Incomincia ad essere percepibile l'incontenibile fenomeno dell'"odore dell'acqua". I pastori che si muovono al limite dei deserti sono da esso terrorizzati in quanto appena le greggi assetate lo avvertono, prorompono in una corsa incontenibile che travolge tutto. E la sete di giustizia? La necessità di passare dalla "moneta-debito" alla "moneta-proprietà" è inderogabile proprio nella misura in cui la consapevolezza popolare dell'usura, avvertendo l'"odore d'acqua", dilaga. Già incominciano a farsi sentire i primi spot pubblicitari delle cassaforti domestiche! E nessuno dice che l’attuale costo dei servizi bancari è niente rispetto a quello del costo del denaro all'atto dell'emissione! Quest’ultimo è diventato del 200%, cui vanno aggiunti gli ulteriori interessi bancari e di prelievi fiscali, e dato che la banca emette moneta esclusivamente "prestandola", la collettività è danneggiata due volte: prima perché è espropriata della propria moneta, e poi perché è indebitata di altrettanto. Delle due l'una: o il valore della moneta riavrà il segno della proprietà, ed in tal caso raddoppierà la ricchezza della gente, oppure continuerà ad avere il segno del debito, causando ulteriore angosciosa disperazione di insolvenze ineluttabili, e facendo diventare padroni del mondo i vertici delle banche centrali. Questi veri e propri burattinai della storia sono infatti riusciti ad abolire la convertibilità e a dare alle banche il privilegio di creare, a costo nullo, il valore stesso dell'oro, cioè l'oro-carta, di cui si appropriano, dato che lo prestano all'atto dell'emissione, e dato che prestare è una prerogativa del proprietario. Ciò avvenne gradualmente. Inizialmente la cambiale bancaria, o cartamoneta, era, a richiesta del portatore, convertita in oro… Questa grande "operazione" culturale fu possibile perché i vertici bancari avvertirono che il “valore” non è una proprietà della materia, ma una dimensione dell’immateriale pensare (da qui il termine “soppesare”, ponderare”, ecc.; infatti il valore delle cose è nel loro sincronico collegamento, nel logos, nella correlazione, ecc.). Occorreva pertanto manipolarlo, e la propaganda bolscevica dei banchieri attuò la manipolazione perfino con la bufala della "relatività", per cui la gente fu indotta a lodare tanto il "qui lo dico", principio einsteniano della "relatività", quanto il "qui lo nego", principio einsteniano della costanza della velocità della luce nel vuoto, e dunque della "non-relatività". Così i popoli sono stati trasformati da proprietari in debitori del loro denaro: sostituendo la moneta d'oro con la moneta nominale, si ebbe non solo il mutamento della struttura merceologica del simbolo, ma il fondamentale mutamento giuridico, per cui occorse sostituire le persone di carne e sangue in "persone giuridiche" (banche, fondazioni, ecc.): per poter delegare ad esse l'irresponsabilità. Il guinness dei primati della truffa riguarda infatti un valore pari al doppio di tutto il denaro in circolazione in tutto il mondo: facendo leva sul riflesso condizionato, causato dall'abitudine di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali riuscirono a fare accettare alle collettività nazionali il loro denaro, all'atto dell'emissione, col corrispettivo del debito (cioè in prestito). Con la moneta nominale, sepolcro periodicamente imbiancato dai pennelli keinesiani, il portatore divenne debitore, e le banche emittenti, proprietarie. Di questa espropriazione ai danni del popolo scrissi anni fa a Berlusconi. Mi rispose l’allora suo segretario Bondi, assicurandomi che se avesse vinto Forza Italia, le cose sarebbero cambiate. Non mi risulta che Berlusconi abbia mai accennato a tale esproprio del cittadino ed al conseguente suo indebitamento “pubblico”. Berlusconi, pur sapendo che se non si stabilisce giuridicamente chi è il proprietario della moneta all'atto dell’emissione non si potrà mai dire chi è il creditore e chi il debitore, continua a tacere, e tiene in mano Ciampi, altrettanto omertoso sul debito pubblico, proprio perché l’opposizione tutto fa meno che dire la verità sul conflitto reale di interessi fra banca e Stato. C'è dunque solo da sperare che magistratura e/o legislatori possano estinguere la sete di giustizia del popolo dichiarando, con legge o con sentenza, che la moneta all'atto dell'emissione è proprietà dei cittadini e non delle banche, colmando un vuoto legislativo non più tollerabile. Senza tale jure e senza istituzionalizzare una moneta-carta di proprietà del cittadino, il gregge, soprattutto se alle elezioni di aprile avrà premiato la furbizia degli occultatori di quel diritto, scambiata per intelligenza politica, sarà poi costretto a travolgere tutto, “fiutando l’acqua”, cioè il danno della liquidità, colante nelle tasche usuraie (nel dialetto piacentino la cosa è chiara: “fare danno” significa il malfunzionamento di ciò che dovrebbe servire al contenimento di un liquido!).