Alitalia: la Lega lo aveva detto...
Giancarlo Pagliarini alla Camera spiegò come un nuovo finanziamento alla compagnia di bandiera fosse inutile senza un pieno accordo con i sindacati (La Padania)

Riportiamo stralci del discorso con cui, Giancarlo Pagliarini, bocciava il 30 luglio nell’Aula della Camera il prestito ponte da 400 milioni di euro con cui lo Stato ha finanziato Alitalia nell’ennesima ristrutturazione. Secondo l’esponente leghista un’eventuale concessione di denaro pubblico alla compagnia di bandiera avrebbe dovuto essere legata ad un accordo con i sindacati. La proposta Pagliarini è stata inascoltata e oggi ne vediamo le conseguenze.
Signor Presidente, colleghi, sapete che la garanzia dello Stato viene concessa per il tempo necessario a consentire la definizione e la realizzazione da parte della società di un piano industriale di ristrutturazione e rilancio. Questo perché, oggi come oggi, come ha detto l’ingegner Cimoli in audizione, il gruppo non ha alcuna capacità di credito né di far fronte ai suoi impegni, mentre dovrebbe portare i libri in tribunale. In assenza di un piano industriale la garanzia di 400 milioni che stiamo dando assumerebbe il significato di un vero e proprio danno erariale. Infatti, tra sei mesi, il gruppo sarebbe nella stessa situazione di oggi.
[...] Sulla relazione di certificazione vi è scritto che il bilancio consolidato riporta significative perdite di esercizio e un notevole incremento dei debiti a breve, medio e lungo termine. Le perdite sono riferite prevalentemente al bilancio della capogruppo Alitalia e, per questa società, il negativo andamento economico poi è proseguito anche nei primi mesi dell’esercizio in corso e, quindi, gli amministratori hanno annunciato un piano di risanamento finalizzato a un tempestivo riequilibrio della gestione. Piccolo particolare: la relazione che vi ho letto è la relazione di certificazione sul bilancio consolidato al 31 dicembre 1993. Non è quella di quest’anno, ma quella di dieci anni fa! [...] Notate che, poco tempo prima, lo Stato aveva preso dalle tasche degli italiani 292 milioni di euro per coprire le perdite del gruppo. Allora, nonostante gli avessero dato i 292 milioni per coprire le perdite, nel 1993 la situazione era drammatica, anche se si diceva che c’era il piano di ristrutturazione. Era il 1993. [...] Nel 1994 Alitalia ha perso “solo” 192 milioni di euro, ci sono ancora dei problemi e i revisori dicono, nella relazione per il 1994, che gli amministratori hanno illustrato i fondamenti su cui si basa un prospettato riassetto della capogruppo. Nel 1993 c’era un piano di ristrutturazione che non è andato a buon fine (probabilmente perché i sindacati lo hanno bloccato). Nel 1994 ve ne é un altro che si basa sulla necessità di una ricapitalizzazione della capogruppo al fine di un definitivo assestamento della sua situazione. Lo dico anche perché prima ho sentito il collega Pasetto dire che è colpa del centrodestra perché in quel momento andava tutto bene. Andava tutto bene perché in pochi anni gli amministratori hanno fatto entrare, prelevandoli dalle tasche degli italiani, 3.092 milioni di euro per coprire le perdite.
[...] Nel 1995, invece, Alitalia perde relativamente poco: 47 milioni di euro. I revisori contabili affermano che non c’è più la possibilità di andare avanti perché non vi sono prospettive. Ecco che nel bilancio si riporta che le cose vanno male, l’indebitamento finanziario consolidato è arrivato a 3.313 miliardi di vecchie lire, ma la gestione ha perso poco, perché ha beneficiato di operazioni straordinarie. [...] Nel 1996 Alitalia perde 625 milioni di euro nel bilancio consolidato. Però, per coprire le perdite, la Repubblica italiana gli dà 516 milioni di euro di aumento di capitale. Ora, noi siamo parlamentari, e forse siamo coperti sotto questo punto di vista, ma quando ho fatto queste affermazioni a Cimoli, in sede di audizione, l’ho visto un pochino sconvolto. Infatti l’ingegner Cimoli ha affermato che non toccheranno una lira fino a quando i sindacati non avranno approvato il piano aziendale. Ciò mi sembra giusto, e pertanto dovremmo inserirlo nel testo del decreto-legge: non dobbiamo concedere una lira di garanzia finché i sindacati non hanno approvato il piano, perché altrimenti abbiamo dei problemi molto grossi, signori!
[...] Il 1996 registra una perdita enorme: nella relazione di certificazione, si legge che le cose vanno male, però il bilancio consolidato è stato predisposto applicando criteri valutativi che presuppongono la continuità aziendale, e per garantire tale presupposto gli amministratori hanno elaborato un piano di ristrutturazione e di successivo sviluppo. Ciò si è ripetuto tutti gli anni: e noi siamo qui ad affermare che, dal momento che predispongono un piano, diamo loro dei soldi! Ragazzi, lo presentano tutti gli anni un piano di ristrutturazione!
Siamo arrivati al 1997: c’è stato un aumento di capitale di 516 milioni di euro (si tratta dei soliti mille miliardi di vecchie lire che si danno all’Alitalia ogni anno). E la società esce in utile! Tuttavia i revisori, che devono dare il quadro fedele della situazione, nella relazione specificano il motivo per cui viene fuori tale utile. Alla formazione del risultato hanno contribuito proventi straordinari, relativi principalmente all’adeguamento del prezzo di cessione della partecipazione nella società Aeroporti di Roma, alla vendita di un’altra partecipazione nella società Galileo e a 700 prepensionamenti. Si tratta di 700 prepensionamenti che stiamo pagando ancora noi. Nel 1998 vi è stato un altro aumento di capitale, questa volta di 680 milioni di euro. [...] Saltiamo il 1999 e passiamo al 2000, dove Alitalia perde 256 milioni di euro. Però, per quanto concerne il 2000, occorre considerare anche un altro elemento. Questo per far capire come sia drammatica la situazione, non da oggi, ma da anni. Nel 2000, i revisori affermano che, nel corso del secondo semestre dell’esercizio, la società capogruppo, l’Alitalia, ha venduto 20 aeroplani MD 80 e, contestualmente, li ha presi in locazione, ottenendo così una plusvalenza di 317 miliardi, che sono stati contabilizzati bene, perché 304 sono stati differiti sul periodo dell’affitto mentre 317 di cash sono stati utilizzati subito, per pagare gli stipendi.
Nel 2001 Alitalia perde 907 milioni di euro e ne ricava 258 come aumento di capitale. Nel 2001, la società capogruppo avvia un rilevante processo di ristrutturazione. Tale processo prevedeva anche incentivi al personale per il pensionamento anticipato. Nel 2002, la società aveva ricavato 93 milioni di utile. Piccolo particolare: nel 2002, per ottenere 93 milioni di utile, nel bilancio sono stati inseriti 567 milioni di euro di proventi straordinari, dei quali 266 per l’esito del procedimento arbitrale con KLM (250 più gli interessi), 76 per la plusvalenza determinata dalla cessione delle attività del comparto Sigma alla Galileo e 43 dalla vendita alla Lamaro di Roma dell’immobile adibito a centro direzionale in zona Magliana e di una parte dei terreni di proprietà dell’Alitalia a Fiumicino, in prossimità del sedime aeroportuale, sul quale gli acquirenti, ossia la Lamaro di Roma, costruirà il nuovo centro direzionale che sarà affittato all’Alitalia. Se intervengono problemi, succede un caos incredibile.
Sempre nel 2002, Alitalia ottiene un’utile di 93 milioni di euro (dato da plusvalenze) e in cassa entrano 828 milioni di euro per aumento di capitale euro. Si arriva al 2003, anno in cui vi è una perdita di 520 milioni di euro. I revisori non danno il loro giudizio professionale, perché vi sono troppe incertezze, non solo finanziarie (tra l’altro, sono rimasto colpito dalla mancata svalutazione della flotta). Il problema, quindi, è veramente serio.
Vi ho riferito abbastanza dettagliatamente il quadro. Per favore, non venitemi a dire che Alitalia va male per colpa di Berlusconi! Vi è un problema che viene da lontano. Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole cercare soluzioni non realistiche, ma è molto importante modificare questo testo e fissare alcuni paletti, perché abbiamo la prova provata che, quasi tutti gli anni, Alitalia effettua piani di ristrutturazione. Sappiamo anche che nessuno di essi è andato a buon fine, perché i sindacati ne hanno sempre bloccato l’attuazione. Ora impegniamo altri 400 milioni di euro dei cittadini italiani che pagano le tasse e che non saranno per nulla felici. Se vogliamo farlo, facciamolo pure, ma con alcune garanzie. Una garanzia dovrebbe essere rappresentata dal fatto che si daranno i soldi solo dopo che i sindacati avranno approvato il piano di ristrutturazione e, naturalmente, dopo che il Parlamento l’ha valutato. Infatti, sono capace anch’io di fare tutti i piani di ristrutturazione, se negli stessi stabilisco che ogni biglietto da Milano a Roma costa tre miliardi e mezzo: faccio utili sulla carta, poi, però, non prendo un euro. A mio parere, dunque, il testo è molto debole: deve essere migliorato. Può essere fatto con gli emendamenti che abbiamo presentato, tra cui quello che prevede l’intervento dei sindacati.