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  1. #1
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    Predefinito Spot sulle grandi opere, MA!!!!!!!!

    Mi sono divertito ad analizzare lo spot del governo sulle grandi opere, ebbene ecco la sorpresa.
    Cariante di valico dell'appennino:
    iniziata già nel 1996 all'epoca di Di Pietro ministro dell'industria.
    Camionabile della cisa:
    I piloni e i viadotti sono iniziati e in parte già terminati nel 1999, le immagini dei piloni sono vecchi di 6 anni.
    Mose:
    Tanto era tanto è come quello di 8 anni fà.
    Passante di Mestre:
    Strainaugurato ma ancora non funzionante, iniziato nel 1998.
    Autostrada Palermo Messina:
    Unica autostrada inaugurata e chiusa il giorno dopo.
    Ferrovia TAV
    Lavori iniziati da decenni, poi fermati in parte con questo governo.
    MA QUALI GRANDI OPERE!!!!!!!!!!!

  2. #2
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    e vorrei sapere se le reti mediaset lo hanno trasmesso gratis o se il governo ha pagato..se così fosse silviolo da ancora una volta i soldi all'azienda di famiglia...ma che bella cosa!!
    passerà la nottata.....

  3. #3
    Silvioleo
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex De Santi
    Mi sono divertito ad analizzare lo spot del governo sulle grandi opere, ebbene ecco la sorpresa.
    Cariante di valico dell'appennino:
    iniziata già nel 1996 all'epoca di Di Pietro ministro dell'industria.
    sarà,ma da ste parti un ci se n'era accorti...

  4. #4
    "SI PUO' FARE"
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo
    sarà,ma da ste parti un ci se n'era accorti...
    infatti ora te ne sei accorto ... è arrivata a compimento.
    se non lo sapessi i fondi impegnati risalivano per la maggior parte a quei tempi. per quello che ha fatto il tuo sgoverno basterebbe che ti guardassi le finanziarie e gli investimenti per realizzarle. senza acqua la papera non galleggia, le chiacchiere sì ... pero' chi vive nelle zone di quelle grandi opere sbandierate, non vedendole ... non fa altro che incazzarsi con il Silvio... in quanto si sente preso per il qulo.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
    Israele= Paese terrorista
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo
    sarà,ma da ste parti un ci se n'era accorti...
    Da quelle parti forse vi accorgete solo che e' tutto del NANO PELATO, scommetto che anche casa sua e' del NANO e per pagare l'affito viene sul forum a difenderlo.
    [SILVIA]Potete rinviare quello che volete, potete occupare le tv, potete inventarvi falsi scandali, potete anche chimare Bin Laden ad aiutarvi come ha fatto con Bush, potete fare tutto MA VE NE ANDRETE A CASA E AVREMO UNA NUOVA DATA PER LA LIBERAZIONE DELL'ITALIA.[/SILVIA]
    Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.
    I MELONOMI, i sudditi della meloni
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex De Santi
    Mi sono divertito ad analizzare lo sport del governo sulle grandi opere, ebbene ecco la sorpresa.
    Cariante di valico dell'appennino:
    iniziata già nel 1996 all'epoca di Di Pietro ministro dell'industria.
    Camionabile della cisa:
    I piloni e i viadotti sono iniziati e in parte già terminati nel 1999, le immagini dei piloni sono vecchi di 6 anni.
    Mose:
    Tanto era tanto è come quello di 8 anni fà.
    Menzogna n. 1

    Citazione Originariamente Scritto da Alex De Santi
    Passante di Mestre:
    Strainaugurato ma ancora non funzionante, iniziato nel 1998.
    Menzogna n. 2, i lavori sono ripresi con questo governo.

    Citazione Originariamente Scritto da Alex De Santi
    Autostrada Palermo Messina:
    Unica autostrada inaugurata e chiusa il giorno dopo.
    Ferrovia TAV
    Lavori iniziati da decenni, poi fermati in parte con questo governo.
    Menzogna n. 3

    Citazione Originariamente Scritto da Alex De Santi
    MA QUALI GRANDI OPERE!!!!!!!!!!!
    Aggiungiamo tutte le altre opere appaltate o in fase di progettazione esecutiva (e che le sinistre locali stanno cercando di fermare in ogni modo, vedi la posizione indegna dei diessini marchigiani).

  7. #7
    "SI PUO' FARE"
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    La favola dei cantieri


    Nel fluviale intervento a Porta a Porta dell’11 febbraio scorso, il Presidente del Consiglio ha affermato trionfante: <Fantastico quello che siamo riusciti a fare nel campo delle infrastrutture…nonostante i cassetti vuoti che abbiamo trovato, arriviamo al traguardo dell’apertura dei cantieri due anni prima di quanto ci fossimo impegnati a fare>.

    Come da copione, nessun interlocutore era presente in studio per sbugiardare il capo del governo, per opporre alle sue affermazioni propagandistiche i dati concreti dei cantieri realmente aperti, delle risorse effettivamente disponibili, delle previsioni di fine lavori che slittano di anno in anno. Ma questi sono dettagli insignificanti e fastidiosi per il modernizzatore d’Italia, le “magnifiche sorti e progressive” del Paese non saranno certo rallentate da pignoli menagramo. E nessuno osi affermare che la maggior parte dei cantieri oggi aperti sono quelli avviati dai governi di centrosinistra: nulla di buono può essere arrivato da lì; e il Piano Generale dei Trasporti approvato alla fine della scorsa legislatura non è certamente il punto di partenza della “Legge Obiettivo”, ci mancherebbe!

    Anche se ormai, dopo quasi tre anni di governo Berlusconi, siamo abituati alla mistificazione della realtà come bussola dell’azione di governo, non dobbiamo stancarci mai di perseguire il metodo opposto, della rigorosa valutazione di ogni provvedimento, senza demonizzazioni ma senza sconti. Del resto, questo è stato il metodo che ha guidato l’azione dei governi di centrosinistra, e si può essere orgogliosi di avere davvero, per primi, rilanciato le opere pubbliche necessarie al paese abbracciando la visione, questa sì, innovativa dello sviluppo sostenibile, affiancando alla costruzione e all’adeguamento delle reti infrastrutturali le politiche di recupero delle aree più degradate delle città e le opere di contenimento del dissesto idrogeologico, la più grande opera pubblica del paese.

    Certo, tutto questo appare antitetico rispetto al nuovo assalto al territorio posto in atto con il condono edilizio, con la riduzione delle aree protette, con lo scardinamento della procedura di impatto ambientale: ma chi fa del lifting, pubblico e privato, l’elemento distintivo del suo agire ha inevitabilmente un rapporto conflittuale con la realtà e con la verità.

    LAVAGNA, MATITA E MILIARDI…. Nel maggio del 2001 l’allora candidato premier Silvio Berlusconi tracciò sulla lavagna di Porta a Porta le grandi opere che il suo governo avrebbe realizzato se fosse stato eletto e, dichiarando <voglio trasformare l’Italia in un grande cantiere>, inserì tra le 5 promesse del “Contratto con gli italiani” l’impegno ad aprire, entro la legislatura, cantieri per almeno il 40% degli investimenti previsti nel “Piano decennale delle grandi opere” (un programma da 187mila miliardi di vecchie lire, 96,5 miliardi di euro).
    Sette mesi dopo il Berlusconi premier fece approvare quello stesso programma ampliandolo e prevedendo una spesa complessiva in 10 anni di 125,8 miliardi di euro per un elenco di 220 opere “strategiche”. Un faraonico “libro dei sogni”, denominato “Programma Nazionale delle Infrastrutture Strategiche” approvato dal CIPE in attuazione della cosiddetta “Legge Obiettivo” (n°443 del 2001), lo strumento individuato dall’esecutivo per snellire le procedure.

    Un “mare magnum” in cui le priorità sono inesorabilmente annegate: dalle quattro priorità indicate dal ministro Lunardi appena insediato (l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Variante di valico, il ponte sullo Stretto di Messina e il passante di Mestre) si è passati dapprima a dieci, poi a ventuno e poi gradualmente, per accontentare tutti, a più di 200 opere che comprendono per il 60% ampliamenti e ammodernamenti della rete autostradale e per il resto, tolte le infrastrutture-simbolo come il ponte sullo Stretto, riguardano metropolitane e ferrovie.

    E già qui si può evidenziare una prima differenza con l’impostazione dei governi dell’Ulivo e con il Piano Generale dei Trasporti, elaborato alla fine della scorsa legislatura: quest’ultimo prevedeva investimenti di 120.000 miliardi di lire per le ferrovie, 60.000 miliardi per strade e autostrade e poi 25.000 miliardi per le metropolitane, 6.100 miliardi per i porti e 3.400 miliardi per gli aeroporti.

    Il governo di destra si dimostra quindi nettamente orientato a favore del trasporto su gomma – più costoso, più inquinante, a più alto impatto ambientale – mentre la politica ulivista si distingue per un deciso sostegno al trasporto su ferro e via mare e al trasporto pubblico locale. Una diversificazione – la cosiddetta intermodalità – che recepisce le tendenze più innovative nelle politiche dei trasporti a livello mondiale. Non solo: la strategia del governo Berlusconi punta tutto sul completamento dei tre corridoi Nord-Sud – tirrenico, dorsale appenninico e adriatico – per <diventare il ponte – come dice Lunardi – tra Mediterraneo ed Europa>, dando per scontato che oggi l’Italia possa viaggiare solo da Nord e Sud, e viceversa. Una visione “suggestiva”, se non trascurasse del tutto gli assi trasversali, che l’Ulivo ha invece voluto valorizzare (sostenendo che <le trasversali servono interessi economici di carattere locale> secondo le affermazioni dell’ineffabile Lunari) come se questo rappresentasse di per sé, e in un paese come il nostro, poi!, un handicap. Il risultato è stato che, ad esempio, la Napoli-Bari, inserita dall’Ulivo tra le priorità ferroviarie per lo sviluppo del Mezzogiorno, è stata rapidamente cassata.

    TANTI DANNI E NIENTE SOLDI
    Va ricordato che negli ultimi due anni molti sono stati gli allarmi lanciati sulla mancanza di risorse non solo da esponenti dell’opposizione ma da associazioni e autorità al di sopra di ogni sospetto. Più di una volta, ad esempio, nel corso del 2003, l’Ance ha denunciato il calo delle risorse destinate alle infrastrutture e ha indicato, nel maggio del 2003, in 6 miliardi di euro i fondi mancanti rispetto alle previsioni di spesa del Dpef per il triennio 2002-2004. L’Ance ha inoltre criticato vigorosamente la tendenza al “gigantismo” in atto nel numero e nel valore dei bandi di gara, sottolineando che si riscontra <una tendenza a favorire i grandi lavori e ad accorpare in appalti di grandi dimensioni quelli che, fino a poco tempo fa, rappresentavano affidamenti di importo unitario notevolmente inferiore>. E indica anche il rischio di una “pubblicizzazione strisciante” del mercato delle opere pubbliche, con appalti ottenuti per affidamento diretto, senza gara e che portano quindi a posizioni monopolistiche.

    Anche Censis e Eurispes hanno sottolineato nel corso del 2003 il calo della spesa per opere pubbliche rispetto al Pil in confronto agli anni precedenti. Il Censis, ad esempio, nel suo ultimo rapporto del dicembre 2003, afferma che tra il 2000 e il 2003 il rapporto dello stanziamento rispetto al Pil è sceso dal 2,9% al 2,4%.

    C’è poi un altro grave problema che è stato da più parti sottolineato rispetto all’apertura dei cantieri e alle previsioni di stanziamenti di risorse. Con le nuove modalità di verifica dell’impatto ambientale i progetti saranno approvati molto più in fretta, ma c’è il rischio che al momento dell’apertura dei cantieri ci si trovi di fronte a problemi imprevisti e di difficile soluzione. Questo perché la Commissione VIA valuta il progetto preliminare e non quello definitivo, e questa procedura può portare a sottovalutazioni macroscopiche. Un esempio emblematico è quello del Ponte sullo Stretto: l’opera è tra quelle approvate e può quindi partire la gara per il progetto definitivo, ma in una nota della Commissione VIA è riportato che il rischio sismico non è stato accuratamente valutato. Si dà quindi il via libera in presenza di una grave mancanza. Dunque l’accelerazione delle procedure non porterà necessariamente a tempi più rapidi per l’apertura dei cantieri.

    Una situazione simile si prospetta per la valutazione delle risorse finanziarie effettivamente necessarie per ogni singola opera. Sempre a causa della nuova procedura di VIA, la stima finanziaria viene fatta sulla base del progetto preliminare, incompleto quanto ad analisi dei luoghi e delle situazioni che l’opera incontrerà: il vero costo dell’opera si saprà solo quando saranno noti gli studi geologici e le soluzioni ingegneristiche, con grandi rischi di aumenti in corso d’opera.

    Una tendenza del resto nota a livello internazionale, sottolineata in un recente studio che ha preso in esame 258 progetti infrastrutturali in tutto il mondo realizzati tra il 1927 e il 1998, comparando i costi a preventivo e quelli finali a consuntivo. I risultati sono che i progetti ferroviari hanno un incremento medio del 45%, i ponti e i tunnel del 34%, le infrastrutture stradali del 20%.

    In questo quadro, decisamente poco rassicurante, l’accelerazione delle procedure un risultato però l’ha ottenuto: il drastico calo della qualità dei progetti. L’attenzione al paesaggio, l’integrazione con le risorse locali, la riduzione degli impatti, il confronto delle alternative non appartengono ai progetti preliminari fino ad oggi presentati. E questo comporta spesso l’opposizione degli enti locali, come sulla Livorno-Civitavecchia, e di conseguenza, guarda caso, ritardi nell’apertura dei cantieri.

    LA LEGGE OBIETTIVO: LUSSUOSA SCATOLA ….VUOTA
    La “legge obiettivo” è la cartina al tornasole di questo governo: una lussuosa confezione per un misero contenuto. L’affastellamento confuso di centinaia di opere grandi e piccole rivela la mancanza di una visione lucida e globale delle vere urgenze e priorità per il paese. Il rischio reale è quello di continuare sul solco della tradizione poco nobile che ha caratterizzato le politiche infrastrutturali in Italia: non vogliamo tornare all’epoca delle “cattedrali nel deserto” e degli “ecomostri”, non vogliamo che il fragile e già martoriato territorio italiano sia nuovamente preso d’assalto sulla spinta di una malintesa e anacronistica idea di sviluppo che è sinonimo di puro sfruttamento. Vogliamo che le poche risorse su cui possiamo sicuramente contare siano usate bene: per migliorare sì la viabilità stradale e autostradale dove questo è ormai improrogabile, ma anche per ridurre lo squilibrio modale, unico in Europa, che vede prevalere il trasporto su gomma con il 65% del traffico merci e il 92% di quello passeggeri; per ridurre i consumi petroliferi nel settore trasporti, aumentati del 70% in venti anni, e le conseguenti emissioni di CO2; per portare, come avviene in tutta Europa, interventi infrastrutturali e investimenti nelle città, per costruire metropolitane e linee tramviarie affrontando razionalmente i problemi di inquinamento e congestione del traffico. Questi sono gli obiettivi compatibili in termini ambientali, di consumi energetici e di efficienza del sistema e ci pongono in linea con l’Europa. Ma di tutto questo non c’è traccia nelle carte e nelle menti dei nostri governanti.

    NUMERI: BERLUSCONI E LUNARDI NON SMETTONO DI DARLI….

    Dei quasi 126 miliardi di euro previsti per l’intero “pacchetto” di opere, la previsione di spesa del Dpef per il triennio 2002-2004 ammonta a 24,2 miliardi (il 19,2% dell’importo totale), di cui più della metà assegnati all’anno in corso.

    Durante l’ultima conferenza stampa Berlusconi-Lunardi del 25 febbraio scorso, le affermazioni di Berlusconi sono state, testualmente: <Avevamo previsto, a fronte di opere per 125 miliardi di euro, di portarne a termine il 40% entro la legislatura. Ad oggi abbiamo già reso disponibili 43,2 miliardi di interventi approvati dal Cipe, autorizzato opere per 48 miliardi e 20 miliardi di opere sono già cantierati>.

    Berlusconi ha inoltre annunciato la sua volontà di visitare <otto importanti cantieri nei prossimi tre mesi e 35 entro la fine dell’anno>. 35 sono appunto le opere previste nella Legge Obiettivo interessate dalle delibere CIPE emanate fino ad oggi. Questo non significa che i cantieri siano aperti…In ogni caso questo è l’unico numero dato dal duo Berlusconi-Lunardi che abbia un aggancio con la realtà.

    Nell’impossibilità di seguire Berlusconi nel vortice di cifre, numeri e dati, per capire come stanno realmente le cose, abbiamo deciso di fare una verifica sulle delibere emanate dal CIPE a partire dal dicembre 2001, quindi dall’emanazione del “Primo programma di infrastrutture strategiche”. Compete al CIPE, infatti, secondo la Legge Obiettivo, l’approvazione dei progetti delle infrastrutture strategiche. La deliberazione del CIPE, quindi, è un passaggio obbligato e fornisce informazioni certe e verificabili sull’iter dell’opera e sulle risorse economiche effettivamente disponibili. Ai dati desumibili dalle delibere sulle grandi opere abbiamo aggiunto quelli del “Piano d’impresa 1999-2003 di FS Spa” relativamente agli investimenti stanziati con la finanziaria 2003.

    Il quadro che se ricava dimostra innegabilmente, come si può agevolmente verificare leggendo la tabella allegata, che le cifre sono molto più modeste di quelle strombazzate da Berlusconi e Lunardi:

    - 32,4 miliardi di euro rappresentano il costo complessivo delle opere finora portate al vaglio del CIPE, comprese quelle ferroviarie;

    - 4,8 miliardi di euro sono i contributi effettivamente ad oggi assegnati per il complesso delle opere;

    se ne deduce che, rispetto ai quasi 126 miliardi previsti dal “Programma di infrastrutture strategiche”, i contributi effettivamente assegnati rappresentano meno del 4%.

    Con questo ritmo, per adempiere all’obbligo previsto nel “Contratto con gli italiani”, al governo Berlusconi servirebbe una legislatura lunga 25 anni (!)

    Lo stesso potrebbe valere per l’apertura effettiva dei cantieri: la stragrande maggioranza di essi, in particolare quelli dell’Alta Velocità ferroviaria, sono stati aperti, o portati alla vigilia dell’apertura, dai governi dell’Ulivo e quelli, di fatto, ci sono.

    Il resto è avvolto nel mistero: la prima pietra del MOSE è stata posata, ma finora solo quella; per il passante di Mestre si è arrivati all’assegnazione dei lavori, è vero, ma per ora di cantieri neanche l’ombra; per la Salerno-Reggio Calabria proseguono solo gli appalti assegnati nella precedente legislatura (circa 30), per il resto, nonostante i tanto pubblicizzati e ancora virtuali maxi-lotto (ancora tutti da aggiudicare), è costellata di cantieri – chiusi! – con relative deviazioni – inutili - e le date di inizio dei lavori slittano inesorabilmente in avanti.

    Aspettando il fatidico Ponte sullo Stretto…..
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  8. #8
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  9. #9
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    Predefinito

    Chiedo all'amministrazione:
    il topic tratta dello SPOT, oltre che delle baggianate in esso espresse.
    Le domande erano perfettamente legittime e IN topic.

    Grazie.

  10. #10
    Forumista assiduo
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    Cool

    Anche io avevo già aperto un 3ad sull'argomento...
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=219155

    Però più che sul merito di quanto viene decantato, mi interessa il merito quale sarebbe l'utilità sociale di questa comunicazione a 2 mesi e mezzo dalle elezioni ?
    Questo è uno spot elettorale nè più nè meno, con i classici toni della politica "del fare" (che infatti si ritrova pure sul sito delle infrastrutture) e dai toni propagandistici tipici dello stalinismo berlusconiano "stiamo lavorando per i vostri figli"... si... e per il glorioso sol dell'avvenire.

    CHE PENA !

 

 
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