativo. Quindi i partiti potevano comunque continuare a violare la legge, con l'unica accortezza di stornare dal rimborso elettorale previsto una cifra per pagare le eventuali sanzioni. E siamo ad oggi: questo decreto legge esenta dal raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali i partiti che si presentino con lo stesso simbolo delle ultime elezioni europee, con eccezione quindi della Rosa nel Pugno e di altri potenzialmente nelle sue condizioni.




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)
Forza Storace
...va beh lo so è finita male
