Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Un manifesto politico di personalità dell'area liberaldemocratica

    La cultura liberale e democratica deve far sentire la sua voce. Non può tacere di fronte all’usurpazione continua del suo nome e dei suoi valori che viene condotta dalla destra italiana. La democrazia liberale è limitazione del potere, certezza del diritto, centralità del conflitto regolato, rispetto delle regole del gioco, pluralità delle fonti d’informazione, poliarchia economica, laicità. Rifiuta ogni pur larvata rivalutazione del passato totalitario e antieuropeo o di quello premoderno e antirisorgimentale della nostra storia.



    Lo scontro elettorale vedrà, da una parte, un centrosinistra inevitabilmente eterogeneo, che a nostro avviso ha un bisogno vitale di rinnovarsi nell’incontro con il liberalismo progressista in tutte le forme che ha assunto nell’ultimo secolo; e, dall’altra, una destra populista, che in regime di monopolio dell’informazione ha governato nel prevalente interesse personale del capo e dei suoi sodali, stravolgendo il governo delle leggi e ogni regola del gioco democratico, deformando a proprio vantaggio le norme stesse del patto costituzionale, mettendo in causa i valori etico-politici fondamentali su cui la Repubblica venne rifondata dopo la catastrofe fascista, costruendo per le giovani generazioni un futuro di degrado civile, di dequalificazione e di precarietà. Il risultato è la disfatta morale, sociale ed economica, un paese in declino e screditato all’estero.



    Vogliamo sottolineare in questa sede quattro priorità per il governo dell’Unione.



    1. Investire sull’Europa. Chiediamo innanzitutto di rimettere al centro dell’agenda politica l’impegno per la costruzione di quella “unione sempre più stretta” che i padri fondatori dell’Europa vollero iscrivere nel preambolo al Trattato di Roma. L’Italia si è rivelata sempre decisiva per far avanzare il processo di integrazione e per mantenere aperta la prospettiva federalista. Questa spinta è venuta meno proprio ora che la sopravvivenza politica dell’Europa nel mondo globalizzato è legata alla sua capacità di parlare sulla scena internazionale con una voce unitaria, forte di una legittimazione democratica diretta. Occorre rispondere colpo su colpo alla demagogia antieuropea e non arrendersi alla prospettiva di un’Europa senza ambizioni. Anche sul piano interno, è prioritario adeguare il paese agli standard europei soprattutto nel campo dell’istruzione, dei servizi, delle infrastrutture.



    2. Rifondare le regole. Per scongiurare sia una permanente palude centrista sia la riproposizione della caricatura di democrazia recitata dai protagonisti degli ultimi dieci anni, chiediamo che sia costruito un sistema maggioritario e dell’alternanza vero e compiuto: va rafforzata la rigidità della Costituzione e delle leggi elettorali, elevati i quorum previsti per l’elezione di tutti gli organi di garanzia, introdotto uno statuto dei diritti dell’opposizione, valorizzata la funzione di controllo del Parlamento. Chiediamo che nei primi sei mesi si ripulisca la legislazione dalle più vergognose intromissioni di interessi particolari. Chiediamo l’adozione di regole certe e trasparenti in materia di ordinamento giudiziario e di autorità indipendenti. Chiediamo di porre fine all’asservimento della pubblica amministrazione ai voleri e ai desideri della politica. Chiediamo la costruzione di un tessuto di regole di democrazia economica su funzionamento e trasparenza dei mercati e diritto societario. Chiediamo l’impegno prioritario per l’introduzione di una rigida disciplina antimonopolistica, soprattutto nel campo dell’informazione e contro i conflitti d’interesse. Chiediamo di farla finita con una giustizia basata su prescrizioni e amnistie; con un’economia pubblica basata su condoni, leggi prive di copertura e “finanza creativa”. Chiediamo all’Unione di darsi codici di autoregolamentazione in fatto di etica pubblica e di rapporti tra politica ed economia più esigenti di quelli derivanti dal mero rispetto della legge penale come premessa a un’azione di governo improntata a sobrietà nello svolgimento delle funzioni pubbliche.



    3. Attivare la mobilità sociale. L’Italia di questi anni è divenuta il paese dell’Unione europea socialmente più statico e incapace di esprimere ed utilizzare le proprie energie potenziali. Settori sempre più ampi di giovani, donne, immigrati, anziani, e la popolazione di intere aree del Mezzogiorno, rischiano di rimanere esclusi o di venire espulsi dal mondo del lavoro e quindi dalla pienezza dei diritti di cittadinanza. Una politica liberale della flessibilità deve essere uno strumento della mobilità sociale, capace di moltiplicare le occasioni e garantire a ciascuno uguaglianza di opportunità e di punti di partenza, anziché divenire l’anticamera del precariato nel lavoro e della marginalizzazione nella società. Deve favorire il riconoscimento dei talenti e dei meriti, il libero espandersi delle potenzialità e della creatività di ogni individuo, l’accesso all’istruzione e alla conoscenza come strumento principale di progresso economico, sociale, civile. Una politica liberale dello sviluppo deve proporsi prioritariamente la lotta contro la criminalità organizzata che impedisce in ampie aree del paese il libero dispiegarsi delle energie economiche, e l’abbattimento delle barriere neoprotezionistiche e neocorporative nel mondo delle imprese e delle professioni.



    4. Ricostruire la laicità. Chiediamo un impegno solenne e iniziative concrete volte a instaurare piena libertà di opinione, religiosa, di scienza e di coscienza. In regime di separazione tutte le istituzioni pubbliche devono essere neutrali, garantire pari dignità ad ogni convinzione in materia di fede, sopprimere ogni privilegio. Devono tutelare, contro ogni tentazione oscurantista, la libertà della ricerca scientifica, primo motore dello sviluppo. Chiediamo l’abolizione di tutti i divieti e di tutte le discriminazioni giuridiche contro identità, comportamenti o stili di vita basati su pregiudiziali di carattere religioso. In una società sempre più secolarizzata e multireligiosa una politica di integrazione fondata sulla laicità (oltre che ovviamente su adeguate politiche sociali) è la sola garanzia contro la minaccia di trasformare il paese in un assemblaggio di comunità fondamentaliste e settarie, ostili fra loro e unite soltanto nella pretesa di limitare le libertà. Il rafforzamento dell’istruzione pubblica e laica (e l’introduzione reale dell’educazione civica nelle scuole) deve avere come primo obiettivo la formazione alla cittadinanza democratica degli italiani, oggi drammaticamente assente.



    Noi, tuttavia, siamo consapevoli che, dopo mezzo secolo di faticoso e a tratti incerto apprendistato della democrazia e un decennio di imbarbarimento, un’efficace politica riformatrice non richiede soltanto un buon programma di governo, ma che si ponga anche mano a una ricostruzione civile del paese, alla creazione di nuove classi dirigenti, a un nuovo inizio che abbia come punto di partenza la riscoperta del valore della libertà.



    FIRMATARI

    1. Mauro Barberis, prof. ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Trieste.

    2. Ernesto Bettinelli, prof. ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Pavia.

    3. Paolo Bonetti, docente di bioetica nell’Università di Urbino.

    4. Giuseppe Bozzi, prof. ordinario di Diritto civile nell’Università Luiss

    5. Antonio Caputo, avvocato

    6. Vittorio Colantuoni, prof. ordinario di Biologia Molecolare, Università del Sannio.

    7. Gilberto Corbellini, prof. ordinario di Storia della medicina nell’Università di Roma.

    8. Girolamo De Liguori, storia della filosofia moderna.

    9. Giulio Ercolessi, direzione de “Gli Stati Uniti d’Europa”.

    10. Daniele Garrone, prof. ordinario di Antico Testamento nella Facoltà valdese di teologia di Roma.

    11. Riccardo Faucci, prof. ordinario di Storia del pensiero economico nell’Università di Pisa.

    12. Giovanni Ferrara, docente di storia antica e pubblicista.

    13. Vincenzo Ferrari, prof. ordinario di Sociologia del diritto nell’Università di Milano.

    14. Anna Elisabetta Galeotti, prof. ordinario di Filosofia politica nell’Università Piemonte Or. e Senior Faculty Fellow nell’Univ. di Harvard.

    15. Fulvio Gianaria, avvocato.

    16. Giulio Giorello, prof. ordinario di Filosofia della scienza nell’Università di Milano.

    17. Piero Ignazi, prof. ordinario di Politica comparata nell’Università di Bologna.

    18. Natalino Irti, prof. ordinario di Diritto civile nell’Università di Roma La Sapienza.

    19. Sergio Lariccia, prof. di diritto amministrativo nell’università di Roma.

    20. Massimo La Torre, prof. ordinario di Filosofia del Diritto nell’Università di Catanzaro.

    21. Rosetta Loy, scrittrice.

    22. Giunio Luzzatto, prof. ordinario nella Facoltà di Scienze dell'Università di Genova.

    23. Claudio Magris, scrittore

    24. Enzo Marzo, Presidente della Fondazione “Critica liberale”.

    25. Italo Mereu, storico del diritto.

    26. Federico Orlando, condirettore di “Europa”.

    27. Claudio Pavone, già prof. associato di Storia contemporanea nell’Università di Pisa.

    28. Alessandro Pizzorusso, prof. ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Pisa

    29. Valerio Pocar, prof. ordinario di Sociologia del diritto nell’Università di Milano Bicocca

    30. Beatrice Rangoni Machiavelli, v. Presidente e Patron dell’Internazionale liberale.

    31. Paolo Ridola, prof. ordinario nell'Università di Roma "La Sapienza";

    32. Anna Rossi Doria, docente di Storia contemporanea nell’Università Roma 2.

    33. Gennaro Sasso, prof. emerito nell’Università di Roma "La Sapienza".

    34. Franco Sbarberi, prof. ordinario di Filosofia politica nell’Università di Sassari.

    35. Paolo Scapparone, prof. ordinario di economia politica nell’Università di Pisa.

    36. Antonio Alberto Semi, membro della Società psicoanalitica Italiana.

    37. Nadia Urbinati, docente di Teoria politica nel Department of Political Science, Columbia University, New York.

    38. Mino Vianello, prof. ordinario di sociologia economica nell’Università di Roma.

    39. Carlo Augusto Viano, prof. ordinario di Storia della filosofia nell’Università di Torino.

    40. Gianfranco Viesti, prof. straordinario di Economia Applicata nell’Università di Bari

    41. Gustavo Zagrebelski, prof. ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino.

    42. Tullia Zevi, già Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

  2. #2
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    Il secondo punto mi lascia oltremodo perplesso...per il resto è un ottima iniziativa.
    Comunque noto che siamo tutti iscritti a "radiolondra"

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Giuseppe Gizzi
    .... La democrazia liberale è limitazione del potere, certezza del diritto, centralità del conflitto regolato, rispetto delle regole del gioco, pluralità delle fonti d’informazione, poliarchia economica, laicità ...
    ... tutte cose assolutamente impossibili a realizzarsi con una coalizione governativa che va dai filo-terroristi palestinesi sino agli ultimi "convertiti" sulla via di Damasco ... per la riconferma della propria poltrona ... passando per una massa di comunisti, ex-comunisti, proto-comunisti .... filocomunisti ... catto-comunisti ... ed aspiranti tali ....

    http://www.nuvolarossa.org/

  4. #4
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    o, ma non l'hanno proprio visto il funerale di Mussolini
    saluti
    echiesa

  5. #5
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    Giuseppe Gizzi mi ha anticipato.

    C'è da chiedersi come mai di queste personalità, alcune molto conosciute, NESSUNA faccia capo al nostro partito.

  6. #6
    laico progressista
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    Sulla prima parte del secondo punto si concentrano anche le mie riserve. Sul resto, piena sintonia. Con i liberali occorre costruire un progetto politico comune.

  7. #7
    Obama for president
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    Predefinito le quattro priorità del liberalismo di sinistra

    a Fondazione Critica liberale ha promosso questo “manifesto”, che, annunciato il giorno prima, è stato pubblicato in parte da “Repubblica” sabato 4 febbraio 2006. Questo è il testo integrale. Invitiamo a diffonderlo su tutti i blog, siti e mailing list, e a dare la propria adesione, indirizzandola a info@criticaliberale.it oppure al fax 06.6796011.

    La cultura liberale e democratica deve far sentire la sua voce. Non può tacere di fronte all’usurpazione continua del suo nome e dei suoi valori che viene condotta dalla destra italiana. La democrazia liberale è limitazione del potere, certezza del diritto, centralità del conflitto regolato, rispetto delle regole del gioco, pluralità delle fonti d’informazione, poliarchia economica, laicità. Rifiuta ogni pur larvata rivalutazione del passato totalitario e antieuropeo o di quello premoderno e antirisorgimentale della nostra storia.

    Lo scontro elettorale vedrà, da una parte, un centrosinistra inevitabilmente eterogeneo, che a nostro avviso ha un bisogno vitale di rinnovarsi nell’incontro con il liberalismo progressista in tutte le forme che ha assunto nell’ultimo secolo; e, dall’altra, una destra populista, che in regime di monopolio dell’informazione ha governato nel prevalente interesse personale del capo e dei suoi sodali, stravolgendo il governo delle leggi e ogni regola del gioco democratico, deformando a proprio vantaggio le norme stesse del patto costituzionale, mettendo in causa i valori etico-politici fondamentali su cui la Repubblica venne rifondata dopo la catastrofe fascista, costruendo per le giovani generazioni un futuro di degrado civile, di dequalificazione e di precarietà. Il risultato è la disfatta morale, sociale ed economica, un paese in declino e screditato all’estero.

    Vogliamo sottolineare in questa sede quattro priorità per il governo dell’Unione.

    1.Investire sull’Europa. Chiediamo innanzitutto di rimettere al centro dell’agenda politica l’impegno per la costruzione di quella “unione sempre più stretta” che i padri fondatori dell’Europa vollero iscrivere nel preambolo al Trattato di Roma. L’Italia si è rivelata sempre decisiva per far avanzare il processo di integrazione e per mantenere aperta la prospettiva federalista. Questa spinta è venuta meno proprio ora che la sopravvivenza politica dell’Europa nel mondo globalizzato è legata alla sua capacità di parlare sulla scena internazionale con una voce unitaria, forte di una legittimazione democratica diretta. Occorre rispondere colpo su colpo alla demagogia antieuropea e non arrendersi alla prospettiva di un’Europa senza ambizioni. Anche sul piano interno, è prioritario adeguare il paese agli standard europei soprattutto nel campo dell’istruzione, dei servizi, delle infrastrutture.

    2.Rifondare le regole. Per scongiurare sia una permanente palude centrista sia la riproposizione della caricatura di democrazia recitata dai protagonisti degli ultimi dieci anni, chiediamo che sia costruito un sistema maggioritario e dell’alternanza vero e compiuto: va rafforzata la rigidità della Costituzione e delle leggi elettorali, elevati i quorum previsti per l’elezione di tutti gli organi di garanzia, introdotto uno statuto dei diritti dell’opposizione, valorizzata la funzione di controllo del Parlamento. Chiediamo che nei primi sei mesi si ripulisca la legislazione dalle più vergognose intromissioni di interessi particolari. Chiediamo l’adozione di regole certe e trasparenti in materia di ordinamento giudiziario e di autorità indipendenti. Chiediamo di porre fine all’asservimento della pubblica amministrazione ai voleri e ai desideri della politica. Chiediamo la costruzione di un tessuto di regole di democrazia economica su funzionamento e trasparenza dei mercati e diritto societario. Chiediamo l’impegno prioritario per l’introduzione di una rigida disciplina antimonopolistica, soprattutto nel campo dell’informazione e contro i conflitti d’interesse. Chiediamo di farla finita con una giustizia basata su prescrizioni e amnistie; con un’economia pubblica basata su condoni, leggi prive di copertura e “finanza creativa”. Chiediamo all’Unione di darsi codici di autoregolamentazione in fatto di etica pubblica e di rapporti tra politica ed economia più esigenti di quelli derivanti dal mero rispetto della legge penale come premessa a un’azione di governo improntata a sobrietà nello svolgimento delle funzioni pubbliche.

    3. Attivare la mobilità sociale. L’Italia di questi anni è divenuta il paese dell’Unione europea socialmente più statico e incapace di esprimere ed utilizzare le proprie energie potenziali. Settori sempre più ampi di giovani, donne, immigrati, anziani, e la popolazione di intere aree del Mezzogiorno, rischiano di rimanere esclusi o di venire espulsi dal mondo del lavoro e quindi dalla pienezza dei diritti di cittadinanza. Una politica liberale della flessibilità deve essere uno strumento della mobilità sociale, capace di moltiplicare le occasioni e garantire a ciascuno uguaglianza di opportunità e di punti di partenza, anziché divenire l’anticamera del precariato nel lavoro e della marginalizzazione nella società. Deve favorire il riconoscimento dei talenti e dei meriti, il libero espandersi delle potenzialità e della creatività di ogni individuo, l’accesso all’istruzione e alla conoscenza come strumento principale di progresso economico, sociale, civile. Una politica liberale dello sviluppo deve proporsi prioritariamente la lotta contro la criminalità organizzata che impedisce in ampie aree del paese il libero dispiegarsi delle energie economiche, e l’abbattimento delle barriere neoprotezionistiche e neocorporative nel mondo delle imprese e delle professioni.

    4. Ricostruire la laicità. Chiediamo un impegno solenne e iniziative concrete volte a instaurare piena libertà di opinione, religiosa, di scienza e di coscienza. In regime di separazione tutte le istituzioni pubbliche devono essere neutrali, garantire pari dignità ad ogni convinzione in materia di fede, sopprimere ogni privilegio. Devono tutelare, contro ogni tentazione oscurantista, la libertà della ricerca scientifica, primo motore dello sviluppo. Chiediamo l’abolizione di tutti i divieti e di tutte le discriminazioni giuridiche contro identità, comportamenti o stili di vita basati su pregiudiziali di carattere religioso. In una società sempre più secolarizzata e multireligiosa una politica di integrazione fondata sulla laicità (oltre che ovviamente su adeguate politiche sociali) è la sola garanzia contro la minaccia di trasformare il paese in un assemblaggio di comunità fondamentaliste e settarie, ostili fra loro e unite soltanto nella pretesa di limitare le libertà. Il rafforzamento dell’istruzione pubblica e laica (e l’introduzione reale dell’educazione civica nelle scuole) deve avere come primo obiettivo la formazione alla cittadinanza democratica degli italiani, oggi drammaticamente assente.

    Noi, tuttavia, siamo consapevoli che, dopo mezzo secolo di faticoso e a tratti incerto apprendistato della democrazia e un decennio di imbarbarimento, un’efficace politica riformatrice non richiede soltanto un buon programma di governo, ma che si ponga anche mano a una ricostruzione civile del paese, alla creazione di nuove classi dirigenti, a un nuovo inizio che abbia come punto di partenza la riscoperta del valore della libertà.

    FIRMATARI
    1.Mauro Barberis, prof. ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Trieste.
    2.Ernesto Bettinelli, prof. ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Pavia.
    3.Paolo Bonetti, docente di bioetica nell’Università di Urbino.
    4.Giuseppe Bozzi, prof. ordinario di Diritto civile nell’Università Luiss
    5.Antonio Caputo, avvocato
    6.Vittorio Colantuoni, prof. ordinario di Biologia Molecolare, Università del Sannio.
    7.Gilberto Corbellini, prof. ordinario di Storia della medicina nell’Università di Roma.
    8.Girolamo De Liguori, storia della filosofia moderna.
    9.Giulio Ercolessi, direzione de “Gli Stati Uniti d’Europa”.
    10.Daniele Garrone, prof. ordinario di Antico Testamento nella Facoltà valdese di teologia di Roma.
    11.Riccardo Faucci, prof. ordinario di Storia del pensiero economico nell’Università di Pisa.
    12.Giovanni Ferrara, docente di storia antica e pubblicista.
    13.Vincenzo Ferrari, prof. ordinario di Sociologia del diritto nell’Università di Milano.
    14.Anna Elisabetta Galeotti, prof. ordinario di Filosofia politica nell’Università Piemonte Or. e Senior Faculty Fellow nell’Univ. di Harvard.
    15.Fulvio Gianaria, avvocato.
    16.Giulio Giorello, prof. ordinario di Filosofia della scienza nell’Università di Milano.
    17.Piero Ignazi, prof. ordinario di Politica comparata nell’Università di Bologna.
    18.Natalino Irti, prof. ordinario di Diritto civile nell’Università di Roma La Sapienza.
    19.Sergio Lariccia, prof di diritto amministrativo nell’università di Roma.
    20.Massimo La Torre, prof. ordinario di Filosofia del Diritto nell’Università di Catanzaro.
    21.Rosetta Loy, scrittrice.
    22.Giunio Luzzatto, prof. ordinario nella Facoltà di Scienze dell'Università di Genova.
    23.Claudio Magris, scrittore
    24.Enzo Marzo, presidente della Fondazione “Critica liberale”.
    25.Italo Mereu, storico del diritto.
    26.Federico Orlando, condirettore di “Europa”.
    27.Claudio Pavone, già prof. associato di Storia contemporanea nell’Università di Pisa.
    28.Alessandro Pizzorusso, prof. ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Pisa
    29.Valerio Pocar, prof. ordinario di Sociologia del diritto nell’Università di Milano Bicocca
    30.Beatrice Rangoni Machiavelli, v. Presidente e Patron dell’Internazionale liberale.
    31.Paolo Ridola, prof. ordinario nell'Università di Roma "La Sapienza";
    32.Anna Rossi Doria, docente di Storia contemporanea nell’Università Roma 2.
    33.Gennaro Sasso, prof. emerito nell’Università di Roma "La Sapienza".
    34.Franco Sbarberi, prof. ordinario di Filosofia politica nell’Università di Sassari.
    35.Paolo Scapparone, prof. ordinario di economia politica nell’Università di Pisa.
    36.Antonio Alberto Semi, membro della Società psicoanalitica Italiana.
    37.Nadia Urbinati, docente di Teoria politica nel Department of Political Science, Columbia University, New York.
    38.Mino Vianello, prof. ordinario di sociologia economica nell’Università di Roma.
    39.Carlo Augusto Viano, prof. ordinario di Storia della filosofia nell’Università di Torino.
    40.Gianfranco Viesti, prof. straordinario di Economia Applicata nell’Università di Bari
    41.Gustavo Zagrebelski, prof. ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino.
    42.Tullia Zevi, già presidente dell’Unione

  8. #8
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    bravo Benfy ,
    hai fatto molto bene a richiamare la nostra attenzione su questo documento che avevo visto in fretta, mi era piaciuto , ma non ne avevo colto tutta la profondità e condivisibilità ( si dice condivisibilità ?, comunque ci siamo capiti)

    Sottolineo solo il passaggio del punto 1

    L’Italia si è rivelata sempre decisiva per far avanzare il processo di integrazione e per mantenere aperta la prospettiva federalista. Questa spinta è venuta meno proprio ora che la sopravvivenza politica dell’Europa nel mondo globalizzato è legata alla sua capacità di parlare sulla scena internazionale con una voce unitaria, forte di una legittimazione democratica diretta

    ricordiamoci tutti che questa spinta è venuta meno quando berlusca ha avuto la brillante idea di infamare la "vecchia europa" e affiancarsi alla "nuova europa" il cui concetto è ora giustamente finito nell' immondezzaio della storia.
    E c' erano anche dei liberal a sinistra ( i vari Debenedetti, Tempestini....) che su questo se proprio non davano ragione a Berlusconi....
    Ma intellettuali liberali firmatari del documento sembrano proprio di altra tempra , per fortuna

  9. #9
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    Predefinito

    Non si può riunificare con l'altra discussione?

  10. #10
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    Predefinito Dal sito "www.repubblicanidemocratici.it""

    Nuova Leadership per i liberali inglesi
    di Giuseppe Gizzi



    Dopo le recenti dimissioni del leader Charles Kennedy per problemi legati all’alcolismo, si apre una fase delicata nella scelta della leadership e della linea politica per la maggiore forza liberale del Vecchio Continente. Rimpiazzare un politico come Kennedy non sarà facile per gli oltre 70.000 iscritti al Partito. Infatti, sotto la leadership del leader scozzese, alle elezioni del maggio 2005, i liberaldemocratici hanno raggiunto il migliore risultato della loro storia dal 1921 (dai tempi di Lloyd George) conquistando il 22,3% dei voti con 62 seggi parlamentari. E soprattutto si sono radicati, strappando dei seggi, sia ai laburisti che ai conservatori, nell’intera Gran Bretagna, prendendo seggi anche nelle zone centrali del paese, rafforzandosi nell’area di Londra, e migliorando i risultati nelle tradizionali roccaforti della Cornovaglia e della Scozia.

    Si fronteggiano, non solamente per la leadership, ma anche per le diverse visioni politiche personali 3 candidati: Menzies Campbell, sostenuto dall’ex-leader Paddy Ashdown che propugna una politica non dissimile da quella vincente di Kennedy, di centro-sinistra radicale: contraria alla guerra in Iraq, fortemente europeista e attenta ai problemi della sicurezza e dei bisogni sociali; Simon Hughes attuale presidente del Partito, anch’egli su posizioni socialdemocratiche e il quarantunenne Marc Oaten che sembra abbia il sostegno dello stesso Kennedy, che a differenza degli altri due contendenti propone una più accentuata politica liberale per il partito, presidiando dagli attacchi dei nuovi conservatori del nuovo leader Cameron, il centro dello schieramento politico britannico, per “rivitalizzare le idee liberali nel XXI secolo”.

    La scelta interna del Partito liberaldemocratico avrà senz’altro dei riflessi sull’intera area liberaldemocratica europea. Ricordiamo infatti che l’ELDR conta sulla presenza di ben 12 europarlamentari ed è proprio presieduto da un esponente di questo partito: Graham Watson.

    Purtroppo questa vicenda coinvolge poco o per niente l’Italia. In essa, infatti, l’area liberaldemocratica, di cui noi Repubblicani Democratici facciamo parte a pieno titolo, è divisa, debole elettoralmente e frastagliata tra i due schieramenti.

    Eppure, è proprio di una risposta liberaldemocratica, di uno shock liberale, che avrebbe bisogno il nostro paese in questa difficile fase storica. A partire da temi cruciali come la ricerca scientifica, la liberalizzazione degli ordini professionali, la fine di alcuni monopoli come quello del trasporto ferroviario, il puntuale funzionamento di organismi di controllo come l’Antitrust.

    In conclusione, condividiamo pertanto l’analisi del maggiore esponente dell’area liberaldemocratica italiana, Mario Monti, quando invoca una decisa politica strutturale delle liberalizzazioni e della concorrenza per il nostro paese. Secondo l’ex-commissario europeo, una politica siffatta finirebbe per aiutare anche i ceti più deboli poiché tutelerebbe gli interessi dei consumatori verso le imprese; delle imprese piccole verso le grandi e delle regioni povere verso le ricche.



    Giuseppe Gizzi

 

 

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