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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Il Patriota
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    Predefinito Brunetta (peones berluscones): "più israele per tutti"...e la lega che dice?

    E ora Israele nella Ue
    di Renato Brunetta

    In Medio Oriente si prospetta in questi giorni l'ennesimo momento della verità. Nei territori palestinesi ieri mercoledì 25 gennaio si è votato per rinnovare il Parlamento dell'Autorità nazionale palestinese. In Israele, Ariel Sharon lotta ancora tra la vita e la morte, mentre la scorsa settimana il terrorismo è tornato a colpire dopo mesi di silenzio. Nel frattempo, a poche centinaia di chilometri, un presidente fanatico - l'iraniano Mahmoud Ahmadinejad - minaccia di «cancellare Israele dalla mappa» e porta il suo sostegno al terrorismo palestinese. La pacificazione e la stabilizzazione dell'intera regione dipenderanno da come ciascuna di queste situazioni evolverà anche con il contributo della Comunità internazionale.
    Nell'immediato, i pericoli maggiori di uno sbandamento verso il caos e la violenza sono da individuare nei territori palestinesi. Le elezioni diranno chi tra il pragmatico presidente Mahmoud Abbas e l'organizzazione fondamentalista Hamas guiderà l'Autorità e quale direzione prenderanno i negoziati di pace con Israele. Basta leggere le piattaforme elettorali dei due principali partiti per comprendere la posta in gioco: se il Fatah di Abbas afferma che «la pace e i negoziati con Israele sono una scelta strategica», il movimento di resistenza islamico ritiene che «tutti i mezzi sono leciti per raggiungere l'obiettivo» di uno Stato palestinese. A partire dal terrorismo, strumento che - con l'eufemismo «lotta armata» - Hamas si è dato per realizzare uno dei punti della sua carta costitutiva: «Distruggere lo Stato sionista». Il disordine imperante nella Striscia di Gaza rende concreto il rischio di una guerra civile e solo una vittoria netta dei moderati palestinesi può garantire che il lento processo verso la pace, avviato con il ritiro unilaterale israeliano, sia irreversibile.
    La volontà di Israele di proseguire sulla strada dell'istituzione di uno Stato palestinese è infatti, ad oggi, certa. Non a caso non vi è stata rappresaglia all'attentato della scorsa settimana alla stazione degli autobus di Tel Aviv. Il governo israeliano, nonostante il rischio di una vittoria di Hamas, ha anche acconsentito a far votare una parte della popolazione palestinese di Gerusalemme Est, perché è nel suo interesse che le elezioni nei territori siano un successo di democrazia ed esprima un Parlamento pienamente legittimo. Il governo di Ehud Olmert, infatti, si iscrive in piena continuità con Ariel Sharon. Ma dall'esito delle elezioni israeliane di marzo dipenderà il proseguimento della politica del pragmatismo. In tal senso, c'è da augurarsi che il partito fondato da Sharon, Kadyma, esca vincitore dalle elezioni israeliane di marzo. I risultati elettorali sono, tuttavia, quanto mai incerti. Se i sondaggi danno ancora in testa Kadyma, non è da escludere una situazione di ingovernabilità. Il Likud di Benjamin Netanyahu può garantire la mano pesante contro il terrorismo e un surplus di sicurezza, ma il suo progetto di Grande Israele non è compatibile né con la via del disimpegno unilaterale dal resto dei territori palestinesi né con la Road Map tracciata dalla Comunità internazionale. Il Labour di Amir Peretz è in piena crisi di identità e, soprattutto, troppo ancorato alla chimerica vecchia formula «territori in cambio di sicurezza» per rispondere alle esigenze poste dai cittadini israeliani. Inoltre, Israele subisce la più grave minaccia dell'ultimo ventennio: non il terrorismo palestinese, ma il terrorismo di Stato del presidente iraniano Ahmadinejad. La volontà bellicosa del regime dei mullah è fuori discussione. Non è una coincidenza il fatto che l'ultimo attentato di Tel Aviv sia avvenuto in contemporanea con la visita di Ahmadinejad al suo omologo siriano, Bashar el-Assad. Le autorità israeliane dicono di avere le prove che l'attacco rivendicato dalla Jihad islamica sia il «risultato diretto dell'Asse del Terrore che opera tra Iran e Siria». Oggi le armi di Teheran e di Damasco sono i kamikaze che colpiscono decine di civili. Ma domani l'arma di Teheran potrebbe essere quella nucleare che stermina centinaia di migliaia di persone. Il pericolo non riguarda solamente Israele: secondo i servizi segreti tedeschi, i missili iraniani potrebbero arrivare perfino in Europa.
    In questo contesto si nota l'assenza di quello che dovrebbe e vorrebbe essere uno dei player maggiori della regione, l'Unione europea. Vero è che l'Europa è massicciamente presente nei territori palestinesi, attraverso il finanziamento del processo elettorale e delle infrastrutture e l'assistenza tecnica all'Autorità. Ma manca un'iniziativa politica forte che possa rafforzare l'attuale presidente e la sua linea di dialogo e, al contempo, ridurre i danni di una possibile vittoria di Hamas alle elezioni di mercoledì. È indispensabile, per esempio, che l'Unione europea esiga il disarmo del movimento islamico, pena la cessazione degli aiuti economici.
    Sul fronte israeliano, l'Europa è assente per colpe del passato recente. La sua politica smaccatamente filo-palestinese (e pro-Arafat) ha screditato l'Ue agli occhi del governo e dei cittadini israeliani. La coincidenza dell'allargamento europeo ai nuovi Paesi dell'Est - più attaccati al valore della democrazia e della libertà - e della morte di Arafat ha invertito questa tendenza e lentamente l'Ue può tornare a giocare un ruolo costruttivo nel processo di pace. Ma manca un salto politico, che possa rafforzare il percorso iniziato da Sharon con il ritiro da Gaza: offrire l'adesione di Israele all'Unione europea, anche per scongiurare il rischio di un ritorno alla politica del colpo su colpo che verrebbe a determinarsi dal ritorno al potere di un Likud troppo forte o da un Labour troppo debole. La teoria dei giochi insegna che la soluzione più razionale di un conflitto è quella cooperativa. In Medio Oriente, una soluzione cooperativa deve essere collocata all'interno di un processo di garanzie, che finora sono mancate quanto alla sicurezza di Israele. Estendere il territorio dell'Europa a Israele significa, invece, garantire la sicurezza che i cittadini israeliani reclamano.
    I progetti nucleari dell'Iran mettono di nuovo a rischio l'esistenza stessa di Israele, oltre a minacciare la sicurezza del territorio europeo. Finora, l'Unione europea ha fallito nel suo tentativo di negoziare - attraverso la Troika formata da Francia, Regno Unito e Germania - una moratoria sull'arricchimento dell'uranio. La diplomazia del dialogo critico ha fatto perdere inutilmente due anni ed oggi si chiedono sanzioni da parte delle Nazioni Unite che difficilmente potranno essere adottate e, per quanto indispensabili, comunque saranno inefficaci. Cina e Russia minacciano un veto al Consiglio di Sicurezza, mentre l'esclusione del petrolio dall'ambito sanzionatorio significa che il regime di Ahmadinejad potrà continuare a sopravvivere senza temere serie ripercussioni.
    Per risolvere la crisi nucleare con l'Iran, l'Unione europea può e deve introdurre un surplus di politica, portando i suoi confini laddove la minaccia è più forte e concreta. Occorre far capire chiaramente all'Iran che attaccando Israele attacca l'Europa e che gli europei non tollereranno un fanatico fondamentalista in possesso dell'opzione nucleare. Anche con un'azione militare, se e quando la diplomazia fallirà.
    L'Europa rappresenta un progetto politico che per vocazione diffonde stabilità e pace e i cui confini sono determinati innanzitutto dalla democrazia. Israele ne può e ne deve fare parte. È giunto il momento che, con un atto unilaterale, l'Ue apra le sue porte per garantire allo Stato ebraico la sua esistenza, la sicurezza e la stabilità della sua democrazia

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  2. #2
    Il Patriota
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  3. #3
    Alvise
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Patriota
    L'Europa rappresenta un progetto politico che per vocazione diffonde stabilità e pace e i cui confini sono determinati innanzitutto dalla democrazia.
    Ah,ecco, i confini dell'Europa sono determinati dalla "democrazia"...
    Questo spiega tutto. E io che mi credevo che fossero il Mediterraneo, l'Oceano Atlantico, il circolo polare artico e gli Urali... che ignorante che sono.

    Israele ne può e ne deve fare parte. È giunto il momento che, con un atto unilaterale, l'Ue apra le sue porte per garantire allo Stato ebraico la sua esistenza, la sicurezza e la stabilità della sua democrazia
    Giusto, giusto, ci vuole addirittura un atto unilaterale... noi dobbiamo garantire ad Israele la sua sicurezza e la sua stabilità... Questa ancora non l'avevo sentita

  4. #4
    Il Patriota
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Nutti


    Ah,ecco, i confini dell'Europa sono determinati dalla "democrazia"...
    Questo spiega tutto. E io che mi credevo che fossero il Mediterraneo, l'Oceano Atlantico, il circolo polare artico e gli Urali... che ignorante che sono.



    Giusto, giusto, ci vuole addirittura un atto unilaterale... noi dobbiamo garantire ad Israele la sua sicurezza e la sua stabilità... Questa ancora non l'avevo sentita

    tempi cupi ragazzi miei...è ovvio che se la Lega Nord appoggiasse un obbrobrio di questo tipo (che in parole povere significherebbe il sostegno militare europeo all'oppressione sionista nei territori occupati e il futuro scontro nucleare con l'iran) la tessere del movimento la butterei nel cesso tirando la catena...

  5. #5
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    Queste rivoluzioni integraliste dalla Palestina all'Iran mostrano un'altra cosa.
    Che stabilire un'alleanza con quei paesi è impossibile.

    Già la Persia dello scià era un alleato fedele degli U$A e poi si è visto cosa è successo e cos'è l'Iran ora.

    Lo stesso potrebbe succedere col "fedele" cagnolone Turchia, ora base NATO U$A.

    Se la Lega Nord PADANIA vuol fare un bel lavoro politico in questo momento deve :

    1)Sostenere che è impossibile il dialogo con l'Islam ed è impossibile l'integrazione dei musulmani in Europa in funzione antisinistra e antifascista,vista la propensione delle estreme destre ad allearsi con l'islam.

    2)Approfittarne per dare un bel giro di vite antiimmigrazione in italia,dicasi proporre numerosi "rimpatri umanitari",e non solo di muslim.

    3)approfittarne per chiedere a Berluskan di non fare entrare la Turchia in Europa dicendo che potrebbe divenire uno stato integralista da un momento all'altro

    4)Sostenere che le tre religioni monoteiste non vanno comunque confuse fra loro e che occorre tutelare i luoghi santi cristiani e le minoranze cristiane di Gerusalemme e dintorni.

    5)A quel punto dire che è pericoloso portarsi la grana Israele-ebraica in Europa e che è sufficiente lasciarlo lì dov'è ben separato e isolato.

  6. #6
    Totila
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    Citazione Originariamente Scritto da Jenainsubrica
    Queste rivoluzioni integraliste dalla Palestina all'Iran mostrano un'altra cosa.
    Che stabilire un'alleanza con quei paesi è impossibile.

    Già la Persia dello scià era un alleato fedele degli U$A e poi si è visto cosa è successo e cos'è l'Iran ora.

    Lo stesso potrebbe succedere col "fedele" cagnolone Turchia, ora base NATO U$A.

    Se la Lega Nord PADANIA vuol fare un bel lavoro politico in questo momento deve :

    1)Sostenere che è impossibile il dialogo con l'Islam ed è impossibile l'integrazione dei musulmani in Europa in funzione antisinistra e antifascista,vista la propensione delle estreme destre ad allearsi con l'islam.

    2)Approfittarne per dare un bel giro di vite antiimmigrazione in italia,dicasi proporre numerosi "rimpatri umanitari",e non solo di muslim.

    3)approfittarne per chiedere a Berluskan di non fare entrare la Turchia in Europa dicendo che potrebbe divenire uno stato integralista da un momento all'altro

    4)Sostenere che le tre religioni monoteiste non vanno comunque confuse fra loro e che occorre tutelare i luoghi santi cristiani e le minoranze cristiane di Gerusalemme e dintorni.

    5)A quel punto dire che è pericoloso portarsi la grana Israele-ebraica in Europa e che è sufficiente lasciarlo lì dov'è ben separato e isolato.
    Quoto, Jena.
    Solo una cosa: a Berluskan sbatterei sui denti l'assoluta contrarietà dell'entrata della Turchia in Europa e gli intimerei di non parlarne più.
    Cmq, io sono ancora in attesa di quelle che saranno le linee di politica estera del CD per le prossime elezioni.
    Già ci dobbiamo ciucciare il filo-americanismo. Ma se questi si mettono in testa di far entrare Turchia e Visitors, si scordino il mio voto.

  7. #7
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    Sai però a dire il vero c'è una cosa che noi Padani non abbiamo mai imparato dagli Ebrei :

    non abbiamo mai craeto una Anti Defamation League Padana contro chi ci insulta e discrimina.

 

 

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